Centro Oli, il progetto segreto dell'Eni approvato in 20 giorni

Alessandro Biancardi

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Centro Oli, il progetto segreto dell'Eni approvato in 20 giorni

IL CONFLITTO DI INTERESSI DEL SINDACO

TUTTO SUL CENTRO OLI 

APPROFONDIMENTO. ORTONA. Quella della costruzione di un imponente centro di prima raffinazione del greggio estratto dalle colline ortonesi è una storia incredibile. Basterebbe citare solo l’iter fulmineo seguito tra una burocrazia farraginosa e mastodontica. Gli ortonesi conoscono bene quanto sia difficile ottenere autorizzazioni di vario genere per costruire anche solo un piccolo box...

Eppure, dalle poche carte che si conoscono, non si può non notare la superficialità con la quale si è riusciti ad affrontare un argomento tanto delicato.

La storia è incredibile per l'assoluta estromissione della popolazione da una scelta tanto importante.
Incredibile per la mancanza quasi assoluta di trasparenza, con troppi segreti e impedimenti che umiliano il cittadino onesto.
Incredibile per l'azione di disinformazione che va avanti da settimane fatta soprattutto di dichiarazioni dell'amministrazione locale non supportata da prove o documenti.
Incredibile per il comportamento elusivo dei rappresentanti delle istituzioni. Ma la cosa che appare davvero molto strana è che nessun progetto dettagliato è agli atti.

Tutto passerebbe inosservato se la volontà di costruire una centrale Eni - un progetto di oltre 600 milioni di euro- non facesse così platealmente a pugni con quanto è tutto intorno.
Il Comitato Natura Verde ha speso parecchi giorni per studiare i pochi documenti pubblici disponibili ed ha stilato una importante relazione sullo stato dell'arte.
Questi sono i passaggi salienti.


DOV'E'


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IL PROGETTO SEGRETO: 11 SETTEMBRE 2001, ORTONA NON SARA' PIU' LA STESSA

L’ente che fa richiesta è l’Eni spa, Division Exploration & production, sede di produzione di Ortona, mentre quello che si vuole costruire è definito anche «centrale per il trattamento di idrocarburi liquidi e gassosi e denominato Miglianico».
La procedura burocratica di approvazione dell'investimento, incredibilmente semplice e snello, attende ad oggi solo la variante al Prg che dovrà essere votato dal consiglio comunale. 
Tutto il resto è già stato compiuto. 
Eppure non esiste un progetto specifico e particolareggiato di quanto si vuole realizzare e nemmeno sembra essere passato attraverso la valutazione di impatto ambientale della Regione.
«Nessuno, dentro e fuori Ortona, tranne forse i pochi eletti che hanno partecipato ai tavoli decisionali», sostiene il comitato Natura Verde, «conosce esattamente in che cosa consiste l'intervento, cosa comporti in realtà, da dove nasca e soprattutto perchè. Nessuno conosce i programmi e l'effettivo piano industriale dell'Eni nella nostra zona. Pochi sono al corrente del programma di impianti e di rilevazione di pozzi a scopi petroliferi partito a seguito di un documento sottoscritto a Roma nei palazzi del ministero delle attività produttive».
Era proprio quell'11 settembre 2001 che ha cambiato per sempre il mondo intero e, forse, cambierà per sempre anche l’Ortonese.
Quel che è certo è che, al momento, il progetto ha ancora molte ombre. Molte delle risposte date non possono fare fede su prove documentali.

LA TRASPARENZA E LA PARTECIPAZIONE: CHI LE HA VISTE?

Gli unici documenti resi pubblici sono pochi fogli dai quali il Comitato è riuscito a ricostruire l'iter burocratico, documenti che sono stati pubblicati per 45 giorni all'albo pretorio del Comune di Ortona.
Molto del materiale di cui parleremo è desunto però solo da due verbali di due conferenze di servizio nelle quali si è deciso praticamente tutto, tenute il 20 e il 27 di aprile 2007.


L'ITER BUROCRATICO

La prima istanza risale al 24 luglio 2006 nella quale l'Eni chiede il permesso di costruire, permesso negato dall'ufficio tecnico comunale il 1 settembre 2006 (protocollo 1471).
Il 10 agosto, però provvidenzialmente -20 giorni prima che l'istanza fosse rigettata- l'Eni aveva chiesto l'attivazione della procedura ex art.5 del Dpr 447/1998 una procedura che come vedremo sarà veloce e semplificata.
Si tratta della procedura tramite lo “Sportello unico”, varato per semplificare la burocrazia e accelerare i tempi, favorendo le imprese che hanno necessità di tempi brevi per costruire in variante al Prg.

Il 4 aprile 2007 viene indetta dalla Regione una riunione per valutare esclusivamente le emissioni in atmosfera del futuro centro oli.
Nella riunione la Asl di Chieti, Dipartimento prevenzione di Ortona, tra le altre cose rileva che «l'attività dell'Eni è classificabile come insalubre di prima classe» e si prescrivono «l'adozione e il mantenimento nel tempo della migliore tecnologia disponibile per il contenimento delle emissioni stesse».
Una nota dell'Arta del 3 aprile 2007, invece, fa notare come in caso di rottura della caldaia i fumi di uscita dalla turbina «saranno direttamente scaricati in atmosfera».
Nel documento si fa riferimento alla mancanza di una relazione circa il bilancio termico chiarendo che il gestore ha fornito «solo una parte dei dati».

Durante la conferenza dei servizi della 20 aprile, invece, viene letta una relazione dell'Eni di circa 47 pagine nella quale sarebbe spiegato più nel dettaglio il progetto.
Sarebbe questo l’unico documento che parla del progetto ma non il vero e proprio progetto.
Anche in questo caso sono molte le prescrizioni che vengono fatte dai diversi enti interessati e che riguardano i permessi a costruire, l'impatto dell'uso dei suoli, delle emissioni.

FOGLI MANOSCRITTI E CANCELLATURE

Il verbale pubblicato all'albo pretorio contiene anche fogli manoscritti di cui uno incomprensibilmente depennato che contiene le dichiarazioni rese dal medico sanitario relative a presunte omissioni della relazione tecnica dell'Eni la quale non avrebbe indicato «il sistema di trasporto, di trasformazione dei gas estratti, le sostanze che verranno usate, i dettagli sulla rete, il fabbisogno idrico e lo smaltimento dei reflui, sull'esistenza o meno di eventuali fasi nocive di lavorazione degli oli estratti».
In un'altra parte del verbale (non cassato) è sempre l'esponente della Asl che pone riserve e condizioni circa il rilascio del parere definitivo positivo.
Queste condizioni riguardano sostanzialmente la necessità di alcuni approfondimenti e l'esigenza di una descrizione puntuale e fedele delle diverse fasi di lavorazione per poterle meglio valutare insieme ai diversi impatti su persone e ambiente.
Il rappresentante dei vigili del fuoco invece esprime un parere di massima favorevole ma dichiara anche che «la progettazione e la documentazione prodotta» non permette di esprimere un parere definitivo e completo.

35 MINUTI

Il 27 aprile 2007 si è tenuta la seduta conclusiva della conferenza dei servizi indetta dal Comune di Ortona alla quale sono stati invitati tutti gli enti interessati. 
La seduta è durata appena 35 minuti e in questo tempo è stato deciso il futuro di un’ampia zona ai confini con i comuni di Tollo, Miglianico e Francavilla.
Durante la riunione si è proceduto ad acquisire gli atti e i chiarimenti richiesti dal servizio di prevenzione dell'Asl di Chieti che -con una nota del giorno precedente- poneva alcune condizioni e prescrizioni che riguardavano la sussistenza delle infrastrutture primarie, dello smaltimento delle acque reflue, il reperimento di acqua per uso industriale, la separazione delle acque e l'adozione di accorgimenti utili per evitare fastidio o nocumento agli insediamenti abitativi limitrofi. Accorgimenti di cui non si è saputo più nulla.

Sulla base della conferenza dei servizi del 4 aprile è stata così emessa una determinazione dirigenziale del 18 aprile 2007 della Direzione Parchi, ambiente e territorio della Regione Abruzzo con la quale si autorizza per un periodo di 15 anni «il rilascio in atmosfera di sostanze inquinanti nelle quantità e tipologie indicate in specifiche tabelle» con l'obbligo in capo all'Eni di controllare periodicamente il corretto funzionamento degli impianti di abbattimento e di annotare le opere di manutenzione, di comunicare immediatamente al sindaco di Ortona e le altre autorità eventuali mal funzionamenti dell'impianto.
l'Arta invece avrà l'obbligo di un controllo biennale degli impianti e delle missioni.
Il documento è stato firmato negli stessi uffici della Regione che hanno invece autorizzato la costituzione del Parco della Costa teatina all’interno del quale sorgerà proprio il centro Eni. 

Il Comitato Natura Verde fa notare come siano stati fulminei tempi, procedure e pareri dei vari enti impegnati, concentrati tutti in un periodo compreso fra il 4 e il 27 aprile 2007.

PARERI E RISERVE:CHE VALORE HANNO?

Gli ambientalisti poi hanno cercato di capire il valore di tutte le prescrizioni sollevate e le condizioni poste. 
Sono state recepite? C'è stato il tempo materiale per discuterle e inglobarle nel progetto?
Di questo non v'è traccia nei documenti. Eppure dai verbali si è desunto che erano condizioni imprescindibili per il rilascio dei pareri positivi definitivi.
A rigor di logica, dunque, poichè l’iter si è concluso con molti nulla osta tali prescrizioni dovrebbero essere state inserite nel progetto (che non si conosce).

PERCHE' NON ESISTE IL PIANO INDUSTRIALE?

Secondo il comitato ambientalista sarebbe impossibile o almeno riduttivo prendere una decisione in mancanza del piano industriale definitivo e in mancanza dello stesso progetto del centro oli. «Un documento che rechi tra l'altro la specificazione dell'estensione dei territori a diverso titolo interessati e anche sotto il profilo ambientale, insieme alla mappatura e alle concessioni governative regionali rilasciate, oltre a tutte le specifiche tecniche di dimensioni, tipologie, tecnologie, livelli di sicurezza e di impianti». Insomma richieste che mirano ad eliminare tutte le zone d’ombra.

LE RICHIESTE IGNORATE

Finora, tuttavia, sono state ignorate tutte le richieste del Comitato per avere chiarimenti e approfondimenti.
Lo stesso Comitato non ha avuto risposte in merito all’iniziativa di assunzione di atti di autotutela (la procedura prescritta dalla 241/1990 non sarebbe stata rispettata); nè sul piano industriale completo dell'Eni in Abruzzo e in Italia; nè sulle verifiche preventive di compatibilità con analisi, costi e benefici, valutazioni tecniche e programmi di intervento.
Inoltre, si chiedono lumi circa le eventuali intese Stato-Regioni sullo sfruttamento petrolifero e sulle politiche energetiche.
Gli ambientalisti inoltre chiedono anche una valutazione di impatto ambientale da parte dello Stato (ex 349/1986) al fine di «garantire la partecipazione, l'imparzialità, la trasparenza».


LA CRONOLOGIA DEGLI EVENTI

21 LUGLIO 2006, Note sulla difformità urbanistiche in riscontro alla comunicazione dell'Eni dell'11 luglio 2006 del servizio urbanistica del Comune di Ortona;

24 LUGLIO 2006 domanda dell'Eni di permesso di costruire il centro oli;

10 AGOSTO 2006 richiesta dell'Eni di attivazione della procedura ex art. 5 Dpr 447/1998

24 AGOSTO 2006 parere contrario per difformità con il piano regolatore;

1 SETTEMBRE 2006 parere contrario dell'ufficio tecnico comunale di Ortona;

19 MARZO 2007 convocazione conferenze dei servizi del 20 aprile 2007 da parte del responsabile del procedimento del Comune di Ortona;

3 APRILE 2007 parere dell'Arta;

4 APRILE 2007 Conferenza dei servizi Regione Abruzzo, unica e conclusiva, si decide solo sulle emissioni atmosferiche;

17 APRILE 2007 parere comitato regionale beni ambientali e nullaosta della Direzione regionale Parchi;

18 APRILE 2007 determina dirigenziale di autorizzazione della Direzione dei parchi

19 APRILE 2007 parere dei servizi del Genio civile regionale e parere dell'Assessorato urbanistica provincia di Chieti;

20 APRILE 2007 conferenza dei servizi al Comune di Ortona per la variante urbanistica;

23 APRILE 2007 parere del consorzio ASI Chieti e Pescara;

24 APRILE 2007 relazione tecnica descrittiva del progetto Eni;

26 APRILE 2007 parere del servizio prevenzione Asl sul parere settore viabilità della Provincia di Chieti;

27 APRILE 2007 conferenza dei servizi conclusiva al Comune di Ortona per la variante urbanistica

25 SETTEMBRE 2007 decisione del Consiglio comunale sulla variante al Prg


IL PROGETTO, LE CONDOTTE, L'OLEODOTTO

Intanto, aggiungiamo qualche dettaglio in più sull'investimento che molti reputano superiori a 500.000 euro e che mira allo sfruttamento delle coltivazioni di giacimenti petroliferi e di olio dei due pozzi di Miglianico. Mentre il terzo, quello denominato Granciaro, servirà per l'immissione nel sottosuolo di acqua di riempimento.
Proprio per la particolarità della lavorazione sono previste diverse opere da realizzare oltre quella del nucleo centrale che si estende su un'area di 117.430 metri quadrati.
Una serie di impianti provvederà alla lavorazione di greggio e gas mentre una rete articolata di acqua potabile sarà utilizzata in caso di incendi e soprattutto per reiniettarla nel pozzo di riempimento.
Il progetto prevede condutture di collegamento dai tre pozzi verso il centro oli dal quale poi partirà un altro oleodotto (di 6,4
chilometri) che trasporterà il greggio lavorato fino al deposito costiero nei pressi del porto. Pronto per essere imbarcato in comuni petroliere.
Un vasto deposito di greggio è previsto anche all'interno della centrale.
Gli esperti prevedono un ingentissimo utilizzo di acqua potabile e questo è uno dei punti ancora da chiarire.
Nella relazione presentata dall'Eni si dice chiaramente che l'acqua sarà prelevata «dall'acquedotto pubblico» e che nello stesso tempo «una buona parte sarà reiniettata nel pozzo, mentre le acque di scarico finiranno nel ruscello denominato Ghiomera».
Una apposita unità denominata «sistema acqua demineralizzata» ha lo scopo di «produrre, cumulare e trasferire l'acqua richiesta dalle utenze della centrale a partire dalla distribuzione di acqua potabile dell'acquedotto».


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LE EMISSIONI IN ATMOSFERA


A raccogliere e smaltire gli scarichi della lavorazione pensano apposite "fiaccole" e gli scarichi del gas.
Sarà costruita una torcia per gli scarichi di emergenza ad alta pressione, un'altra torcia per gli scarichi del termocombustore in caso di fuori servizio di quest'ultimo che, invece, assolverà normalmente la combustione di gas a bassa pressione.
Le torce rimarranno sempre accese e garantiranno un «irraggiamento contenuto alla recinzione dell'area» e sono di «tipo smokeless» che «assicura un'efficienza di combustione misurata al 99%».
Il che significa che, secondo l'Eni, il gas e i residui liberati in atmosfera sarebbero davvero molto contenuti.
Impianti simili smaltimento e sicurezza sono previsti anche in ognuno dei pozzi.
Tuttavia la stessa relazione dell'Eni ammette che «la costruzione dell'impianto comporterà la creazione di nuove emissioni in atmosfera derivante dalle sorgenti di emissioni continue, di sorgenti poco significative e di sorgenti di emissioni di emergenza».


LE MISURE DI SICUREZZA 

Il progetto della centrale tuttavia è elaborato per «contenere al massimo le emissioni» con «controlli continui informatizzati» di tutti i processi lavorativi e di ogni singolo impianto.
Sono previste valvole e sicurezze automatiche che si azionano in caso di pericolo improvviso e chiudono il flusso dei liquidi infiammabili.
Secondo i progettisti la centrale di trattamento «è la più sicura e all'avanguardia» anche se nessuno può indicare impianti simili nei quali non sia mai capitato nemmeno un incidente grave o meno grave.
Nonostante le precauzioni sono comunque molti gli effetti procurati sull'ambiente e ben visibili specie in quei territori dove gli impianti simili sono attivi da molto più tempo.
Non sono mancate anche azioni giudiziarie e sentenze ormai definitive di maxi risarcimento danni a persone riconosciute danneggiate in maniera grave e permanente dalla presenza di centrali petrolifere.
«L'impatto sulla qualità dell'aria, sia in termini di protezione della salute che di protezione della vegetazione», si legge nella relazione dell'Eni, «risulta abbondantemente inferiore ai limiti ed assolutamente trascurabile entro un raggio di poche centinaia di metri».
Analogamente l'adozione di «tutte le migliori tecnologie disponibili per la sicurezza fanno sì che la frequenza degli incidenti tali da provocare degli effetti non trascurabili nei pressi del perimetro della centrale sia tale da poter considerare tali condizioni non ragionevolmente credibili».
Tradotto significa che un incidente viene giudicato molto ma molto raro.


L'ACCORDO ENI-COMUNE DI ORTONA

Particolarmente significativa è la convenzione che regola i rapporti tra la multinazionale ed il Comune di Ortona. Il documento dovrà essere approvato dal consiglio comunale nella prossima seduta.
Nella bozza predisposta si condiziona l'efficacia della stessa al rilascio del permesso di costruire il centro oli, dunque alla variante al Prg.
Le opere di urbanizzazione relative alla viabilità «dovranno essere ultimate entro il termine massimo di 60 mesi dalla data di inizio dei lavori».
Termine che vale anche per tutte le altre opere descritte nel documento.
Ma quali sono queste opere che l'Eni dovrà costruire?

STRADE, FOGNE E OPERE PORTUALI A CARICO DELL'ENI 

Si tratta di una serie di strade comunali, attualmente piccole, poco più che tratturi di collegamento tra le varie frazioni di Arielli, Feudo, Mulino, arterie che dovranno essere rese transitabili ai grossi mezzi di trasporto.
Particolarmente interessante è l'articolo 6 intitolato "misure di compensazione" che rifacendosi alla famosa legge Marzano individua negli articoli della legge una serie di meccanismi risarcitori sia in termini di opere che in termine direttamente monetari.
Così l'Eni si impegnerà a realizzare a proprie spese un tratto di fognatura all'altezza dell'innesto della strada provinciale "I Perlusi", e poi un altro nei pressi del Mulino, oltre a un impianto di trattamento reflui ubicato nei pressi del torrente Arielli.
Il costo delle opere è stato quantificato in euro 325.552 attraverso una perizia giurata.
Ancora, l'Eni si impegna a costruire per un importo non superiore a euro 2.280.000 un'altra serie di opere che avranno ad oggetto immobili comunali a servizio della comunità locale (dunque ristrutturazioni per esempio di scuole).
Sono previste opere marittime aggiuntive nell'area portuale come attracchi e ristrutturazioni funzionali per le future operazioni di attracco delle petroliere.
E poi qua e là manto di asfalto per alcune strade della periferia nord del Comune.
L'opposizione di centrosinistra contesta in realtà tutte queste opere sostenendo che «sono funzionali unicamente al lavoro e all'investimento della multinazionale del petrolio e molto meno invece all'interesse pubblico della città».
Tutto ovviamente è condizionato alla messa in produzione della centrale. Non appena fuoriuscirà petrolio la città avrà diritto alle opere accessorie.

ROYALTIES CASH

Discorso diverso per le royalties che sono entrate monetarie previste per legge e che dalle previsioni di massima dovrebbero durare 18 anni, tanti quanto lo sfruttamento dei giacimenti.
Calcolando la produzione di olio e di gas, l'importo totale è stato calcolato in 21,73 milioni che saranno divisi per il 30% allo Stato, il 55% alla regione Abruzzo, il 15% al Comune di Ortona (3,26milioni di euro).


LE POLEMICHE SULL'INDOTTO LAVORATIVO

Altro argomento delicato e fonte di contestazione è quello relativo all'indotto occupazionale.
Secondo i sindacati di categoria sarebbero coinvolte oltre 60 imprese dell'indotto con circa 1000 dipendenti, oltre le 150 persone che sarebbero impiegate direttamente nella centrale.
Sempre secondo i sindacati di categoria, per la costruzione dell'impianto saranno coinvolti circa 300 addetti, mentre le entrate tra opere e royalties vengono giudicate "rilevanti", «anche in considerazione dei benefici per il porto».
Su questi dati tuttavia non c'è concordanza con chi invece è contrario ed, anche guardando realtà simili, gli occupati diretti non superano quasi mai le 50 unità direttamente impiegate dall'Eni, mentre per l'indotto si potrebbe superare appena le 100 unità.
Dunque una ricaduta occupazionale, in questo caso, molto ridotta.
Una parola definitiva anche su questo argomento (documenti alla mano) non c'è.
E intanto infuria la polemica....

20/09/2007 9.07