Flashbank (Carichieti), la ‘Ndrangheta e gli altri guai

Alessandro Biancardi

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Flashbank (Carichieti), la ‘Ndrangheta e gli altri guai

ABRUZZO. C'è una banca partecipata al 100% dalla Carichieti che probabilmente in Abruzzo sono in pochi ad aver sentito nominare. Si chiama Flash Bank.

E' nata ufficialmente nel 2007 ed il suo nome è di recente finito anche in una corposa ordinanza della procura milanese che ha arrestato 160 presunti appartenenti alla 'ndrangheta trapiantati in Lombardia. La storia è quella della società Perego General Contractor ritenuta vicina al boss della 'ndrangheta Salvatore Strangio, di San Luca, arrestato insieme all'amministratore Andrea Pavone ritenuto dall'accusa un consulente finanziario del boss Ivano Perego, titolare della Perego Strade ed altre decine di persone.

 

Nelle carte di una inchiesta sulla 'Ndrangheta la scoperta di una banca partecipata al 100% dalla Carichieti

 

La società, secondo gli inquirenti, tentò di 'scalare' la Cosbau spa (vittima), azienda trentina che si occupa di costruzioni, e anche di «edifici prefabbricati destinati alle famiglie terremotate del recente sisma in Abruzzo» che sarebbe riuscita ad aggiudicarsi un appalto da 21 milioni di euro. La volontà della Perego General Contractor, hanno detto gli investigatori, era quella di mettere le mani anche sulla ricostruzione aquilana, oltre che su altri maxi cantieri in tutta Italia, Expò milanese compreso.  Il piano però, come spiegò il gip di Milano, Giuseppe Gennari, che ha firmato l'ordinanza, fallì. 

Ma che c'entra la Flashbank? Nessuno dei dipendenti è indagato, sia chiaro, quello che emerge dall'inchiesta è però il rapporto tra questo istituto di credito al 100% della Carichieti e la Perego, società cliente e in odore di 'Ndrangheta.

Non mancano, infatti, nelle 416 pagine del gip Gennari riferimenti ai rapporti di lavoro (del tutto leciti) con uno dei principali responsabili della banca, Walter De Rita che, secondo quanto emerge dalle carte, avrebbe saputo della scalata, probabilmente giudicata come una qualsiasi operazione finanziaria.

Così gli inquirenti avrebbero provato che i soldi per questa maxi operazione mai andata in porto transitavano proprio su un conto della Flash Bank.

COS'È FLASHBANK

Un tempo si chiamava Safibo (nata nel 1986), nel 2004 viene acquisita al 100% dal gruppo bancario CariChieti e da semplice finanziaria con sede a Bologna specializzata in prestiti e cessioni del quinto diventa a tutti gli effetti una banca. A Chieti, però, non esiste alcuno sportello. La sede legale è a Milano e l'operatività, con l'ok della Banca d'Italia, è partita dall'aprile di 6 anni fa con 2 filiali a Milano e una a Potenza. Oggi c'è una sede anche a Bologna.

Per l’acquisto della Flash da parte della CariChieti si parla di diverse decine di milioni di euro: "raccolta" locale "impiegata" poi nel territorio lombardo. Negli ambienti bancari circola poi insistente la voce di una ispezione di qualche mese fa condotta dalla Banca d'Italia che avrebbe mosso rilievi circa presunte sofferenze.

 

La ditta Cosbau ed i lavori per la ricostruzione de L'Aquila

 

Intanto in trentino c'è la Cosbau che dopo il sisma che ha colpito L'Aquila gestisce alcuni lotti relativi alla ricostruzione del post terremoto.
Mettere le mani su Cosbau, ritengono gli inquirenti, vuole dire, per la Perego e quindi per Strangio, Pavone e compagnia, «entrare alla grande nel giro degli appalti pubblici». 
Nella Perego, una delle maggiori società operanti in Lombardia nel settore del movimento terra, l'amministratore Ivano Perego garantiva secondo gli inquirenti con la propria presenza «la equa spartizione dei lavori tra le ‘ndrine calabresi e le corrispondenti locali della Lombardia».

Fu sempre lui, dice la procura milanese, «ad acconsentire e favorire l’ingresso in società di Strangio Salvatore per indurre imprenditori concorrenti a ritirare le offerte». Era sempre lui a intrattenere rapporti privilegiati sia con esponenti politici che con pubblici dipendenti, «al fine di ottenere , anche a mezzo di regalìe ed elargizioni di somme di denaro, l’aggiudicazione di commesse pubbliche, sia in generale affinchè la Perego fosse favorita nei rapporti con la pubblica amministrazione; dava direttive ai dipendenti ed organizzava lo smaltimento illecito di rifiuti, anche tossici, derivanti da bonifiche e demolizioni di edifici in discariche abusive».

Ma elemento di spicco di questa vicenda è Andrea Pavone che, sostiene la procura di Milano, portò avanti tutta la pianificazione della scalata Cosbau, «sponsorizzata e appoggiata da Strangio e dunque dai calabresi». Come sarà evidente dall’evolversi degli eventi, Pavone «è sicuramente animato da un desiderio di arricchimento personale, ma egli agisce prima di tutto nell’interesse dei suoi mandanti»

Il 18 giugno del 2009 proprio Pavone insieme ad un'altra persona si reca a Londra per reperire dei fondi, per affrontare l’operazione di fusione con la “Cosbau s.p.a.”.

Infatti, alle ore 17.13 Pavone informa Walter Di Rita, dirigente della “Flash Bank s.p.a.” dell’esito favorevole dell’incontro appena concluso.

A tal proposito, Pavone afferma: «...un italiano che é qua... un italiano a Norwich... c'ha 20.000.000 su Centrobanca... va bene?! [...] te le porta su FLASH... Centrobanca... [...] c'ha un certificato di deposito di 20.000.000 di Centrobanca... [...] ma io te la do per fatta... perché questo é amico di mio papà da una vita... lui c'ha qui una villa a Norwich bellissima... gli ho spiegato il progetto COSBAU... ho detto: Andrea i soldi... sono i miei ... sai ci tengo... però cosa mi dici... [... ] porti alla FLASH... [...] ti fai dare un fido dalla FLASH ...e ti fai la tua operazione COSBAU tranquillamente... 20.000.000 di Centrobanca... ce li ha già... lui é da una vita che ce li ha... é un ex chirurgo... é uno dei primi chirurghi che c'é al mondo che opera al cuore... [...] lui é capo di Templari che sarebbe quella guardia armata che sta... [...] comunque te la do per fatta...».

POI VIENE INFORMATO ANCHE IL BOSS

Dopo aver parlato con De Rita, Pavone avvisa anche Strangio che «viene puntualmente informato delle varie vicissitudini inerenti la Perego, anche se formalmente non ve ne sarebbe motivo».

A seguito dell’entusiasmo scaturito dall’esito dell’incontro svolto a Londra, alle ore 19.21 Pavone contatta anche un'altra persona alla quale preannuncia di aver concluso l’operazione di fusione con la “Cosbau s.p.a.”, invitandolo a partecipare al pranzo che terrà presso la propria abitazione.

Pavone dice: «...ho chiuso l'operazione Cosbau... sabato a mezzogiorno a casa mia a pranzo chiudiamo l'accordo preliminare... c'ho il direttore generale della Flash Bank insieme all'Amministratore Delegato di Cosbau, quindi vuol dire che abbiamo fatto un gruppo tra Aurora e Cosbau da 150 milioni di fatturato con 300 addetti se permetti in meno di 11 mesi di lavoro di più non potevo fare...».

E ancora Pavone specifica: «...a mezzogiorno arriva il direttore generale della FLASH [...] il mio amico banchiere che mi aiuta... […] Cosbau ha appena preso... se vai su internet... o sui giornali ha appena preso 21 milioni di euro a L’Aquila la Cosbau... c'ha 318 milioni di commesse, eh... oh, non sono numeri che vedi tutti i giorni...».

LE DIFFICOLTA' NON SONO FINITE

Dunque, il giorno 20 giugno 2009 viene effettivamente sottoscritta la lettera di intenti tra tutte le parti interessate.

In realtà, le cose sono un po’ più complesse di come trionfalmente le presenta Pavone. Se pure è vero che è stata raggiunta una intesa di massima, Pavone necessità di due cose per mettere in esecuzione l’accordo: «una società con la quale entrare in Cosbau e – soprattutto – dei soldi da mettere in questa società e da apportare al capitale del nuovo soggetto d’impresa in procinto di nascere .. e questa volta il denaro dovrebbe esserci veramente (o almeno nessuno deve accorgersi che non ci sta)».

 

Le distrazioni: 80mila euro fuori dai conti della Flash Bank

 

 

Peraltro, in attesa di trovare una soluzione a questi problemi, Pavone comincia una intensa frequentazione della sede trentina della Cosbau, iniziando ad interferire in aspetti gestionali e finanziari della azienda.

Sono contestate, inoltre, una serie di condotte di distrazione. Anche in questo caso soccorrono gli accertamenti di un consulente della procura. Vengono trovati 10 assegni che escono tutti in data 2 novembre 2009 dalla FlashBank, movimentazioni di denaro “in uscita” dai conti bancari della Perego General Contractor s.r.l. che vengono contabilizzati attraverso la rilevazione di un maggior credito in capo alla società e contabilizzato in un conto dalla generica denominazione “Crediti vs altri soggetti”.

I soldi sono per tale Di Bisceglie e servono per evitare che questi faccia saltare l’operazione. Pavone in una intercettazione sarà chiaro: «gli abbiamo dato 80.000 euro stamattina, se no con il cazzo venivamo fuori...». Perego chiede: «dei nostri?» e Pavone conferma: «...bisognava pagarlo stamattina, se no ci annullava tutto oggi... Ivano, non possiamo far saltare la Cosbau... se no dove cazzo andiamo a prendere i soldi..»

Il nostro primo articolo era datato 7 dicembre e per oltre un mese dell’argomento non ne ha parlato nessun giornale. A metà gennaio PrimaDaNoi.it ritorna sull’argomento perché in Carichieti ci sono malumori ed aria di cambiamento.  

Le parole d'ordine scattate da Chieti dopo la pubblicazione del nostro articolo sono state: silenzio assoluto, sminuire l'accaduto. Nessuna smentita è arrivata, anche perchè non c'era niente da smentire, ma tra gli uffici teatini e milanesi sono serpeggiati per qualche giorno tensione e malumore. La vicenda in terra d'Abruzzo non era ancora arrivata e la strategia adottata è stata quella di aspettare che le acque si calmassero, senza agitarle troppo. Senza proferire parola.

Nel frattempo, si sono dimessi il direttore commerciale della Carichieti (destinazione la nuova Caripe marchiata Teramo), il direttore commerciale della FlashBank e due quadri direttivi Carichieti. Chi vive l'atmosfera di questi giorni negli uffici chietini racconta che l'esodo potrebbe essere solo all'inizio. 

 

Sui media abruzzesi la notizia non filtra, l'argomento è taboo

 

Fonti interne riferiscono che le cose si stiano mettendo piuttosto male per FlashBank (e di conseguenza anche per Carichieti) a causa del peggioramento della posizione relativa ad un gruppo imprenditoriale in particolare, le cui società sono in liquidazione e la cui esposizione verso il sistema ammonterebbe a diversi milioni di euro (16, si dice, tra Flash e Carichieti). Sarebbero stati ripetutamente erogati affidamenti anche di importo significativo a società neo-costituite con «finalità impropria» di assistere ulteriormente soggetti in difficoltà già esposti verso la banca. Ma ad incombere ci sarebbe anche il peggioramento di altre posizioni («ennesime perdite su crediti») questa volta provenienti dalla filiale di Potenza. 
Data la situazione difficile Bankitalia non sta a guardare e secondo alcune fonti sarebbe arrivata la prima strigliata. Non mancano i controlli e le verifiche dai quali sarebbero emerse condizioni critiche. 
Si potrebbe allora prospettare la strada della fusione per incorporazione della Flashbank alla Carichieti in quanto le perdite riscontrate sulla controllata sarebbero eccessive e quindi non in grado di proseguire l'attività autonomamente.
Incorporandosi con la Carichieti, Flashbank di fatto sparirebbe anche giuridicamente e gli sportelli di Milano e Potenza a questo punto verrebbero ridenominati Carichieti.
Il cambio di nome degli uffici milanesi, potentini e di quello di Chieti (in via Colonnetta c'è una sede amministrativa che si occupa di cessioni del quinto dello stipendio, un ufficio legale e un ufficio commerciale) sarebbe stato già confermato, però, con un'altra motivazione ovvero una scelta strategica diretta ad aggredire il mercato milanese con un marchio sperimentato come Carichieti. Qualcosa di più rassicurante, insomma. 
Entro gennaio ci dovrebbero essere ulteriori sviluppi e forse qualche svolta decisiva nella vicenda che arriva improvvisa sul gruppo bancario dopo decenni di presenza silenziosa.

Quali potrebbero essere gli scenari futuri, ammesso che la Carichieti chiedesse un aiuto?
Dopo l'operazione andata a buon fine già con Caripe, un ruolo determinante lo potrebbe giocare nei prossimi mesi Banca Tercas. Molti analisti avrebbero già previsto una ipotetica disponibilità della banca teramana a rilevare la partecipata Flasbank e la capogruppo Carichieti con il risultato di creare così un unico polo bancario abruzzese (il progetto, in realtà, è da tempo sondato e auspicato dalla Banca d'Italia che vede nel rafforzamento patrimoniale delle banche garanzia di stabilità). 
In tante incertezze, però, una certezza c'è e la certifica proprio Bankitalia che lo scorso giugno ha sanzionato il direttore generale Francesco Di Tizio con una multa da 12mila euro. 
Motivo? «Carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione del credito da parte del Direttore generale». 

Il direttore generale Francesco Di Tizio viene descritto da chi gli sta vicino quasi come rassegnato e forse consapevole di essere alla fine di un ciclo d'oro.
Alcune voci intorno al 20 di gennaio danno il neo vicedirettore generale, Roberto Sbrolli (fino a poco tempo fa solo capo dei crediti) nuovo direttore generale... tutto questo sempre prescindendo da quelle  che saranno le decisioni di Bankitalia. Ma totonomi e pronostici non sono mai mancati in questo lungo impero del direttore generale sui cui compensi stratosferici si è sempre favoleggiato, così come sulla sua forte passione per le auto di grossa cilindrata. Qualcuno ricorda

 

 

Prime voci di dimissioni “concordate”, spunta il nome di Roberto Sbrolli

 

 

che fu anche per breve tempo presidente della Fira sotto il governo di Giovanni Pace, ma dopo pochi mesi fu sostituito da Francesco Cortese, in quota onorevole Giampiero Catone, a causa forse della sua gestione, contestata dalle altre banche socie.
Più arrabbiato, invece, descrivono il fido Domenico Di Fabrizio, consigliere comunale oggi nel Pdl (anche se al suo attivo ha la militanza in altri partiti), collaboratore di fiducia del direttore generale (autista) con un inquadramento in Carichieti da commesso. Questi viene ritenuto il punto di collegamento tra Comune e Cassa di Risparmio, tra il mondo della politica e quello della finanza.
A dispetto del suo ruolo, che non è certo apicale, il consigliere è descritto da anni -a torto o a ragione non si sa- il deus ex machina di piccoli cambiamenti, suggerimenti e 'aggiustatine' in casa Carichieti.

AUTISTA FENOMENO POLITICO

Fenomenale il bacino di voti (849 preferenze) raccolto alle ultime comunali, al fianco di Di Primio. E' stato praticamente il più votato, anche più del senatore ben più noto Fabrizio Di Stefano che si è fermato a 607 preferenze. Eppure per lui nemmeno un assessorato, ma l'investitura a ‘’delegato allo Scalo’’ che si è dovuto far bastare.
In politica da sempre, originario dell’alto Aventino, ha avuto da sempre l'imprimatur politico del buon Remo Gaspari, suo testimone di nozze.
Ma chi vede nel pluriministro la manina fortunata per la scalata in Comune forse si sbaglia, perchè c'è chi assicura che sono stati più importanti i voti del bacino della Carichieti. Lui questi voti non li ha mai disdegnati tanto da incontrare i 'dipendenti' faccia a faccia per illustrare le sue iniziative per la città. Quanto avrà influito? La percentuale si perde nel segreto dell'urna.
Ma la sua vena 'politica', la sua capacità di mediazione, l'ha fatta fruttare anche tra le pareti della banca suggerendo talvolta i nomi migliori anche se per figure di inquadramento minore. E sempre per lo stesso gruppo bancario lavora anche il figlio di Di Fabrizio, Nicola,  impiegato, entrato senza concorso meno di dieci anni fa intenerissima età. La sua destinazione per un periodo è stata anche Flashbank, quella che oggi deve fare i conti con il responso della Banca d'Italia, ma poi è ripassato a Carichieti. Ha fatto discutere anche la procedura utilizzata per assumere la figlia come vigilessa per il comune di Chieti.

La politica delle assunzioni, secondo alcuni, sarebbe stato il vero fulcro della gestione del potere della Cassa di risparmio che oggi conta circa 500 addetti.
In mano a Di Fabrizio, dicono i maligni, anche il sindacato, dove è stato inserito il figlio. L’unica sigla rimasta in piedi oggi è la Falcri: vuota fino a qualche tempo fa, è cresciuta a dismisura. Praticamente morta, invece, l'alternativa sindacale, Fabi, che è stata schiacciata.
Alcuni dipendenti raccontano di essere stati spronati a fare il cambio di rotta e l'esilio sarebbe stato più rapido del previsto.
A decretare la morte del sindacato “antipatico” sarebbe stata anche la situazione di difficoltà di Flashbank, segnalata da alcuni, prima ancora dell’intervento di Bankitalia, e che per più di un addetto ai lavori potrebbe essere una grana anche maggiore dell’affare ‘Merker’.
Quella fu per la Carichieti, capofila dell’ operazione, una delle più importanti mosse finanziarie. Probabilmente la più grande che si ricordi per il  Centro-sud Italia, ma che con il passare degli anni si è trasformata invece in un incubo per moltissimi dipendenti, per le banche, qualche imprenditore. E tutto è finito in mano alla magistratura, con le banche parti offese oggetto di una presunta truffa.

L’ULTIMO BILANCIO

Intanto dal sito ufficiale di Carichieti e dal bilancio 2009 (l’ultimo disponibile, manca ancora quello del 2010) sulla partecipata che pochi conoscono vengono diffusi dati tranquillizzanti: «crescita graduale, ottimi risultati operativi».
Dal punto di vista patrimoniale, l’'interessenza' della Capogruppo al capitale sociale della FlashBank è totalitaria, pari quindi al 100%, rappresentato attualmente da 35.000.000 di azioni del singolo valore nominale di un euro.
La raccolta diretta da clientela al 2009 ammontava a 111,6 mln, con un incremento di circa 33 mln, pari a +41,95% rispetto alla fine del 2008. Nel corso dell’anno sono stati accesi 235 nuovi conti correnti con una crescita di oltre 6,9 mln. Come sarà andata nel 2010? Gli impieghi si sono attestati su complessivi 167,8 mln di euro, con un aumento dell’8,34% rispetto ai 154,9 mln del 2008. L’incremento delle masse per i mutui è stato di circa 11,6 mln e dei presti personali e cessioni del quinto di circa 7,8 mln.
Per quanto concerne i risultati commerciali ottenuti nel corso del 2009, la produzione congiunta di cessioni del quinto dello stipendio e di prestiti delega ha raggiunto i 29 mln di euro, in linea con quella del precedente esercizio.
Il conto economico evidenzia una crescita sostenuta del margine d’interesse, che si è attestato a 7,039 mln, in netto aumento (+43,02%) rispetto al 31/12/2008. I costi operativi sono risultati inferiori rispetto a quelli del precedente esercizio ed in particolare le altre spese amministrative presentano una diminuzione di 0,34 mln.

LE SEDI DI FLASHBANK

Ma quanti e quali sono le sedi della Banca. C’è quella nostrana, in via Colonnetta 24 a Chieti. Lì c'è una sede amministrativa che si occupa di cessioni del quinto dello stipendio, un ufficio legale e un ufficio commerciale. Poi ci sono le due sedi di Milano:  la filiale di via Astesani «in Break Even dal dicembre 2007» e quella di Milano Porta Romana, aperta nel mese di aprile 2009. C'è poi la sede di via Borgonuovo (sede legale). Un ufficio anche a Bologna segnalato oltre il tempo massimo come ‘succursale’ tanto che Bankitalia ha dovuto richiamare all’ordine Carichieti perchè lì si svolge esclusivamente attività istruttoria delle pratiche di cessione del quinto. Risulta poi un ufficio a Roma (via Di S. Nicola Da Tolentino, 12) che però sul sito non è indicato (così come non è indicato l’ufficio teatino).
Ultima la succursale di Potenza nella centralissima via Pretoria 3

 

Flash, di nome  e di fatto. Un parabola di appena 4 anni per decretare la fine della banca

 

Nel 2007 la grande svolta: Carichieti alla conquista di Milano con un nuovo marchio 'Flashbank' che non ha nulla di abruzzese.

Nome anglosassone, come gli studi del direttore generale, Francesco Di Tizio, con una laurea alla Bocconi ma un master al Massachusetts Institute of Technology e una tesi con il relatore Franco Modigliani, scomparso nel 2003 e vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 1985.

Quello stesso nome (Flashbank), però, segnerà anche il destino dell'istituto di credito: sparito in poco tempo, con il rischio di trascinarsi dietro anche il super direttore generale in sella da 14 anni. Una notorietà recente per la banca, dovuta al fatto di trovarsi dentro le carte di una mega inchiesta della procura di Milano sulle infiltrazioni al nord Italia della ‘ndrangheta anche se non risulta che nessuno di Flashbank sia indagato.

Martedì scorso, 25 gennaio, doveva essere per la partecipata della Carichieti il ''giorno della verità'', così lo hanno definito i dipendenti curiosi e ansiosi di conoscere le nuove decisioni del Cda dell'istituto di credito in merito alla banca con sede a Milano e filiali a Bologna, Potenza, Roma e un back office a Chieti. Il consiglio però non avrebbe deciso niente, avrebbe rimandato la scelta. Difficile avere notizie, le bocche sono più cucite che mai e si attende.

Quella che però si respira in queste ore è una certa insofferenza dell''inquilino' dell'ottavo piano degli uffici di via Colonnetta 24: il direttore generale Di Tizio avrebbe confidato a persone a lui vicine di essere «stanco» e di voler cambiare aria tanto che martedì sera più di qualcuno si aspettava le sue dimissioni. Forse, però, la sua decisione non arriverà e attende che qualcuno decida per lui, sussurrano i maligni, perchè in quel caso ci potrebbe essere buona uscita milionaria che potrebbe aggirarsi intorno ai 5 milioni di euro. Bisogna solo aspettare per capire quale sarà la data della svolta e della resa di Flashbank che sembra ormai cosa certa.

Infatti, si sta già lavorando al dopo. E' stata stilata la nuova pianta organica, sono stati decisi i trasferimenti e gli spostamenti così come è stato stabilito che la succursale di Potenza sarà inglobata nell'Area Roma a seguito della fusione per incorporazione della controllata e che l'Area Milano sarà operativa solo a seguito della fusione.

Eppure Di Tizio ci credeva assai in quella nuova avventura, partita in sordina, quando

Carichieti, quasi dieci anni fa, decise di investire i soldi dei risparmiatori teatini acquistando la proprietà della Safibo di Bologna (nel 2002 una parte e nel 2004 il 100%).

All'epoca la società era una finanziaria a rischio con mediatori presenti a Milano, Potenza, Palermo, Roma. Venne successivamente presidiata la direzione di Bologna con l'uomo di fiducia di Di Tizio, Tiziano Galbiati.

Nel 2007 si cambiò ancora musica. La finanziaria venne trasformata in banca sotto il nome di Flashbank. E i progetti erano tanti. Nessun rumore, nessuna pubblicità a Chieti, però, dove l'operazione passò quasi inosservata. Gli stessi dipendenti raccontano di aver saputo della nuova nata solo a cose fatte. Intanto Flashbank al Nord investiva e ci teneva a 'marcare' il territorio 'straniero': la banca decise di tuffarsi in una nuova avventura, quella della sponsorizzazione niente meno che dell'Inter di Moratti, non la prima squadra ma la Primavera.

Lì finì una cifra consistente di soldi dai risparmiatori abruzzesi e della provincia teatina in particolare. Si puntava in alto.

A Milano venne posta anche la nuova direzione generale, mentre a Bologna rimase un ufficio che curava soltanto le cessioni del quinto dello stipendio. A Potenza c'erano dei mediatori della ex Safibo e anche lì si aprì una filiale. Nei progetti c'era anche l'apertura di un ufficio a Palermo, poi slittata perchè non si concretizzò mai l'accordo con i mediatori.

A Milano vennero inviati sia Galbiati come direttore commerciale ed anche Walter Di Rita, il responsabile dell'area crediti, già dipendente Carichieti.

Oggi è proprio Di Rita che compare nell'ordinanza della procura di Milano (non risulta indagato) come referente della Flashbank per il gruppo Perego, la società in odore di 'Ndrangheta che voleva scalare la Cosbau che si occupa di costruzioni, e anche di «edifici prefabbricati destinati alle famiglie terremotate del recente sisma in Abruzzo» che sarebbe riuscita ad aggiudicarsi un appalto da 21 milioni di euro.

E la scoperta di quella inchiesta è stata una doccia fredda per Chieti. Intanto Di Rita se da un lato potrà recriminare di non essere stato nominato dirigente e rimasto funzionario, dall'altro lato potrà difendersi sostenendo che le delibere che riguardano finanziamenti milionari vengono deliberate dal Comitato Esecutivo o dal Consiglio di Amministrazione.

Così come da Chieti non si poteva non sapere delle 'forzature' per alcune operazioni a favore di clienti sovraesposti a cui si continuava a dare 'fiducia' con rischi di perdite altissime.

Una stessa anomalia riscontrata anche in Carichieti dove posizioni 'incagliate' (in pratica lo stadio immediatamente precedente a quello della sofferenza vera e propria) avrebbero fatto registrare rapporti di sportello normalissimi e in continuo movimento. Insomma fidi e mutui venivano erogati ma le rate non pagate.

 

Il caso Merker: una esperienza che non è servita ed è costata ingenti perdite alla Carichieti

 

In attesa che il Cda decida sul futuro della Flashbank alcuni dipendenti hanno la sensazione che stia per chiudersi un ciclo. Un ciclo importante, che ha reso la banca solida, importante in tutta la città, spesso vista, a torto o a ragione, legata a doppio filo con i 'poteri forti' ma che dal canto suo potrà vantare di non essere mai stata scalfita da una indagine o da uno scossone giudiziario. E la stagione di Tizio in casa Carichieti sarà sicuramente ricordata anche per la vicenda Merker nella quale la Cassa di risparmio era la capofila di una cordata di banche che finanziarono il colosso di Tocco da Casauria.

Il sistema bancario italiano, però, in quella occasione subì la perdita di oltre 130 milioni di euro per il finanziamento in pool erogato all'azienda, andata in default a distanza di pochi mesi dall’erogazione dei soldi, ancor prima che iniziasse l'attività produttiva per la quale era stata costituita. Una operazione coordinata e seguita in prima persona da Di Tizio che quando crede fortemente in una cosa si spende senza delegare.

All'epoca dei fatti il super direttore sedeva anche nel CdA della Merker con l’allora amministratore delegato Gianfranco Ramoser, a quei tempi sotto le lenti della magistratura, non solo italiana, ma anche tedesca. Eppure questo non mise in allarme nessuna banca. La perdita per la sola Carichieti, all’epoca dei fatti, si è attestata sui 25 milioni di euro, un importo rilevante per una piccola banca di provincia.

Carichieti se la cavò con una semplice multa ed un richiamo alla riorganizzazione interna, riuscendo a dimostrare che le potenziali perdite sui crediti Merker erano state controbilanciate dall'istituzione di adeguati fondi su rischi nel passivo del bilancio stesso.

Ma oggi più di qualche dipendente ha la sensazione che si stia continuando, anche in prima persona, a pagare per quelle perdite in quanto il Vap, che è un'indennità aggiuntiva che viene inserita nel premio di rendimento annuale, più o meno costante negli anni se non in aumento progressivo, è stato nel 2010 pesantemente ridotto e ci si sarebbe trovati in busta paga di maggio scorso una diminuzione tra i 300 ed i 600 euro a seconda del grado rivestito. Possibile?

Nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria, invece, le banche sono diventate vittime a causa della loro superficialità e Ramoser a novembre scorso ha chiesto il patteggiamento.

Dopo quel periodo si ricorda ancora il via vai continuo degli ispettori di Bankitalia per alcuni mesi (era il 2009): in tutto quel lasso di tempo l'attività della banca venne completamente paralizzata, venne chiesto alle filiali di non inviare in direzione alcuna pratica di fido e di limitare solo all'essenziale la corrispondenza verso la direzione.

Anche dopo quella bufera Di Tizio restò al suo posto.

Non era ancora «stanco» come oggi. Aveva ancora voglia di combattere

 (Inchieste di Alessandra Lotti pubblicate da PrimaDaNoi.it tra dicembre 2010 e febbraio 2011)

>>>PAG. 2  * GENNAIO 2011: DOPO 14 ANNI FINISCE L’ERA DI FRANCESCO DI TIZIO

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GENNAIO 2011: DOPO 14 ANNI FINISCE L’ERA DI FRANCESCO DI TIZIO

La notizia è cominciata a circolare in città poco dopo le 14 di venerdì 28 gennaio ed è stata confermata solo qualche ora più tardi tramite una nota ufficiale della banca (non inviata a questo quotidiano).

La Cassa di Risparmio annuncia così l'avvicendamento ai vertici dell'Istituto di Credito e dopo 14 anni Di Tizio lascia gli uffici di via Colonnetta. Al suo posto, come anticipato nei giorni scorsi, Roberto Sbrolli, già al servizio crediti e divenuto nel giro di poche settimane prima vice direttore (dal 1° gennaio scorso) e poi direttore generale. «Il cambio della direzione generale è in linea con il processo di riorganizzazione dettato dal piano strategico di sviluppo», dice oggi Carichieti che ringrazia Di Tizio per il lavoro svolto e per aver «rafforzato il ruolo» della Cassa di Risparmio «nelle zone di presidio» distinguendosi per «solidità e qualità dell'attivo».

Dopo 14 anni finisce così un'era per la banca teatina che sarà anche ricordata per la sperimentazione delle cartolarizzaizoni: la Carichieti è stata la seconda banca a Farlo grazie ad una società controllata al 100% (la Creso1) ed un consulente speciale, l’avvocato Pietro Anello. 

Il primo risultato tangibile del cambio di gestione della Carichieti è l’apertura degli uffici anche il sabato?

Alla fine della giornata più difficile, ieri l'ex direttore generale Di Tizio è stato riaccompagnato a casa da Gigi De Vitis, responsabile di tutte le filiali Carichieti, mentre l'autista braccio destro Domenico Di Fabrizio prendeva il nuovo incarico come autista di Roberto Sbrolli. Con questa immagine ieri i dipendenti hanno visto il primo cambio in casa Carichieti.

Dopo l'avvicendamento dell'ex dg non filtra nulla dalle stanze ovattate di via Colonnetta e della sede storica di Corso Marrucino, il cui portone stamattina era socchiuso e non dava nell’occhio ai rari passanti invernali.

Nella sede di Chieti scalo invece luci accese già alle 8,30, con un discreto arrivo delle macchine blu dei dirigenti più importanti, mentre gli altri sono arrivati alla spicciolata. Si sa solo che già da ieri sera era stata chiesta per questa mattina alle 9 l'obbligatoria presenza dei direttori di filiale e sono stati invitate tutte le sigle sindacali (pare ad eccezione della Fabi) per fare a caldo il punto della situazione, alla presenza del presidente della Carichieti spa e della Fondazione: la parola d’ordine degli interventi è «inversione di marcia».

Quello che i dirigenti ed i funzionari debbono veicolare da oggi è che la Cassa di Risparmio di Chieti fa una rivisitazione a 360 gradi del suo modo di agire e di amministrare i soldi dei correntisti e dei risparmiatori.

Si azzera il passato prossimo e quello remoto, si aprono le stanze interne dei bottoni e si comincia a fare solo banca. Insomma una sconfessione a tutto campo dell’operato del direttore sostituito. Sembrerebbe.

Un sospiro di sollievo ha accolto queste parole che da molto tempo non riecheggiavano all’interno di Carichieti e che sono musica per le orecchie di quei dirigenti e di quei funzionari che erano stati emarginati perché non condividevano certe scelte.

Parole tuttavia che filtrano attraverso la discrezione e non possono avere il crisma dell’autorevolezza di una dichiarazione firmata e sottoscritta dai nuovi responsabili.

Ma c’è anche preoccupazione per le perdite (la voce ricorrente è di 28 milioni di euro) che l’operazione Flashbank potrebbe accumulare, il che – se confermato - rischia di indebolire la Cassa di risparmio, rendendola un boccone appetibile per le scalate che vogliono impadronirsi della banca, come è capitato per Caripe fagocitata fa Tercas.

Non a caso, fanno notare fonti interne dell’istituto, due ottimi funzionari dell’area grandi clienti sono già passati a Pescara e rischiano di portare via la clientela più importante, indebolendo ulteriormente la Carichieti. In effetti nessuno parla delle possibili conseguenze “bancarie” della vicenda portata alla luce dall’indagine della Gdf di Milano e dalle prescrizioni della Banca d’Italia. Tace il mondo politico, tacciono i sindacati, tace il sindaco di Chieti, come se l’abbandono di Di Tizio fosse un normale “pensionamento”.

Forse non è così ed il tempo chiarirà gli aspetti che oggi sono solo accennati così come chiarirà se si tratta davvero di una inversione di tendenza.

Con il direttore sostituito potrebbe saltare un sistema di potere che per anni ha influenzato tutta l’economia e la politica di Chieti, della Val Pescara e di Pescara città. Con esiti imprevedibili, rispetto a chi occuperà ora questo spazio e rispetto alle inchieste giudiziarie che potrebbero ricevere nuova linfa da questo vaso scoperchiato.

Intanto c’è un dato politico: la rappresentanza degli eletti di Chieti saprà reagire e respingere i piani di ridurre la città ad un quartiere periferico di Pescara o di Teramo? E poi c’è un dato economico: tutti i denari drenati dall’economia teatina potranno tornare e ridare slancio ad una zona depressa come Chieti e provincia?

Di questo si dovrebbe parlare, visto che è saltato anche il sistema di amicizie che proteggeva Di Tizio e le sue operazioni. Un sistema che data da più di dieci anni e che ha avuto già un altro stop imprevisto e mai ricordato. All’inizio degli anni 2000, sotto la giunta di Giovanni Pace, Di Tizio fu nominato presidente della Fira, nonostante le proteste delle altre banche socie della Finanziaria regionale. Dopo pochi mesi però Di Tizio fu sostituito e non si è mai saputo perché.

Un evento che riporta anche alla mente come la Carichieti fu la seconda banca in Italia a sperimentare le cartolarizzazioni, materialmente elaborate dall’avvocato Pietro Anello, amministratore unico di una società interamente controllata dalla cassa, Creso1, lo stesso legale poi diventerà consulente della Fira di Giancarlo Masciarelli che sperimenterà le cartolarizzazioni con i debiti della sanità pubblica con i risultati che si conoscono.

Insomma Di Tizio si porta dietro un tot di misteri e di grandi protezioni che fino ad ora sono rimasti tali anche grazie al favore di certa stampa sempre disattenta ai problemi che si agitavano nella banca. Una copertura che sembra essere garantita anche oggi visto il silenzio assordante sulle vicende così che i lettori dei giornalii di carta avranno saputo delle dimissioni di Di Tizio proprio come «un normale avvicendamento» non conoscendo nulla della inchiesta di Milano sulla Flashbank o le operazioni spericolate della Merker o delle proteste dell’ultimo decennio contro scelte che oggi la banca potrebbe pagare e senza sconti.

(Inchieste di Alessandra Lotti pubblicate da PrimaDaNoi.it tra dicembre 2010 e febbraio 2011)