INCHIESTA INCENERITA

Rifiutopoli, tutti assolti: «il reato contestato è sbagliato e le prove insufficienti»

IL DOC INTEGRALE. Ecco le motivazioni che scagionano Venturoni, Di Zio ed il deputato Fabrizio Di Stefano

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Rodolfo Valentino Di Zio

Rodolfo Valentino Di Zio

 

PESCARA. La procura aveva basato gran parte delle proprie accuse sul fatto che i reati contestati ruotassero tutti intorno ad una «società pubblica» e, dunque, Lanfranco Venturoni fosse di fatto un «pubblico ufficiale» al quale poteva contestarsi il reato di corruzione.

Invece, secondo il collegio del tribunale di Pescara (Angelo Zaccagnini, Rossana Villani e Francesco Marino) questo è un presupposto sbagliato che a cascata fa cadere buona parte dell’impianto accusatorio della maxi inchiesta che nel 2010 provocò un terremoto regionale e per la prima volta colpì il monopolista dei rifiuti, Rodolfo Di Zio, a capo della Deco e della holding di famiglia, la Rem, che ha partecipazioni in molte aziende pubbliche di smaltimento rifiuti della regione.

La sentenza pronunciata il 24 novembre 2015 ha per qualche giorno aperto un fugace dibattito sulle maxi inchieste degli scorsi anni della procura di Pescara che sono state tutte neutralizzate dal tribunale dopo aver influito pesantemente sulla vita politica della regione.

La sentenza di totale assoluzione per la parte rimanente della inchiesta “Re Mida”  dovrebbe suscitare ulteriore riflessione per il fatto che invece lo stralcio teramano ha prodotto una sentenza di segno completamente opposto che ha di fatto validato l’impianto della procura Pescarese.

Inoltre non bisogna dimenticare che altri giudici (il gip ed il gup) hanno ritenuto valide le impostazioni della procura e, dunque, applicabili i reati specifici dei pubblici ufficiali persino autorizzando gli arresti.

«ASSOLTI PER NON AVER COMMESSO IL FATTO»

Assolti «per non aver commesso il fatto» è la formula che in primo grado ha liberato l'imprenditore Ferdinando Ettore Di Zio e l'ex amministratore delegato della società Team Teramo Ambiente, Vittorio Cardarella. Gli imputati erano accusati, a vario titolo, dai pm  di corruzione, istigazione alla corruzione, abuso d'ufficio, peculato, turbativa d'asta e millantato credito.

I pm Gennaro Varone e Anna Rita Mantini, nella loro requisitoria, avevano chiesto cinque anni di reclusione a testa per Venturoni e Rodolfo Di Zio, un anno e sei mesi per Di Stefano e l'assoluzione per Cardarella e Ferdinando Ettore Di Zio. La sentenza è stata emessa dopo che, il 30 ottobre scorso, la Corte d'Appello dell'Aquila ha rigettato l'istanza di ricusazione presentata dai legali di Di Stefano nei confronti di Francesco Marino, uno dei componenti del collegio giudicante del tribunale di Pescara.

Nel mirino della procura c’era «un piano di svuotamento della società Team» che sarebbe stato messo in atto, «per far ottenere alla Deco, senza il ricorso al metodo dell'evidenza pubblica, l'affidamento dell'appalto per la costruzione e la gestione di un impianto di bioessiccazione».

Dall’inchiesta corposa emergono una serie di fatti incontestabili tra i quali le relazioni disinvolte dell’ex assessore alla sanità Venturoni che però parlava di affari  e rifiuti con l’amico Rodolfo Di Zio, oppure i contributi elettorali del gruppo Deco nel 2008 per oltre 600 mila euro in due anni agli amministratori locali in un momento in cui aveva già conquistato il monopolio regionale, o il fatto che alcune informazioni circa i progetti del bioessiccatore circolavano in anticipo nell’azienda privata.

Fatti che comunque sono stati letti diversamente dai giudici e ritenuti non sufficienti per una condanna.

«LA TEAM NON E’ SOCIETA’ PUBBLICA»

La prima accusa ruota intorno alla volontà di appropriarsi di risorse pubbliche che facevano capo alla Team, la società a prevalente capitale pubblico del Comune di Teramo che si occupa tra gli altri anche di smaltimento rifiuti.

Lo scopo della macchinazione descritta dalla procura era quello di agevolare il gruppo Di Zio nella costruzione del termovalorizzatore.

In questo contesto venivano avanzate accuse di corruzione e di peculato che sono reati propri dei pubblici ufficiali, cioè di amministratori di società pubbliche.

Errore, dicono i giudici.

Dopo una decine di pagine di citazioni di sentenze della Cassazione e disquisizioni puramente tecnico giuridiche il collegio afferma che : «Nella specie, appare chiaro che la Team Teramo Ambiente (partecipata nella misura del 48,5% dal Comune di Teramo, del 2% dalla società Le Montagne Teramane Ambiente S.p.a. Ex Corsu che e nella misura dello 0.5 % da società privata che era all'epoca la Slia poi trasformata in Eneltec

che, secondo i riferimenti dell ' Ispettore Pavone attualmente è stata fatta oggetto di decreto di sequestro preventivo della Procura Distrettuale di Catanzaro) non ha natura di ente pubblico con conseguente dubbia configurabilità di reati postulante la qualifica di pubblico ufficiale del Venturoni quale Presidente del Cda».

Dunque ciò premesso risulta «non pertinente» il richiamo alle norme che regolano le società pubbliche e, dunque, i reati specifici dei pubblici ufficiali e per questo «rimane pertanto escluso che l'acquisto delle quote della Tecnogil sia illecito».

Questo per quanto attiene l’aspetto formale delle imputazioni.

C’è poi l’aspetto del merito delle accuse, cioè, il vero e proprio impianto accusatorio e a tal proposito i giudici scrivono: «Senza considerare, come già si è detto che i profili di illiceità messi in evidenza dall'accusa e già esaminati non reggono alle risultanze istruttorie potendosi diversamente rilevare che, pur corretta la ricostruzione fattuale della vicenda, la chiave di lettura dei fatti resa dall' accusa non risulta del tutto condivisibile».

CHIODI SALVA VENTURONI: I GIUDICI GLI CREDONO

«Per quanto attiene il progetto di scissione, già si è detto che il teste Chiodi dà una chiave di lettura del tutto plausibile e ragionevole che trova conforto anche nelle dichiarazioni di altri testi».

Ecco che cosa disse in aula l’ex presidente della Regione e sindaco di Teramo, Gianni Chiodi:

«La Team ... società partecipata dal Comune ... ritenne di trovare la convenienza in termini societari ... il Comune ... che poi ne sosteneva i costi attraverso la tariffa .. si pensò a un progetto di scissione perché .... non avrebbe dovuto sopportare degli esborsi, trattandosi di un procedimento di scissione che faceva sì  che il capitale originario della Team maggiorato delle riserve accumulate costituisse per quota parte, quota capitale sociale della società scissa ( dirà più avanti 'l'attività di bioessiccazione, appunto perché non destinataria di privative o di vantaggi da un punto di vista pubblico, era comunque un 'attività a rischio economico ... se uno calibrava ... per la lavorazione di un volume elevato di rifiuti e se poi questi rifiuti non fossero arrivati il conto economico sarebbe andato in perdita. Allora questa operazione di scissione era per mantenere comunque indenne lo Te.Am .) due furono le ragioni per cui il processo di scissione non fu portato avanti, una fu la sopravvenuta notifica da parte dell'Agenzia delle Entrate di un debito erariale per circa 3 milioni di euro che intervenne nelle more (...)

Secondo aspetto ... la società Slia, all'epoca il soggetto ... di riferimento era il dottor Gavioli mi comunicò che la Slia non aveva più interesse a che si fosse portato avanti il progetto di scissione (...)

IL COINVOLGIMENTO DELLA DECO? «FORSE, MA PROVE INSUFFICIENTI»

Nello specifico, il tribunale ritiene che «gli elementi di carattere sospetto costituiti dalle mail e dal contenuto delle intercettazioni, non sono sufficienti ai fini della configurabilita' del reato contestato, pur disvelando le mire 'espansionistiche' di Deco/Rodolfo Di Zio».

Non vi è dubbio che la Deco si mosse prima di un incarico formale e che dunque sapesse anche informata da Venturoni.

I giudici scrivono: «per quanto debba prendersi atto del materiale interessamento al progetto della Deco prima che la società avesse un incarico formale, se si considerano gli elementi emergenti dalle dichiarazioni del teste Bianco, il fatto che la Deco- società che secondo quanto da questi specificato era titolare di brevetto in materia- abbia curato la redazione del progetto, spiegherebbe il riconoscimento della paternità del progetto in capo ad essa Deco, e il pagamento da parte di Tem Tec della somma di euro 76.073,37 a titolo di mero rimborso della spese sostenute da Team Ambiente Spa, in quanto appunto dalla deposizione del teste Bianco si evince, al di là del dedotto maggior valore del progetto, che era stata sempre la Deco a curare lo stesso».

«Alla stregua dei rilievi di diritto e di fatto come sin qui esposti viene men nella sua oggettività il profilo di illegittimità relativo alla volturazione dell'autorizzazione dell'impianto di TMB (bioessiccatore ), che dalla Team passava a Team Tec senza procedura di gara».

NIENTE GARA D’APPALTO PER AGEVOLARE DI ZIO: «REATO INSUSSISTENTE»

Il collegio giudicante, citando una serie di testimonianze, arriva alla conclusione che «anzitutto, la contestazione non è del tutto in linea con i fatti accertati, in quanto nell'imputazione si parla di un'offerta concordata da parte di Di Zio/Proger, mentre le risultanze investigative deporrebbero per una falsificazione dell'offerta ovvero per una sostituzione che ha riguardato propriamente il documento contenente l'offerta Proger».

Secondo i giudici non vi è stata alcuna turbativa d’asta «nel caso che ci occupa non vi è stata alcuna gara,  posto che, come comprovato anche dal contenuto della delibera della quale si discute, si richiamava il preventivo della Proger quale risultanza di una mera ricerca di mercato. Del resto siamo nell'ambito di attribuzioni di incari chi di sposti da parte di una società privata!»

ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE:  «I FATTI ACCERTATI SONO DIVERSI»

«Nella specie la contestazione riguarda la condotta attraverso la quale si cercava di attuare la seconda parte del piano criminoso volto a monopolizzare il sistema di raccolta dei rifiuti in ambito regionale, con riferimento alla realizzazione di inceneritore. La logica risulterebbe abbastanza chiara», scrivono i giudici, «in quanto il CDR, che è il prodotto finale della bioessiccazione, ha come vocazione l'alimentazione degli inceneritori . In sostanza, secondo l'accusa, l'attuazione di questa seconda parte del piano sarebbe passata prima di tutto attraverso una mirata ricerca di partenariato, che cadde sulla Ecodeco di Milano, leader nel settore dello smaltimento e trattamento dei rifiuti, in possesso del brevetti e del know how necessari».

Su questo punto: «reputa il tribunale che la fattispecie appare dubbi amente provata anche alla stregua delle stesse intercettazioni telefoniche che non sembrano dare il quadro certo di un ' ipotesi corruttiva (…)Dunque, non vi è coincidenza tra la condotta contestata ed i fatti e mergenti dall'istruttoria e neppure rispondenza degli stessi al paradigma corruttivo».

CONTRIBUTI ELETTORALI DI DI ZIO? «631.000 EURO: TUTTO REGOLARE»

 Per quanto riguarda i finanziamenti di Di Zio al partito cui apparteneva Venturoni, il collegio sottolinea che: «dal complessivo quadro delle risultanze istruttorie, non emerge la prova di versamenti irregolari, ne' di contribuzioni elettorali che risultino con ragionevole certezza contropartita di accordi di natura corruttiva».

«Il versamento di somme a titolo di finanziamenti politici provenienti dai Di Zio ovvero dalle relative società», scrivono i giudici, «rappresenta un dato incontestabile ed oggetto di riscontro anche testimoniale. Tra l'altro il teste De Felice ha riferito di essere stato - sempre in relazione al periodo di ti ferimento - incaricato dal senatore Di Stefano di recarsi dalla segretari a di Di Zio Rodolfo a ritirare dei moduli (evidentemente inerenti le contribuzioni elettorali ). Ed ancora, il teste Alessandro Di Francesco ha confermato che la politica del gruppo Di Zio era quella di dare contributi ai partiti di diverso orientamento politico».

Un dato acclarato questo e non in contestazione tanto che viene confermato anche dalla perizia tecnica che ricostruisce tutti i versamenti elettorali regolari arrivando alla conclusione che nel biennio 2007-2009 in favore dei partiti e dei politici la famiglia Di Zio ha elargito 631.000 euro. La stessa consulente ha «definitivamente chiarito che tutte le contribuzioni elettorali provenienti dalle società facenti capo alla famiglia Di Zio risultavano oggetto di regolare dichiarazione finalizzata allo sgravio fiscale».

Relativamente alle presunte pressioni che, in cambio di contributi elettorali, sarebbero state esercitate dal parlamentare Di Stefano per esautorare Riccardo La Morgia dalla presidenza del Consorzio dei rifiuti Lanciano, i giudici sostengono che «le complessive risultanze istruttorie sono tali da non rendere condivisibile la ricostruzione del pm».

Sulle presunti pressioni di Di Stefano per la modifica della legge necessaria per consentire la costruzione dell'inceneritore, il tribunale afferma: «appare chiaro che, se di pressioni si puo' parlare, esse non sembrano idonee a configurare oggetto di scambio corruttivo».

 

«In ogni caso», si legge nelle motivazioni, «lo scambio corruttivo formulato nel capo di imputazione non e' lineare e plausibile, in quanto non era nei poteri di Di Stefano incidere sulla modifica della legge regionale, da demandare necessariamente al consiglio regionale, in quanto prerogativa consiliare».

I FATTI ACCERTATI

-        Il 2/10/06 la Team Teramo Ambiente chiedeva l'autorizzazione regionale per il progetto dei bioessiccazione con produzione CDR;

-        Il 12 luglio 2007 nasceva la Tecnogyl con capita le di 30.000 euro versato da parte dei Di Zio;

-        Il 19 luglio 2007 (Di Zio Rodolfo è amministratore unico del la Tecnogyl srl ) con verbale di assemblea straordinaria viene cambiata la denominazione di Tecnogyl in Team Tec srl;

-        Il 19 luglio 2007 la Team Spa acquisisce il 60% delle quote della società neocostituita versando alla Deco 30.000 euro;

-        20 luglio, nell'ambito della Conferenza di Servizi il Venturoni preannunciava che la gestione dell'impianto di bioessiccazione sarebbe stata data ad una società partecipata da tutti gli enti territoriali asserviti all'impianto;

-        il 4 settembre il Cda Team Ambiente spa prendeva atto della costituzione di Team Tec srl e dava incarico al Cardella ed al Faggiano per curare gli aspetti relativi ad eventuali modifiche statutarie ed altro; era deliberato l'acquisto di terreno in contrada Terrabianca per l'importo di 1.100.000 euro;

-        il 17 ottobre il Cda Team Ambiente dava mandato al Venturoni per l'acqui sto del terreno;

-        Il 24 ottobre 2007 il Venturoni chiedeva alla Regione che in base a quanto stabilito nella conferenza di servizi l' autorizzazione in corso di approvazione fosse rilasciata a Team Tec;

-        il 2 novembre 2007 il Venturoni- come Presidente di Team Teramo Ambiente- acquistava 16 ettari di terreni ( nb preliminare in data 20/1/06);

-        il 6/1 1/2007 il Venturoni in rappresentanza della TeAm chiedeva che il provvedimento di autorizzazione fosse rilasciato a Team Tec;

-        Il 15/1 2/2007 il Consiglio di Team tec approvava l'aumento di capitale sociale

- Il 19/12/2007 la Team Tec srl si trasformava in spa aumentando il capitale sociale da 50.000 a 150.000 euro

- il 7/3/2008 Team Tec ribadiva alla Regione a chi va rilasciata l'autorizzazione con la precisazione dell'avvenuta trasformazione da Srl in Spa

-        Il 27 marzo 2008 la Regione Abruzzo rilasciava le autorizzazioni per l'impianto di bioessiccazione in capo a Team Tec su tre delle p3liicelle di terreno oggetto dell'acquisto di cui sopra

-        Nel Cda del 12/5/2008 il Venturoni rappresentava l'opportunità di procedere ad un aumento del capitale della Team Tec mediante conferimenti dei soci

 -Il 24 ottobre 2008 il cda di Team Teramo Ambiente deliberava il conferimento dei terreni facenti parte di quelli acquistati da Team spa preannunziando il conferimento da parte del socio privato Deco Spa del progetto del costruendo impianto del TMB già approvato dalla regione con il rilascio dell'Autorizzazione integrata Ambientale;

- Nello stesso giorno l'assemblea straordinaria di Team Tec Spa deliberava un aumento del capitale scoiale fino ad euro 2.000.000,00 medi ante conferimenti in natura: Team Ambiente conferiva i terreni suddetti e precedentemente acquistati; la Deco conferiva il progetto della Team Ambiente Spa, impegnandosi per il residuo a versare a conguaglio euro 442.000 a richiesta dell'organo amministrativo ( Vi è da precisare che il precedente 18 ottobre era depositata perizia giurata determinante in euro 612.000 il valore di mercato dei terreni oggetto di conferimento e che il 14 ottobre era ripassata scrittura privata tra Team Ambiente Spa -rappresentata dal Venturoni e Deco spa rappresentata da Di Zio Ferdinando Ettore in cui si conveniva che il valore del progetto completo, preliminare e definitivo era riconosciuto di esclusiva proprietà Deco e che per ' le spese sostenute' da Team Ambiente Spa, e Deco Spa versasse un corrispettivo di euro 76.073 ,37 oltre lva;

-        Il 16 marzo 2009 la Team Tec Spa facendo riferimento all 'art 7 dello Statuto deliberava di affidare l'incarico di tutta la fase di progettazione alla Deco in qualità di socio (come prestazioni accessorie del socio).

SENTENZA 2513-15 Rifiutopoli Pescara by PrimaDaNoi.it