PRODUTTIVITA'

D’Alfonso “è” la giunta: stakanovista lui, “sfaticati” gli assessori

Chi propone le delibere che vengono approvate nella giunta regionale? Ecco qualche dato utile per riflettere

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2726

D’Alfonso “è” la giunta: stakanovista lui, “sfaticati” gli assessori

ABRUZZO. Allora è vero che il presidente Luciano D’Alfonso fa tutto lui e gli altri o stanno a guardare o dicono solo sì.

Il dato emerge prepotentemente se, per esempio, ci si prende la briga di andare a spulciare tutte le 294 delibere che sono state approvate dalla giunta regionale d’Abruzzo dal 1° gennaio al 3 maggio 2016, data alla quale sono aggiornate le delibere che continuano ad essere pubblicate on line con inaccettabile e inopportuno ritardo (quando vengono pubblicate).

Tra i vari dettagli utili estrapolati dai documenti pubblici abbiamo voluto analizzare le informazioni relative al proponente e così abbiamo scoperto un dato che dovrebbe far riflettere e magari alimentare letture per capire meglio chi ci governa e come.

Dunque focus sulla capacità produttiva della giunta D’Alfonso che comunque costa agli abruzzesi 12mila euro a cranio più qualche benefit.

Venendo ai numeri su 294 delibere approvate ben 150 sono state proposte dal presidente D'Alfonso (37 al mese), pari al 51%; 65 sono state proposte da Silvio Paolucci (16 al mese), quindi molto meno della metà del Presidente, pari al 22%; 40 delibere proposte da Giovanni Lolli (10 al mese), pari al 13,6%; appena 14 da Donato Di Matteo (4,7% ovvero 3,5 al mese); 11 per Marinella Sclocco (3,7% e 2,7 al mese); 10 delibere (ben due al mese) per Dino Pepe (2,9%), Chiude la classifica l’assessore Andrea Gerosolimo che non è riuscito a portare in giunta nemmeno una delibera al mese fermandosi a 4 per un apporto pari al 1,3%.

Che cosa vogliono dire questi dati ognuno può capirlo da sè.

Sarebbe facile dire che noi (collettività) paghiamo 12 mila euro al mese un assessore per produrre (oltre alle chiacchiere) quattro delibere in cinque mesi, magari saranno delibere che cambieranno la vita degli abruzzesi ma tante rimangono.

Anche gli altri componenti dell’esecutivo da fondo classifica non reggono nemmeno lontanamente il confronto con il super prolifico presidente.

Anche Paolucci -che pure si occupa di materie importanti come la sanità ed il bilancio- ha prodotto 65 delibere che possono sembrare anche tante come dato assoluto ma che diventano davvero poche se rapportate a quelle di D’Alfonso.

E poi c’è appunto il presidente che nonostante la sua frenesia e instancabile attività lavorativa riesce a stare dietro a ben 150 delibere in cinque mesi. Oltre alla “mostruosità” del fenomeno questa cosa potrebbe invogliare ad ulteriori riflessioni.

Una di queste, per esempio, è che davvero D’Alfonso “è” la giunta, cioè che la gran parte del lavoro la fa lui, almeno dal punto di vista della spinta poi è chiaro che dietro ci sono gli uffici ed i tecnici ma questo vale anche per gli assessori.

Significa che i grandi temi, i grandi problemi da risolvere, la trasversalità degli investimenti vengono gestiti quasi esclusivamente direttamente dal presidente che deve avere una grande agenda, una memoria infallibile ed uno stuolo di aiutanti per poter organizzare una mole di lavoro tanto mastodontica. E gli altri al confronto sembrano limitarsi ad un ruolo di contorno relegato al proprio “sì” da dire in giunta.

Qualche polemica nei giorni scorsi si è levata perchè qualcuno ha ricordato che la giunta è un organo collegiale e che la volontà degli atti si forma durante la riunione con la lettura delle carte (non prima e non può essere nè preordinata nè sottoposta a scambi nè tantomeno imposta) e, in quanto organo di una istituzione pubblica, deve seguire regole rigide di formalità e sostanzialità.

Poi però non accade raramente che una delibera venga approvata anche da soli quattro assessori come a far pensare che gli altri siano tutti impegnati a lavorare…

L’idea che emerge è ancora una volta quella di un potere enorme concentrato su una sola persona contornata da colleghi, collaboratori, risponditori, consiglieri che finora non si sono distinti per piglio, carattere o cuor di leone.

Se è vero che un organo è collegiale ci deve pur essere questa collegialità e questa deve essere reale e non supposta; se davvero si vogliono rispettare i principi basilari della Costituzione ci deve essere anche piena democrazia interna vera e non solo apparente o formale, altrimenti si è solo in presenza di una parvenza di totalitarismo travestito da brutta democrazia.

E a proposito di chiacchiere, propaganda e brutta democrazia deve essere fatto a parte un discorso generale sulla trasparenza che continua ad apparire largamente insufficiente e frainteso con l’egocentrismo da social network.

Ogni giorno è possibile constatare la difficoltà profonda per gli uffici della Regione di pubblicare per benino tutte le delibere ed i loro allegati così come prescrive la legge.

Molte delibere continuano a mancare per ragioni ignote e dove ci sono qualche omissis qua e là ne impedisce la piena comprensione. Per esempio vengono pubblicati tutti gli allegati ma proprio tutti quelli che sono utili a chi comanda per fare una bella figura, molto meno quelli che potrebbero dare un pò più di fastidio... per la serie va bene la trasparenza ma solo fino a quando mi conviene.

Del resto chi dovrebbe protestare per questo tipo di “cultura”, politica e non, che presuppone tanti anelli ed altrettanti nasi?