IL BUCO CON LA BANCA INTORNO

Fidi senza garanzia ma con le spintarelle: ecco le cause del fallimento delle banche locali

E Renzi conferma disegno occulto per smantellare le banche locali

Redazione Pdn

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Fidi senza garanzia ma con le spintarelle: ecco le cause del fallimento delle banche locali

ABRUZZO. Da una parte il passato nebuloso nel quale si sono maturate le condizioni del commissariamento e del “salvataggio a tradimento” e, dall’altra, un futuro altrettanto nebuloso, insidioso, disordinato e imprevisto. In mezzo c’è il presente nitido come il sole ma caotico.

E’ il caos nel quale il Governo ha fatto piombare i risparmiatori della quattro banche incluse nel decreto salva banche (Carichieti, Carife, Banca Etruria e Banca Marche) e che hanno di fatto ripagato con le loro azioni ed obbligazioni i debiti accumulati da amministratori che invece non pagheranno per i danni creati.

A Chieti la protesta non decolla e si preferisce stare alla finestra mentre i risparmiatori abruzzesi di Banca Etruria hanno già intrapreso iniziative giudiziarie sulle quali comunque in molti nutrono dubbi. Molte associazioni di consumatori propongono iniziative variegate e cavalcano il malcontento per acquisire associati e fare battaglie più o meno nobili. La legge, però, è legge ed i tecnici nel caso specifico intravedono molti ostacoli prima di arrivare ad una qualsivoglia “giustizia”

RENZI CONFERMA IL DISEGNO OCCULTO

E’ bastata una frase breve ma chiara per riaprire quegli scenari “complottisti” che fin da subito erano comparsi insieme all’intempestivo commissariamento della Carichieti.  In tv ieri Matteo Renzi ha sentenziato: «Meno banche di paese, più banche per il Paese». Una frase che può significare una sola cosa: il governo vuole eliminare tutte le banche locali, come le casse rurali e le Bcc, per ridurre il numero complessivo degli istituti di credito e rafforzare quelli rimanenti che saranno per forza di cose solo quelli dei gruppi bancari più forti. Ed il processo è ad un ottimo punto in Abruzzo visto che con lo stesso metodo sono finite anche Caripe e Tercas. 

Esattamente quello che avevano ipotizzato i “complottisti” che già un paio di anni fa spiegavano  persino il perché dell’inerzia di Bankitalia e della Consob che invece erano a conoscenza da tempo su come venivano amministrate le banche “di paese”. Si è preferito attendere il momento giusto per arrivare al commissariamento, cioè quando la situazione era oggettivamente “irrecuperabile”.

Se le istituzioni del Paese avessero voluto salvare le piccole banche, con molta probabilità, sarebbero intervenute prima sollevando gli amministratori “incapaci” oppure utilizzando quella “moral suasion” che ha funzionato, per esempio, con Monte Paschi Siena, al centro di una vicenda incredibile di maxitruffa ai risparmiatori che non ha trovato, però, trattamento simile a quello subito dalle quattro banche di paese salvate a tradimento. 

Ecco allora che per capire davvero tutta la intricata -e per certi versi occulta- storia dell’azzeramento dei risparmi di oltre 10mila persone bisognerà scandagliare con attenzione il passato ed il futuro di quegli istituti.

IL PASSATO: MI “FIDO” DI TE

Nel passato nebuloso delle quattro banche commissariate ed indebitate c’è la gestione allegra dei fidi, cioè dei finanziamenti senza adeguate garanzie di restituzione della somma erogata. Senza garanzie significa che la possibilità della banca di rientrare delle somme prestate è legata esclusivamente al buon cuore del beneficiato. Oltre che essere una pratica bancaria vietata e controproducente, questi finanziamenti si sono trasformati nella realtà in un veri e propri “regali” che l’istituto di credito ha fatto ad imprenditori speciali perché, magari, raccomandato o sponsorizzato dalla politica (che pure avrà avuto le proprie ragioni per farlo). Nascono così nel territorio di competenza nuove imprese e iniziative commerciali ma nascono con il piede sbagliato e nell’ambito di un sistema che prima o poi richiederà il conto, magari non al bancario che con “troppa leggerezza” ha concesso il fido e, forse, nemmeno all’imprenditore che nel frattempo avrà fatto fortuna o sarà fallito, in ogni caso dovrà la sua esistenza in vita proprio a quel fido concesso fuori dalle regole e dovendo ringraziare più di un santo in paradiso.

Magari non saranno loro a pagare ma prima o poi il boomerang ritorna ed in questo caso ha colpito le quattro banche commissariate che sono state in qualche modo cancellata in una maniera del tutto originale: la vecchia sparisce sulla carta ma tutto il resto rimane nella “nuova”.

In questo caso il boomerang ha colpito anche i risparmiatori che hanno ripagato di fatto quei fidi non rientrati. E’ stato questo il sistema adottato dagli istituti di credito locali e la causa del pesante indebitamento che ha generato i provvedimenti tardivi di Bankitalia. Ma il sistema era noto a tutti persino alla politica che se non è depositaria del brevetto di certo lo ha sfruttato a dovere. Dunque con certezza si poteva agire prima.

E’ successo così in tutta Italia ed è successo così anche a Chieti dove certi investimenti spericolati hanno inciso pesantemente sull’equilibrio della Carichieti nel primo decennio del 2000 (per fare un esempio l’affaire Merker per il quale in realtà dopo dieci anni nessuno ha pagato e forse pagherà) ma di più hanno inciso proprio fidi per somme meno importanti ma distribuiti a pioggia sul territorio decidendo discrezionalmente, attraverso l’appartenenza ai vari “padrini”, quale imprenditore poteva avere il diritto di fare impresa, pur non avendo garanzie o particolari bravure o numeri. Si è creato così un sistema enorme ed una economia locale, più che inquinata, viziata da queste scelte sballando ogni libera concorrenza creando di fatto super-imprenditori con strade spianate e dotazioni finanziarie imponenti (magari con scarsi rendimenti e fallimenti a breve termine) e quelli di serie b, senza quelle armi speciali date dagli appoggi giusti.

 Il tutto è potuto convivere in un territorio ristretto solo grazie ad una vera e propria omertà fatta di silenzi, ignoranza e paure dove si è persa ogni fiducia nelle istituzioni e nella giustizia.

Il risultato è stato il fallimento delle banche locali e il futuro scippo con svendita ai grandi gruppi che si rafforzeranno ulteriormente con altri effetti collaterali nocivi sui territori.

IL TEMA DEI FIDI CENTRALE PER L’INDEBITAMENTO

 «L’argomento fidi è molto delicato perché teoricamente ci si può esporre talmente tanto, da utilizzare la banca come un mero strumento per arricchirsi, con la compiacenza di amici e/o parenti», ha spiegato in una intervista Marino Valentini, ex dirigente Carichieti e membro della Scuola di Studi Giuridici e Monetari (www.giacintoauriti.eu) «ma anche addirittura mammasantissima al di sopra di ogni sospetto. Intanto c’è da dire che, all’interno di una banca, non si possono creare diffusissime sofferenze, senza passare inosservati ed analogamente quando tanti crediti marci sono concentrati in un’unica filiale, non si potrà evitare la chiusura immediata di quella dipendenza e non ci si potrà esimere da un sicuro controllo che accerti i motivi di una tale defaillance, con l’emersione di eventuale dolo e conseguenti responsabilità. E’ più semplice spalmare le varie sofferenze in più filiali dello stesso territorio, sfruttando la tolleranza della nuova apertura dell’agenzia in cui si chiede, al direttore della stessa, un’azione più aggressiva sul territorio medesimo per strappare clientela alla concorrenza; ma nel concetto di clientela da accaparrare, non è escluso che possa esserci anche quella in realtà cacciata via dalle altre banche».

Secondo Valentini, uno dei pochi a parlare di queste vicende in Abruzzo, «il crack di Carichieti non è storia recentissima ma affonda probabilmente le radici in un cancro già da diverso tempo all’interno della banca teatina, che ha provocato metastasi inguaribili all’intero apparato dell’istituto di credito. Quindi è storia di vari anni, così come da vari anni sono stati erogati quei crediti che oggi sono ufficialmente in putrefazione. Ma com’è possibile accettare come buono e giusto il controllo innanzitutto di Bankitalia che negli ultimi sette anni è venuta quattro volte a controllare le varie posizioni creditizie di Carichieti ed è impossibile che non si sia accorta nelle precedenti ispezioni che quei crediti ritenuti in bonis erano in realtà sofferenze terribili? Ed ancora l’istituto che certifica annualmente i bilanci di Carichieti ha svolto appieno il proprio lavoro di controllo? Ed infine la Consob che oggi ci dice che i titolari di obbligazioni subordinate Carichieti erano al corrente dei rischi che correvano, come ha potuto autorizzare le tante emissioni di questi bond malefici? Gli strumenti di monitoraggio, controllo e correttezza dell’operato delle banche ce li abbiamo ma, alla luce di quanto è accaduto, possiamo realisticamente aver fiducia negli stessi?»

 IL PRESENTE ED IL FUTURO: OBBLIGATI A FIDARSI

Nel presente delle quattro banche commissariate c’è Roberto Nicastro nominato da governo e Bankitalia come il traghettatore tra le vecchie e “bad” banks e quelle nuove di zecca.

La procedura del trapasso tuttavia non appare ancora né chiara né sicura anche perché sfocerà in una vendita degli istituti prima spolpati e poi azzerati d’imperio.

 «Il processo di asta delle quattro banche salvate con il Fondo di risoluzione», ha detto Nicastro, «partirà in febbraio dopo lo scorporo delle bad bank, previsto invece entro gennaio, ma già sono arrivate diverse manifestazioni di interesse dall'Italia e dall'estero, da banche e da private equità “, aggiungendo che alcune manifestazioni di interesse "non necessariamente dall'estero" riguardano tutti e quattro gli istituti in blocco».

In merito ai requisiti di ammissione all'asta, ha parlato di «banche medie o medio-grandi italiane, banche straniere con determinati requisiti e private equity di primario standing».

«A febbraio decideremo se vendere in blocco o in parti, prima faremo un sondaggio di mercato. Quanto più avremo vincoli stringenti dalla Commissione Europea», ha aggiunto ancora Nicastro.

 Per ciò che riguarda la bad bank, Nicastro ha sottolineato che «avrà storia a sé» mente è certo che i crediti saranno svalutati dell’80%.

Soprattutto la Cgil però si è posta alcune domande sul futuro che riguardano per esempio i  criteri del “processo di asta” per la cessione delle quattro banche.

«Quali saranno i requisiti di ammissione all’asta richiesti ai soggetti che manifestano interesse al loro acquisto ? Quali progetti per i territori e l’economia degli stessi? Quali prospettive per i dipendenti e le loro famiglie ?», si domandano i sindacalisti delle quattro banche, e poi «chi gestirà effettivamente i crediti in sofferenza “ trasferiti “ alla costituenda bad bank unica ? Dietro ogni credito in sofferenza vi è una relazione di clientela, vi è un’impresa, una famiglia, un operatore economico  ecc.

 E poi c’è l’incognita delle società controllate delle quattro banche: «quale è il Progetto e quali le prospettive?», si domandano i sindacalisti della Fisac-Cgil, «in sintesi, come garantire ai territori e ai lavoratori coinvolti uno sbocco che non sia determinato esclusivamente da obiettivi di realizzo finanziario?»

a.b.