GROVIGLIO NORMATIVO

Bussi, il legislatore smemorato, il commissario “abusivo” e la bonifica «entro il 2011»

La “controstoria” raccontata con fatti e carte: le istituzioni pasticciano e non fanno rispettare le leggi

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Bussi, un emendamento cancella l’incarico a vita del commissario Goio

Goio, Chiodi, Lagatta



ABRUZZO. Le istituzioni dello Stato italiano hanno davvero fatto tutto per arginare, mitigare, risolvere il problema dell’inquinamento di Bussi?

Le istituzioni dello Stato italiano almeno hanno rispettato e fatto rispettare tutte le leggi (che lo stesso Stato si è dato)?

Alla fine di tutto sono queste le domande semplici a cui le istituzioni dovrebbero rispondere ma siamo certi che non lo faranno mai, perchè la politica che tutto governa dovrebbe fare un enorme mea culpa  e nella storia non è mai accaduto.

Allora proviamo noi a fornire qualche elemento per facilitare comprensione e riflessioni.



10 ANNI NESSUNA BONIFICA

Intanto il primo fatto utile da ricordare è: in 10 anni nessuna bonifica nonostante veleni e pericoli. E non ci siamo andati nemmeno vicino visto che, pure se si riuscisse a far partire i lavori messi a bando un paio di anni fa, si tratterebbe soltanto di una piccolissima area rispetto all’intero Sin. Del resto ormai è chiaro che più che una gara si tratta di un pasticcio a cui è impossibile rimediare utilizzando soluzioni ‘decenti’.



OBIETTIVO: DIMENTICARE MONTEDISON

Se si considera poi che le discariche di Bussi erano in parte persino autorizzate dalle istituzioni locali (a buttarvici inerti e non veleni) e se ne è riuscita a perdere memoria per un paio di decenni, non partiamo di certo bene.


10 ANNI DI EMERGENZA PER NON FARE QUASI NULLA

Il secondo fatto: dieci anni di commissariamento e “stato di emergenza” non sono serviti a nulla se non a spendere una cifra che si sconosce (forse 7 mln di euro) da parte dell’ex commissario Adriano Goio a fronte di nessun risultato evidente e utile alla collettività. Molte opere realizzate (palancolatura, ad esempio) ricevettero anche parere negativo persino da alcuni tecnici della Regione.

Eppure l’obiettivo del commissario voluto da Berlusconi era il «disinquinamento del fiume Aterno»  (nel 2006) al quale si è affiancato quello della bonifica delle discariche scoperte nel 2007.


Già perchè fin da subito il commissariamento partì con ragioni oscure e misteriose sulle quali fondare poteri straordinari e derogatori rispetto alle regole di evidenza pubblica. Noi c’eravamo e ricordiamo queste osservazioni di alcuni ambientalisti.

Nel 2006 nessuno parlava di inquinamento del fiume Pescara, di veleni, di discariche abusive, di Montedison. Si scoprirà solo dopo che gli enti pubblici già sapevano dal 2004 di veleni in zona Bussi e non dissero nulla ai cittadini (altro eclatante esempio di omertà istituzionale) e le discariche sarebbero state riscoperte solo nel 2007...

Ebbene con un commissario decennale nulla è stato fatto, nessuna bonifica e si è scoperto che i veleni lì sotto continuano ad inquinare anche di più (forse stanno sprofondando verso le falde sotterranee).



GESTIONE OPACA E NESSUN CONTROLLO

Terzo fatto: tutta la gestione è stata opaca e per nulla trasparente ma nessuna istituzione dello Stato lo ha mai rilevato.

Come è stato possibile? C’era una volontà precisa di non vedere? Come è stato possibile non sanzionare un commissario immobile per un decennio? E parliamo di situazinoi eccezionali di”emergenza”... A chi faceva comodo l’inerzia?

Si è dovuto attendere il 2016 per sentir dire informalmente dalla dirigente ministeriale, Laura D’Aprile, che c’è stata «confusione totale nella gestione e nelle carte del commissario»  “eterno” Goio.

D’Aprile arriva tardi di molti anni tanto che nè il suo ministero, nè la Protezione civile, nè la Presidenza del Consiglio si sono mai accorti di nulla mentre un piccolo giornale di provincia lo denuncia da moltissimi anni….

Sta di fatto che quella confusione delle carte è tra le cause principali della mancata giustizia per l’Abruzzo: la bonifica.

Una gestione inconcludente per dieci anni ma non abbastanza per ingaggiare una trentina  di ditte (anche dell’orbita di Mafia capitale) che a rotazione hanno ricevuto numerosi incarichi in nome di una urgenza buona solo a drenare denaro pubblico.


L’OBBLIGO DELLA BONIFICA

Un altro fatto inconfutabile è la confusione normativa che a tratti ha comportato deviazioni di percorso e finalità, interventi che fanno presupporre diverse spinte endogene, magari pressioni politiche del tutto lecite che però hanno contribuito a creare confusione e a rallentare ulteriormente la risoluzione dei problemi di Bussi

Nel 2006 Goio viene nominato per risolvere l’emergenza e disinquinare il fiume Aterno, nel 2007 dopo le discariche a risolvere e bonificare anche questa emergenza. Obblighi precisi, obblighi disattesi.

Le discariche scoperte sono tante: la famosa Tremonti, la 2A, la 2 B, ancora un’altra vicino la 2A.

Con il decreto 32 del 2008 Goio decise di avviare 7 sondaggi piezometrici di monitoraggio della falda a valle del sito industriale di Bussi accollandosi le spese.

Intorno al 2010 l’inerzia inizia a pesare, nella periferia dell’impero (l’Abruzzo) qualcosa ogni tanto si muove e qualcuno protesta, così i parlamentari locali si danno da fare per far pressioni sul governo.



BONIFICA... CIOE’ LA REINDUSTRIALIZZAZIONE

Nasce il decreto legge del 29 dicembre 2010 convertito in legge il 26 febbraio 2011 che stabilisce tra le altre cose che il commissario provvede «entro il 30 giugno  2011 ad avviare la bonifica del Sito di Interesse di Bussi», poi si specifica meglio: «le opere e gli interventi di bonifica e messa in sicurezza dovranno essere prioritariamente attuati sulle aree industriali dismesse e siti limitrofi al fine di consentirne la reindustrializzazione».

Difficile non ritrovare in questa prima vera sterzata la mano di quei politici che da sempre pubblicamente mettono al primo posto la reindustrializzazione prima della bonifica (sperando che non replichi quel sistema consolidato nel passato: lavoro in cambio di voti e veleni).

Qui una legge dello Stato (governo Berlusconi in dissolvimento verso l’era Monti) accennando ad una ‘bonifica’ in realtà stabilisce che si debba intervenire in quelle aree (gli ex siti industriali) per avviare nuove imprese. Quella emergenza così importante descritta nei decreti di nomina del 2007 e gli obiettivi chiari di bonificare le discariche passano in secondo piano…


Il punto è che proprio quei decreti che stabilivano l’obiettivo della bonifica delle discariche e la ragione di esistere di un commissario con poteri speciali non è mai stata modificata ma stata semplicemente ‘flessa’ a beneficio delle nuove spinte politiche del territorio che voleva i nuovi insediamenti industriali.

In quel periodo si nitrecciavano già molti poteri e nomi importanti e tutti incrociavano Bussi per un motivo o un altro, Da Enrico Bondi al ministro del governo Monti, Paola Severino, prima e dopo avvocato di Montedison, intrecci ricostruiti bene da Report.


Sta di fatto che nulla accade nonostante il termine perentorio del 2011. Qualcuno si fa domande ma nessuno intima spiegazioni a Goio, nessuno chiede se per caso i nuovi obiettivi del commissario con poteri speciali sono o meno legittimi, e il Governo non fornisce risposte utili.

NIente di niente e nel tranquillo Abruzzo come sempre si preferisce la propaganda alternata al silenzio.


IL COMMISSARIO “ABUSIVO”

Si è sempre pensato che Goio sia stato commissario fino alla sua morte avvenuta nel 2016.

E’ falso.

Nel 2012 succedono ancora cose importanti; una di queste è una legge che stabilisce la fine di tutte le infinite emergenze italiane e dei tanti commissari pagati lautamente per fare di solito poco o  nulla.

E’ una mannaia per Goio che deve cessare i suoi ciclici soggiorni abruzzesi e non è possibile rinnovare la carica per più di 90 giorni.

Il Governo Monti stabilisce che Goio cesserà le sue funzioni da commissario il 31 dicembre 2012. E così è stato ma nessuno se n’è accorto o meglio in Abruzzo nessuno lo ha detto chiaramente: finita l’emergenza, decaduto il commissario.

Una barzelletta anche perchè non ci sono prove della fine della emergenza sta di fatto che la legge stabiliva che bisognava individuare l’amministrazione competente al subentro e nell’ambito di questa individuare il funzionario responsabile per il passaggio di consegne.


Il fatto è che c’è un vero e proprio vuoto dal 1 gennaio 2013 fino al 30 settembre dello stesso anno quando alla Protezione civile qualcuno si accorge che bisogna nominare un soggetto che si accolli il bubbone di Bussi.

Tra i primi atti che firma il nuovo capo, Franco Gabrielli, c’è quello di individuare la Regione Abruzzo come ente competente in via ordinaria a coordinare gli interventi, conseguenti alla fine del commissariamento.


Qui succede un’altra cosa molto strana perchè Gabrielli invece di nominare un funzionario della Regione Abruzzo per il prosieguo delle opere avviate (?) nomina «il già commissario architetto Goio».  



ARRIVA L’ARCHITETTO

In pratica l’inadempiente commissario Goio cede carte, soldi e poteri “all’architetto Goio” non più commissario, ma persona fisica e privato cittadino (peraltro fuori dalla pubblica amministrazione)  non più con poteri speciali in virtù della cessazione dell’emergenza il 31 dicembre 2014. E’ lui che deve prendere in carico il capitolo di spesa 3911 e «favorire» il passaggio alla Regione.


Sottigliezze troppo ‘sofisticate’ per i più ma non per il sempre attento e competente presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che in una lettera del 4 agosto 2014, indirizzata al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gianluca Galletti scriveva che : «sullo stesso sito di Bussi sono in atto iniziative sovrapposte iterate anche dall’ex Commissario Delegato per l’emergenza socio-economica-ambientale per l’asta fluviale del fiume Aterno, che oggi – in assenza del rinnovo della dichiarazione di emergenza – risulta nominato, con decreto della Protezione Civile, commissario per il trasferimento degli atti e delle attività commissariali alla Regione per il ripristino del regime ordinario».

Tecnicamente Goio non è più commissario ma figura di trapasso tra se stesso e l’amministrazione competente (la Regione) e siccome la cosa non funziona D’Alfonso scrive e si lamenta della eccessiva autonomia dell’architetto che non si coordina con il presidente della Regione.

Peraltro lo stesso presidente appena insediato (siamo ad agosto 2014) pone in evidenza le iniziative estemporanee e autonome circa le diverse aree da bonificare invece di un piano unitario e di insieme di tutto il Sin.

Tra mille problemi e spinte varie, a fine 2015 Goio pubblica la gara per la bonifica delle aree esterne della Solvay, una piccolissima parte dell’intero Sin, gara oggi fortemente a rischio.



LA SVISTA DEL LEGISLATORE

Che l’attività normativa dello Stato sia pasticciata lo testimonia anche la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Art. 1, comma 815), entrata in vigore il 01.01.2016, nella quale venne disposto che «il Commissario delegato Goio  doveva provvedere entro il 30 giugno 2016 ad avviare, sulla base di appositi bandi di gara,  gli interventi  finalizzati  alle  attività  di  bonifica»  (dove bonifica qui sta ancora per ‘reindustrializzazione’).


Il legislatore disattento, sfruttando un suggeritore ancora più distratto, scrive in un provvedimento ufficiale «commissario delegato»  dimenticandosi che egli stesso legislatore aveva disposto la decadenza di ogni emergenza e commissario al 2012…

Ma come è possibile una svista così macroscopica non ravvisata da nessun controllore?  

L’errore tradisce un certo modo di portare avanti la vicenda Bussi che vive alla giornata e degli umori del momento.

L’8 agosto 2016 arriva l’ordinanza di protezione civile 365 nella quale si individua nel dirigente Laura D’Aprile la figura responsabile  delle iniziative finalizzate al subentro del Ministero nelle attività di disinquinamento delle discariche di Bussi.

Si noti come qui  si nomini un funzionario ministeriale e non un privato cittadino come accaduto per Goio ma la stessa ordinanza certifica pure che si deve proseguire con gli «interventi integralmente finanziati», con le  «attività già formalmente approvate» in regime ordinario. Si parla dell’unica cosa avviata: l’appalto che oggi sappiamo non ha… integrale copertura finanziaria.  

Ora, errori a parte, è chiaro che la legge stabilisce la fine dei commissari al 2012 e sempre la legge poi viene forzata per fare in modo che sia sempre Goio a gestire  i soldi sul capitolo 3911 così aggravando la situazione confusionaria iniziata nel 2006.


Gestione rendicontata fino al 2012 in maniera generica, mentre per il periodo successivo non si rinvengono documenti.


Solo a febbraio 2017 il Ministero si accorge che i soldi non ci sono, quegli stessi soldi amministrati dal 2006 da Goio.


Questa confusione di interessi, obiettivi, carte, soggetti, voci ha permesso di fatto una colossale melina istituzionale, una gigantesca omissione delle norme che impongono l’immediata bonifica di aree pericolose specie se queste ancora producono i loro effetti sull’ambiente. Bonifica che dovrebbero pagare i soggetti inquinatori ed i proprietari delle aree.


E mentre lo Stato pasticcia, le procure temporeggiano, Montedison e Solvay ringraziano.


a.b.