Il Ciclone a Montesilvano: due anni di indagini e arresti

Alessandro Biancardi

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Il Ciclone a Montesilvano: due anni di indagini e arresti

PESCARA. Chiusa l'indagine che ha provocato un terremoto a Montesilvano.



Questa mattina sono stati notificati gli avvisi di conclusione dell'indagine del procedimento 3715/06 meglio noto come “Inchiesta Ciclone” sulle tangenti a Montesilvano.
Dunque è ufficiale quella che potremo definire la fine dell'inizio: la fine delle indagini preliminari e della raccolta delle prove e l'inizio del vero e proprio procedimento giudiziario nel quale verranno valutate e discusse le prove che si scontreranno con le tesi difensive. (Nella foto Nicola Zupo)
Questa mattina gli uomini della Squadra mobile -coordinati da Nicola Zupo- insieme al pubblico ministero, Gennaro Varone, hanno spiegato ai giornalisti il lungo lavoro durato quasi due anni e partito da una segnalazione giunta proprio alla polizia nell'aprile del 2006.
Un'indagine complessa -è stato spiegato- per i delicati temi trattati ma anche e soprattutto per l'ingente mole di documentazione da valutare con gli infiniti tasselli da ricomporre a poco a poco fino a completare -con oggi- il puzzle di buona parte dell'attività amministrativa di Montesilvano dal 1999 ad oggi.

I NUMERI

I numeri possono dare un'idea più precisa delle dimensioni imponenti di questa maxi inchiesta con moltissimi filoni ognuno dei quali poteva dar vita ad un'inchiesta a sè.
Intanto gli indagati che sono in totale 37; 18 persone, invece, hanno subìto nell'arco delle indagini misure restrittive cautelari, altri due indagati hanno visto stralciata la loro posizione che verrà esaminata in un procedimento separato poichè la procura ha ritenuto opportuno non fossero giudicati insieme ai reati di corruzione.
Sono 28 i faldoni che raccolgono le carte processuali che non comprendono però la documentazione sequestrata nè le intercettazioni che invece costituiscono una collezione di oltre 20 DVD con migliaia di ore di colloqui in audio originale.
Un reparto speciale di 12 uomini ha lavorato quasi esclusivamente sull'inchiesta Ciclone per questi 22 mesi, tra i quali gli ispettori Franco Nonni e Giancarlo Pavone che hanno fornito l’apporto tecnico sulle questioni amministrative relative all’urbanistica.
Questo pool di investigatori, oltre al continuo ascolto delle intercettazioni, alla predisposizione delle strategie investigative, allo studio di migliaia di documenti sequestrati ha prodotto oltre 300 informative pari a circa 2.000 pagine nelle quali veniva sintetizzato e riassunto il lavoro con la ricostruzione documentata dei fatti penalmente rilevanti.
Su questo lavoro il pm Varone ha poi formulato le richieste di misure cautelari.
Un pool che è stato definito «affiatato» e «chiuso» e che ha garantito il buon andamento delle indagini tanto da avvalersi di una sola consulenza esterna.
«Questo perchè», ha spiegato Zupo,«era necessario avere una visione d’insieme omogenea dello scenario al tempo stesso visto con gli occhi del tecnico e con quelli dell’investigatore».

GLI INDAGATI

I reati di cui devono rispondere gli indagati sono «tanti e gravissimi», ha detto ancora in conferenza stampa il dirigente della squadra mobile, Zupo - «a partire dall'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e all'abuso di ufficio».
Dalle indagini e' emerso che a Montesilvano «si era innescato un meccanismo per l'elusione del contributo dei costi di costruzione».
Con la modifica di un passaggio del regolamento comunale (modifica avvenuta in consiglio comunale) le società venivano «apparentemente giustificate a non pagare queste somme e le opere da realizzare venivano chiaramente gonfiate».
L'inchiesta ha dunque evidenziato con forza la connivenza tra politica e mondo imprenditoriale del mattone che è stato fortemente avvantaggiato da questi amministratori che si sono nel frattempo arricchiti con le tangenti. Più cubatura, più guadagni, più mazzette, più cemento in città...



I NOMI

I 36 indagati dell'inchiesta ciclone sono: Enzo Cantagallo (ex assessore-ex sindaco), Renzo Gallerati (ex sindaco), Attilio Vallescura (ex assessore), Guglielmo Di Febo (ex assessore), Cristiano Tomei (ex assessore), Paolo Di Blasio (ex assessore), Lamberto Di Pentima (ex capo di gabinetto), Davide Loco, Mario Loco, Ciro Di Santo, Luigi Conti, Franco Falcone, Giuseppe Di Pietro (imprenditore), Alessio Carletti, Ennio Chiavaroli (imprenditore), Giovanni Paglione (imprenditore), Ronaldo Canale (dipendente comunale), Vincenzo Cirone (ex dirigente comunale), Alfonso Di Cola, Andrea Diodoro, Simonetta Giansante, Marco Savini (ex vicesindaco), Michele Blasiotti, Vladimiro Lotorio (ex assessore ed imprenditore), Antonio Camperchioli (imprenditore), Luciano Arpino Melchiorre, Bruno Chiulli (imprenditore), Duilio e Gianni Ferretti (imprenditore), Fabrizio D'Addazio, Enzo Perilli, Angiolo Barneschi (ex direttore banca accusato di riciclaggio), Maria Chiola (madre ex sindaco Cantagallo accusata di riciclaggio), Luca Bitondo (imprenditore), Salvatore Colangelo (agente di polizia), Giuseppe Pellegrini.

LE DUE FUGHE DI NOTIZIE

Tra gli indagati figura anche un ex componente della squadra mobile, Salvatore Colangelo, per lui l'accusa è: omessa denuncia di notizia di reato.
I fatti risalgono al primo mese di vita dell'indagine -siamo a maggio 2006-.
Da appena un paio di giorni i telefoni di molti indagati erano stati messi sotto controllo ed erano scattate le intercettazioni.
L'ex sindaco Cantagallo era già a conoscenza sia dell'apertura dell'inchiesta sia dei telefoni sotto controllo. Allora fa chiamare Colangelo per conoscere i dettagli dell’inchiesta in corso: perchè indagano, cosa cercano?.
All’agente di polizia, dunque, non sarebbe contestato il reato di rivelazione di atti coperti dal segreto istruttorio che si presuppone essere avvenuto prima.
Il poliziotto avrebbe dovuto riportare ai suoi superiori la notizia di reato che consisteva nel fatto che l'indagato era a conoscenza di un'indagine a suo carico e, dunque, che il segreto istruttorio era stato violato.
Chi aveva allertato l'ex sindaco con tanta tempestività?
Questo l’indagine sembrerebbe non averlo ancora accertato.

LE FASI SALIENTI DELL'INCHIESTA

TUTTI I SINTOMI DI UN SISTEMA
17 NOVEMBRE 2006: SCOPPIA IL CICLONE. I PRIMI ARRESTI
L'INCREDIBILE CELLA A TRE
SEQUESTRI IN CASA CANTAGALLO
IN CARCERE GUGLIELMO DI FEBO
INTANTO E' TEMPO DI ELEZIONI
IL MALAFFARE SECONDO IL PROCURATORE TRIFUOGGI
IL RITORNO DEL CICLONE:ALTRI ARRESTI
"E' UNA PORCHERIA MA DOBBIAMO FARLO"
AL MERCATO DELLE VOLUMETRIE
PALAROMA E TANGENTI RIPULITE
I LAVORI A PALAZZO BALDONI
NUOVE ACCUSE PER CANTAGALLO
IL CICLONE INVESTE LA EX DEBORAH FERRIGNO
"IL RE SOLE-CANTAGALLO"
LA SVOLTA PATRIMONIALE: SCATTANO I SEQUESTRI


VARONE: «SENZA INTERCETTAZIONI NON SAREBBE SCOPPIATO IL CICLONE»

PESCARA. Gennaro Varone è il pubblico ministero che ha affrontato l’inchiesta Ciclone. Riservato, molto “legato” davanti alla telecamera, si scioglie appena solo quando la luce rossa si spegne.
Si è presentato però più volte in questi mesi davanti ai giornalisti nei momenti salienti delle indagini.
La sua risposta più frequente è: «un magistrato non può rispondere a questa domanda».
Cauto, riservato, telegrafico e schivo viene dipinto dai colleghi come celere e ligio al dovere e non si è spaventato davanti ad una inchiesta di questa mole.


L'inchiesta Ciclone ha in qualche modo avuto il pregio di scoperchiare il connubio tra politica e imprese del mattone, non è così?
«Si tratta di un connubio tra pubblici amministratori e imprese che ha prodotto la sistematica evasione dei costi di costruzione e indebiti aumenti di cubature e quindi una serie di vantaggi per gli imprenditori e per i politici».

Come è nata l'inchiesta?
«E’ grazie alla bravura della Squadra mobile che ha saputo ben sfruttare alcune informazioni ricevute. Devo dire grazie a Nicola Zupo per aver saputo principalmente creare un proficuo clima grazie al quale ha saputo tirar fuori ad ogni componente del pool il meglio».

E' stata anche una esperienza umana importante dunque...
«E’ stata un'esperienza umana
splendida che ci ha visti sempre al lavoro con grande entusiasmo contagioso e che ci ha permesso di superare difficoltà e compensarci a vicenda».

Siete partiti da un esposto, una imbeccata?
«Diciamo che tante cose erano di dominio pubblico: bisognava soltanto avere l'accortezza di saper ascoltare e la voglia di capire e andare a fondo. Tutti, per esempio, sapevano che certi appalti per i Lavori Pubblici venivano assegnati direttamente alle imprese quando ci sono precise leggi che prescrivono gare pubbliche per le amministrazioni locali. Questi sono stati gli indizi che facevano pensare a qualcosa di più che poi effettivamente è stato trovato in seguito al lavoro investigativo...»

...le tangenti.. .
«Certo».

A proposito di lavoro investigativo ha detto in conferenza che non vi siete basati su prove testimoniali...

«Come pubblico ministero sono intimamente convinto che non possiamo delegare la rappresentazione della realtà ad altri, come i testimoni i quali possono raccontarci la loro visione dei fatti. Per questo abbiamo cercato di avvalerci solo di documentazione di prima mano e mi riferisco a tutta una serie di documentazione pubblica che se saputa leggere fornisce prove solidissime. Da questa documentazione si evince molto bene una parte dei fatti contestati, l’altra parte deriva dalle intercettazioni telefoniche».

Che ruolo hanno avuto le intercettazioni?

«Direi fondamentale non tanto per il contenuto in sè dei discorsi che abbiamo ritenuto rilevanti quanto per tutta una serie di indicazioni che hanno fornito la base dell'azione investigativa. Attraverso l'ascolto telefonico e ambientale possibile reperire una mole infinita di informazioni che direi che sono vitali per l'indagine stessa. Senza le intercettazioni non avremmo saputo dove andare a cercare i documenti probatori fondamentali come per esempio le matrici degli assegni che sono prova cardine di questo procedimento».

Dunque possiamo dire che se non vi fossero state le intercettazioni sarebbe stato impossibile avviare l'inchiesta Ciclone?

«Beh, ... diciamo che sono una parte importante e fondamentale come ho detto...»

Sarebbe stato possibile portare avanti l'inchiesta?
«Direi sostanzialmente di no. No, senza intercettazioni non avremmo avuto l'inchiesta».

Quante ore al giorno avete lavorato? E’ stata un'inchiesta particolarmente complicata che vi ha coinvolto parecchio immagino..

«Abbiamo lavorato tanto e ci siamo concentrati molto su questa vicenda ma non direi che è stata l'inchiesta che mi ha coinvolto di più».

Vuole dire che non ha mai sognato... che so.. Cantagallo?

«No assolutamente, non sono ossessionato. Ci sono state altre inchieste per esempio che mi hanno coinvolto di più... penso a quella della prostituzione minorile del 2003, per esempio...»

E con la prescrizione dei reati come stiamo messi?

«I processi dovranno correre in fretta. Credo che sicuramente prima dell’estate il gip fisserà l’udienza preliminare».

... e comunque, non finisce qua...

«C’è una seconda parte che continua. Avrei potuto anche non separarla ma continueremo fino a quando ci saranno reati da contestare».

Gli indagati fanno parte di partiti politici: possibile che nessuno più in alto sapesse...?

....(sguardo incomprensibile)

Proviamone un’altra: ha mai ricevuto pressioni?

«No, mai anche perchè non credo che qualcuno si arrischi in cose del genere quando è chiaro che non otterrà nulla».

Alessandro Biancardi

07/02/2008 15.49