Imperatore Cuccurullo

Alessandro Biancardi

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CHIETI. L'Università come un feudo da sfruttare per arricchirsi ed accrescere il proprio potere. L'esempio della D'Annunzio nella gestione del rettore Franco Cuccurullo che ha saputo inventarsi un metodo.

di Alessandro Biancardi

E’ sulla breccia dal 1987 quando divenne preside della facoltà di Medicina e Chirurgia ma è rettore dal 1997. Il suo è un potere forte, anzi fortissimo. Se è sotto i riflettori è perchè lui stesso l’ha deciso: di solito si snocciolano lodi (che ha approvato e sottoscritto).
Apparentemente è lontano dalla politica “propriamente detta”, ma solo
apparentemente. Quando le luci si spengono un mondo intero brulica dietro i cancelli dei campus. Senza dubbio la storia di Franco Cuccurullo è quella di un grande uomo di cultura che ha saputo “reinventarsi” l’università e farla crescere, ingrandire ed esportarla fuori regione. E più la “D’Annunzio” cresceva, più il Magnifico rettore aumentava il suo potere.
Un potere che si può riassumere nella gestione di un immenso patrimonio di denaro pubblico, amministrato spesso con regole privatistiche grazie alla creazione della “Fondazione D’Annunzio”. Proprio questo mese, inoltre, inizierà i suoi lavori anche l’Ateneo telematico privato “Da Vinci”: «emanazione della Fondazione». E già si parla di «aziendalizzazione dell’Ospedale di Chieti», cioè estendere il potere dell’Università anche sul policlinico.  Una ascesa, quella
dell’Imperatore Cuccurullo, a colpi di delibere adottate spessissimo all’unanimità (comunque sempre con il consenso del gruppo docenti), di
moltiplicazioni di cariche e di compensi. Negli ultimi tempi hanno fatto tutti molta strada (si sono, fra l’altro, aggiunti figli, parenti, amici e mogli di amici e di gente che conta nei diversi ambiti della società civile) e a guidarli c’era sempre lui: il rettore. Una miniera d’oro per l’Abruzzo ma soprattutto per la strettissima lobby dei “prof” come Zac sta per documentare. Così da rettore −grazie ad una proficua ambivalenza politica e ad una tetragona protezione-  Cuccurullo si è trasformato in un vero monarca di un piccolo stato assoluto, una sorta di feudo condiviso insieme ai cervelli più elevati. E’ vero, il Magnifico gode di “larghi consensi” e su tutti i fronti: un evento tanto reale quanto raro. Eppure, persino l’attività della “oligarchia universitaria” avrebbe un peso relativo se non fossero così macroscopiche le carenze strutturali e di servizi basilari per gli studenti i quali dovrebbero pure essere il vero fulcro dell’ente pubblico università.  «Ci si preoccupa principalmente della gestione del potere e lo si elargisce un po’ a tutti per poterlo mantenere il più a lungo possibile», confida amaramente un dipendente.

E così, protetta trasversalmente dalla corazza della politica, l’Università è diventata quel piatto dal quale mangiano tutti. Dunque, perchè lamentarsi della qualità a volte scadente delle pietanze? Qual è il ruolo che, in tutto questo, occupano gli studenti? La risposta è probabilmente affidata ad uno sconcertante cartello stampato a caratteri cubitali sulla porta dell’ufficio di un preside di facoltà: «è severamente vietato bussare. Per informazioni
rivolgersi alla segretaria». Fulgido esempio di “apertura” del “maestro” verso lo studente.

NESSUN LIMITE ALLA RICANDIDATURA.

 La D’Annunzio è uno dei pochissimi Atenei a non prevedere nel proprio statuto limiti di rielezione del rettore. Tale limite è norma elementare di democrazia (esiste per moltissime cariche pubbliche di vertice). Il rettore Cuccurullo che è già al suo terzo mandato potrebbe benissimo essere rieletto e rieletto ancora.
Di certo non si vuole questa limitazione in quanto una proposta è stata presentata ma puntualmente bocciata. Le prossime elezioni sono previste per metà del prossimo anno e ci sono molte possibilità che nulla cambi l’ordine costituito. Al momento non ci sono possibili candidati in grado di scalfire l’attuale reggente. Nemmeno la canonica figura del “Prorettore”, il vice, è mai sbocciata. Potrebbe tuttavia accadere che, invece, Cuccurullo preferisca quelle altre elezioni -le politiche- così come pure insistentemente si vocifera. Ma si schiererà a destra o a sinistra? L’abilità del Magnifico è tale da non centellinare sorprese. Intanto è a capo del Civr, inventato apposta per lui: «Il ministro Letizia Moratti cambia il sistema di assegnazione dei 12 miliardi di euro per finanziare la ricerca, non più a pioggia a enti, istituti e università, ma "puntando sulla qualità, sulla
competitività e premiando il merito". Allo scopo ha istituito il Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca (Civr) affidandolo al prof. Franco Cuccurullo» (Agi 12 gennaio 2001).

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE E SENATO.

Sono i principali organi dell’Università; il primo si occupa della amministrazione, il secondo è l’organo politico. Il Consiglio è composto da rappresentanti di professori per ogni facoltà, da rappresentanti del personale
tecnico-amministrativo e degli studenti (100 euro a seduta). Il Senato è
composto, invece, dai presidi, dai direttori dei dipartimenti, da rappresentanti studenti e dipendenti tecnico amministrativi. Entrambi gli organi sono presieduti dal rettore, coadiuvato dal direttore generale. Tutte le decisioni sono prese durante le sedute e dopo discussione democratica, tuttavia molti nutrono dubbi sul processo di formazione delle decisioni. E’ il caso di una seduta di consiglio fondamentale −quella avvenuta subito dopo il 21 gennaio 2003 (riapprovazione statuto Fondazione). Ad un certo punto il rettore ed il
professor D’Asdia escono dalla sala. Pochi minuti dopo, l’assemblea nomina Cuccurullo presidente del nuovo ente, mentre il secondo diventa membro del consiglio del nuovo ente. Subito dopo il voto i due rientrano. «E’ un organo inutile», dice amareggiato un ex componente del consiglio di Università, «si può parlare quanto si vuole ma poi si decide sempre così come vuole il solito gruppetto. Non me la sentivo di fare il burattino ed alzare la mano quando dovevo... che cosa avrei raccontato ai miei figli?». Spulciando molte delibere tuttavia si nota come spessissimo tutte le decisioni siano prese all’unanimità
con astensioni pressochè fisse di un paio di membri fra i quali i rappresentanti degli studenti. La cerchia dei presidi e quella dei direttori dei dipartimenti sono sempre in sintonia con il voto del rettore. Ma anche al centro di polemiche poichè percepiscono indennità aggiuntive (12mila e 7mila euro) - caso non frequente altrove- per attività squisitamente didattica, soprattutto se si parla dei presidi di facoltà.


LA FONDAZIONE “D’ANNUNZIO”.

Esiste l’Ateneo “D’Annunzio”: l’istituzione, ente pubblico, finanziata dal Ministero per milioni di euro e per circa il 19milioni di euro dalle tasse
universitarie. Tale soggetto giuridico è “amministrazione pubblica” in tutti i sensi, tenute al rispetto di regole di garanzia, trasparenza , economicità. E’ soggetto a controlli di gestione e ad adempimenti specifici che garantiscono la corretta amministrazione del denaro pubblico. Con la Fondazione queste regole vengono cancellate. «La Fondazione, statutariamente, non ha scopo di lucro, non distribuisce utili ed opera in piena sinergia con l'Ateneo», si legge nella “Missione statutaria”, «svolgendo attività, quali:

a) acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato; b) attività strumentali e di
supporto alla didattica e alla ricerca», «questa azione, oltre ad assicurare consistenti vantaggi economici per l'Ateneo, comporterà una notevole riduzione dei tempi di approvvigionamento rispetto a quelli richiesti dalle procedure pubblicistiche».
Ecco la motivazione dunque: si fa più in fretta. Come? Evitando
le procedure pubbliche di appalto e passando alle vie brevi (chiamate dirette di ditte e tecnici con criteri non chiari), insomma passando ad una gestione privatistica («ha personalità giuridica di diritto privato», statuto art.1).
«La Fondazione», si legge ancora nella missione statutaria, «è dunque un braccio operativo dell'Ateneo, che agisce nell'interesse pubblico, ma con la flessibilità operativa del privato, adeguato, pertanto, ad un mercato dell'offerta di beni e servizi in continua trasformazione e sempre più competitivo.
Con un obiettivo di particolare rilevanza strategica in un periodo, come l'attuale, di progressiva contrazione del trasferimento centrale: procurare risorse aggiuntive all'Ateneo, per assicurare il sostegno economico di attività vitali, quali ricerca, formazione e servizi, nel segno di una qualità sostenibile». Niente di strano: in fondo si cerca di
operare nel bene dell’Ateneo e fare anche in fretta.

IL PATRIMONIO DELLA FONDAZIONE.

Con quali soldi opera l’ente strumentale? Il 3 febbraio 2003 il Consiglio di amministrazione dell’Università stabilisce «su proposta dei professori Bonetta e Falaco... una dotazione iniziale di 600.000 euro quale fondo capitale iniziale ed ha stabilito di attribuire con decorrenza dal 2004 un contributo annuo di 500.000 euro». Chi caccia questi soldi? L’Ateneo (pubblico).
L’art. 2 dello statuto della Fondazione precisa che tra le varie finalità vi sono quelle di «promuovere la raccolta di fondi privati e pubblici e la richiesta di contributi pubblici e privati locali, nazionali, europei e internazionali da destinare agli scopi», cioè rastrellare risorse nuove a vantaggio delle attività didattiche, dunque degli studenti. Finora questo non è avvenuto: pochissimi enti si sono dimostrati generosi da offrire una mano e per una piccolissima percentuale.
Il perchè è facilmente spiegabile nel fatto che qualunque ente voglia apportare il suo contributo non potrà contare granchè all’interno dell’organo principale della Fondazione: il consiglio di amministrazione.
Infatti l’art 11 statuto recita: «Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione è composto da un numero variabile di membri fino ad un massimo di otto membri, compreso il Presidente. La composizione è la seguente: il Presidente; due membri nominati dal Consiglio di amministrazione dell’Università; due membri nominati dal Senato accademico dell'Università; un membro designato dal Ministero». Siamo a 6 membri; i posti liberi rimangono soltanto 2.
A conti fatti la maggioranza rimarrà sempre e comunque dei membri universitari. Nessun privato o ente pubblico intenderà mai investire soldi senza poterne avere il controllo. La Fondazione allora difficilmente rastrellerà fondi esterni e sarà condannata a gestire soltanto i soldi dell’Università, cioè quelli pubblici.
Ci si domanda: è giusto gestire con regime privatistico, per la gran parte, soldi pubblici? E poi, siamo davvero sicuri che un ente che gestisce soldi pubblici possa definirsi di diritto privato? I soldi rimangono pubblici anche se passano di mano: questo è sicuro.  Ma chi gestisce questi soldi?


LA MOLTIPLICAZIONE DELLE CARICHE E DEGLI STIPENDI.
A decidere della Fondazione è un Consiglio di amministrazione, come detto, formato da quattro membri scelti da Senato accademico e Consiglio di amministrazione dell’Ateneo. Questi quattro professori allora si troveranno magicamente un altro stipendio nelle loro tasche, frutto di una nuova carica (a quanto ammonta il nuovo stipendio? Impossibile dirlo: il bilancio non è analitico). A capo della Fondazione c’è sempre il rettore Cuccurullo. Dubbi? Sì, uno: «il dottor Leonzio», si legge nel verbale di nomina, «manifesta perplessità sulla compatibilità della carica di rettore e presidente della Fondazione», ma poi si dichiara favorevole a patto che venga acquisito parere in merito e vota la nomina. Astenuti i consiglieri Stella, Pirani e Simone. Ma siamo proprio sicuri che non vi siano incompatibilità fra i due incarichi del rettore? Si pensi solo che, per
funzionare, la Fondazione ha dovuto stipulare delle convenzioni con
l’Università: per la prima dovrebbe firmare il presidente (Cuccurullo), per la seconda il rettore (Cuccurullo).

IL DIRETTORE GENERALE.

Marco Napoleone. E’ l’angelo custode del rettore, perno essenziale
dell’organizzazione, senza il suo assenso nulla potrebbe realizzarsi anche perchè sopporta enormi responsabilità. Per questo la legge stabilisce uno stipendio massimo di circa 140mila euro. Invece ne guadagna molti di più: almeno 200mila euro. E’ anche direttore generale della Fondazione, eletto democraticamente dal Consiglio di amministrazione (almeno 75mila euro in più).
Arriva il nuovo Ateneo telematico “Da Vinci” ed il direttore è ancora Napoleone (ma non si riesce a trovare una conferma nel sito internet ufficiale). Nel tempo che avanza espleta funzioni di presidente del coro dell’Ateneo nonchè di presidente del circolo ricreativo universitario.


SEMPRE GLI STESSI.

Come si può
vedere dallo schema, per gestire lo stesso ente (Università) c’è bisogno di un secondo organo (Fondazione) che assorbe numerose risorse. Se poi, grosso modo, sono le stesse persone ad occupare le poltrone non si capisce l’utilità del «braccio operativo». Rettore, dirigente, revisori si ritrovano anche in Fondazione. In definitiva, che cosa quelle stesse persone non possono fare nel Consiglio di amministrazione dell’Ateneo (pubblico) ed invece possono fare in quello della Fondazione (privata)?

NON C’E’ DUE SENZA TRE: L’ATENEO TELEMATICO.

Parte questo mese l’Ateneo “Da Vinci”, privato pure questo. Che cos’è? «L’Ateneo è promosso e sostenuto dalla Fondazione» (Art.1 statuto); «Può accedere a fondi pubblici e privati (...) stipulare contratti, convenzioni e accordi (...) amministrare e gestirei beni di cui abbia proprietà o possesso» (Art.5); «Il consiglio di amministrazione è composto dal Presidente della Fondazione (...),
dal rettore, da due professori di ruolo (...) designati dal Consiglio di
amministrazione della Fondazione da due componenti del Consiglio di amministrazione dell’Università (...) dal direttore generale» (art11); «Il direttore generale è assunto su proposta del rettore con contratto a tempo determinato non superiore a tre anni, rinnovabile» (art.18). Come si può bene intuire di facce nuove non se ne vedono nemmeno qui.

PARCELLE E DIREZIONI DEI LAVORI.

Non deve meravigliare se con tanti lavori da portare a termine, tra le diverse competenze, ci si infilino luminari noti e super impegnati. Solo per fare un esempio: l’ampliamento del Campus di Pescara. Fra i vari nomi si nota quello del professor D’Asdia (tra l’altro già componente del consiglio di amministrazione dell’Università e della Fondazione) come «responsabile procedimento», «responsabile lavori in fase di progetto», «progetto delle strutture», «progettazione in fase di esecuzione», «direzione lavori». Totale approssimativo circa 180mila euro. Ma non c’è da sobbalzare perchè l’Università ha risparmiato svariate centinaia di migliaia di euro. «L’ammontare totale degli incarichi», si legge fra le carte, «risulta inferiore al 55% dei minimi di parcella».

UNIVERSITA’ “VIRTUALE”.

Oltre
quella reale esiste quella “virtuale” frutto della complessa macchina della comunicazione: con un progetto denominato “Ateneo in linea”, per esempio, si acquisiscono spazi su due emittenti tv locali di proprietà di Pierangeli e Spatocco (cliniche private). Dare una buona rappresentazione all’esterno è utile per attrarre nuovi studenti e convincere quei genitori che questa Università è quella giusta. Il costo si aggira sui 300mila euro per la trasmissione di un palinsesto molto curato, spesso specifico e dunque per pochi, per di più diffuso
in prima serata (quando le grandi tv danno il meglio di sè) o in tarda serata.
In molti contestano la scelta (anche fra i docenti) e si chiedono a cosa serva e quanto giovi agli studenti. Nessuna gara è stata espletata per questo servizio nè esistono rilevazioni sui dati di ascolto. In conclusione un’ultima domanda: come mai di tutto questo nessuno parla?

...E POI NON CI SONO SOLDI.

I problemi della D’Annunzio sono
davvero tanti e tutti scontati sulla pelle degli studenti. Mancano
infrastrutture, aule e attrezzature. C’è l’aula “bunker” di Scienze dove vengono stipate centinaia di ragazzi in un ambiente angusto che non conosce la luce del sole, senza finestre, sempre illuminato artificialmente. Lo stesso capita nell’enorme biblioteca di Pescara: interrata, senza finestre, bassa e qualcuno
giura senza abitabilità. Le facoltà di Sociologia e Psicologia hanno attirato centinaia di studenti anche da fuori regione, hanno portato soldi e lustro ma per loro non ci sono aule e spazi fisici per le elementari esigenze. Devastanti anche le condizioni della biblioteca di Medicina e Farmacia. Una facoltà come Scienze non ha un solo laboratorio.
«Manifesto il dissenso assoluto
sull’utilizzo delle risorse dell’Ateneo e alla poca chiarezza del documento economico», si legge in una delle tante dichiarazioni a verbale del consigliere Fabio Stella, rappresentante degli studenti. «In passato», continua Stella, «sono stati spesi soldi per l’acquisto dei ruderi della “ex casa dello studente” ed ora si vuole costruire un albergo. La sala di attesa della segreteria unificata è priva di uscite di sicurezza ed è troppo piccola. Inoltre ricordo che il nostro Ateneo ha attivato attraverso la Fondazione una “Università
telematica”: un vero paradosso sapendo che mancano le aule, attrezzature, computer ed è difficile persino accedere ai servizi telematici».  
 
I NUMERI DELLA D’ANNUNZIO

Quasi 30mila iscritti, di cui 9mila
matricole. Su 77 Atenei la nostra è posizionata poco dopo la ventesima posizione per numero di studenti. Programmati «oltre 100 milioni di euro, in un momento di recessione generale, quale quello che stiamo vivendo è una bella soddisfazione», parola di rettore. Le Facoltà sono 11. I corsi di laurea sono 38 ai quali si aggiungono 4 lauree specialistiche. I trasferimenti da parte dello Stato per il
2004 ammontano a 86milioni 887mila euro. Il totale generale delle entrate per il 2004 ammonta a 237.481.367milioni di euro di cui 17.450.637 di tasse e contributi. Per il 2005 si prevedono entrate in leggera flessione del 3% (Tot. 230.436.701 euro). Il totale delle spese per il 2004 risulta essere di 235.886.523 euro; per il 2005 la flessione sarà del 2,3 per cento. Per far funzionare gli organi di governo istituzionali si spendono 518.047 euro; nel 2005 si prevede una spesa di 576.363 euro. Per le “attività istituzionali e gli oneri connessi” si spenderanno circa 80milioni e 600mila euro. Per “il contributo per il funzionamento e le attività istituzionali della Fondazione” si
spenderanno da 6milioni 381mila euro dello scorso anno a 7.811.217 euro. Per il personale nel 2004 si sono spesi 62.807.862 euro, nel 2005 poco meno di 61milioni.

 

Alessandro Biancardi (febbraio 2005)