Centrale Snam e politica ''gasata'': il progetto sulla carta rispetta l'ambiente

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3413

Centrale Snam e politica ''gasata'': il progetto sulla carta rispetta l'ambiente

SULMONA. Un impianto contestato in mezzo al verde.




APPROFONDIMENTO Dodici ettari di territorio occupato, un’area impianti, un’area per 4 fabbricati, piazzole e strade a larghezza automezzi. Gas e cemento per la centrale che la Snam vorrebbe piazzare a Sulmona: un impianto di 3 turbine che occuperà l’area che apre alla Majella, a 2 km dalla città. Paura per l’ambiente: 64 microgrammi di inquinanti l’ora per metrocubo e rumore fino a 60 decibel nell’area intorno alla centrale.

«Livelli sotto i limiti di legge», dice la Snam: ma molti non la pensano così. Nelle casse del Comune arriveranno 1,5 milioni di euro.
La vicenda della centrale Snam è, forse più di tutto, un groviglio di palazzo che la classe politica sulmonese, in anni di governabilità a singhiozzi, è riuscita a preparare per la cittadinanza.
Una storia fatta anche di superficialità amministrativa e di indifferenza pubblica (solo oggi risvegliata dall’azione di lotta di un comitato civico). Ancora una volta il nostro territorio rischia di essere “invaso” da qualcosa che lo muterà.

IL PROGETTO “NERO SU BIANCO”

  E' arrivata fino a Sulmona la “macchina del gas” e adesso rischia di rimanerci per sempre. D’altronde, il piano di trasporto della Snam Rete Gas attraversa più di mezz’Italia, partendo dall’Algeria per far correre il gas da Brindisi fino all’Emilia Romagna.
Una corsa che, a causa della crescente richiesta del gas e del problema degli approvvigionamenti dall’estero, sta accelerando grazie al potenziamento della rete di trasporto già esistente.
L’obiettivo, dunque, era (ed è) di costruire una nuova struttura di collegamento tra il metanodotto esistente Bernalda-Brindisi e il metanodotto del Transmed, Campochiaro-Sulmona, da poco terminato.
Da qui la struttura proseguirà fino a Foligno, da Foligno a Sestino, e da Sestino si ricongiungerà al nodo esistente di Minerbio, dove convergono i metanodotti esistenti del Transmed e dell’Importazione dalla Russia.
Il tutto- come si legge dal voluminoso progetto (dicembre 2004) trasmesso dalla Snam e riaggiornato nel luglio 2007- permetterà di far entrare nella rete un quantitativo pari a 28 milioni di m3/giorno, equivalenti a circa 8 miliardi di m3/anno.
Miliardi di metri cubi di gas che passeranno attraverso i collegamenti funzionali del percorso (sono 5 i lotti previsti dalla Snam per 166,72 km di condotta che attraverseranno 4 regioni e 20 comuni abruzzesi su 28 totali) e che dovranno essere risospinti dall’azione di una nuova centrale a compressione, da situare, appunto, a Sulmona.
Sulla carta il piano della Snam non ha fatto una piega fino a quando, a più di qualcuno, non è venuto di chiedersi cosa stesse realmente accadendo.
E purtroppo non è stata la politica, ma un gruppo spontaneo di cittadini che poco a poco, quasi naturalmente, dando la scossa ad un’intera comunità, è diventato comitato “No Snam”.
E il perchè sta in quei numeri del progetto che nessuno vuole spiegare, e che a leggerli fanno pensare ad un cambiamento troppo drastico per la città.
Aperta parentesi: la richiesta inoltrata una settimana fa al Comune di Sulmona per visionare il progetto, ancora non trova risposta.
La “trasparenza” di certi dirigenti pubblici però non è pari a quella del gas...

UNA CENTRALE, 12 ETTARI DI TERRITORIO SOTTRATTI

La centrale «a compressione e spinta» andrà a sottrarre un’area pari a 118.000 mq: vale a dire 12 ettari di terreno a destinazione agricola, come prevede il piano regolatore, attualmente coltivato (vi sono molti uliveti) e posto ad una distanza di 2 chilometri dalla città. L’area si trova vicino al cimitero, tra Case Pente e Case San Mariano, ed è scarsamente abitata.
Nessuna interferenza, dunque, con le aree protette: «il sito è a distanza di qualche chilometro dal perimetro del Parco della Majella e dai siti d’importanza comunitaria più vicini».
Poi, secondo la pianificazione provinciale, «Sulmona non fa parte del sistema dei beni naturali, mentre rientra nel sistema dei centri storici» e il nucleo vicino di Case Pente, «segnalato come sito archeologico», è fuori dall’area di centrale.
Insomma, tutto molto vicino, ma di fatto fuori dai territori “protetti”.
Come si legge nello studio, però, «il sito del progetto è classificato, insieme all’intera piana sulmonese, come area di preminente interesse agricolo».
Area che, nel caso di ok del Ministero dell’Ambiente sulla compatibilità ambientale dell’opera, «comporterebbe necessariamente -come si legge ancora- la variazione automatica della destinazione d’uso del piano regolatore da zona agricola a zona industriale».
Un passaggio da non sottovalutare che, come molti temono, potrebbe portare a costruire altre opere e risucchiare altro territorio.

UN IMPIANTO, DUE AREE

Secondo il progetto, l’impianto si estenderà in due aree distinte: un’area impianti ed un’area fabbricati, corredate da strade e piazzole.
Nell’area impianti, verranno installati i turbocompressori della centrale (che sono 2 da 11 MW e uno pari di scorta) collocato ciascuno in un cabinato insonorizzato, e le tubazioni di trasporto del gas).
Quattro, invece, i fabbricati costruiti di fianco: di questi, l’edificio principale comprende sala controllo, sala supervisione, sala quadri elettrici, uffici, servizi, officina e magazzino.
Nell’area della centrale saranno presenti poi una rete stradale asfaltata, corridoi pavimentati, aree verdi ed un’area adibita a parcheggio automezzi e mezzi antincendio.
Tutt’intorno alla centrale, delimitata da apposita recinzione, correrà una rete di distribuzione acqua antincendio e sarà previsto anche un accesso secondario all’impianto.
Tutte le strade (interne ed esterne alla centrale) saranno commisurate alla larghezza di autoarticolati.
Venendo alla centrale, l’assetto iniziale dell’impianto prevede 2 unità da 11 MW in moto ed una unità da 11 MW in scorta.
Anche se- come da progetto- «saranno previsti spazi per possibili ampliamenti futuri».
Inoltre, l’impianto avrà due collettori di aspirazione del gas e due di mandata, uno collegato al “Game B del Transmed” e l’altro al tubo dell’Adriatica.
I gasdotti in uscita saranno, però, tre: ai due sopraccitati, si aggiunge, infatti, un terzo collettore collegato ad un tubo per il gasdotto futuro proveniente dal nord Africa.
La centrale funzionerà poi praticamente in maniera automatica, tramite un apposito sistema di telecomando dalla sede di San Donato Milanese.
Il personale, dunque, sarà di 6-7 persone.

I TIMORI PER GLI IMPATTI SULL’AMBIENTE

Gli impatti sull’ambiente (natura ed uomo) si avranno «sia in fase di costruzione che in fase di esercizio», anche se sono quelli di esercizio a preoccupare di più. Come ammette, infatti, la stessa Snam nel capitolo sul quadro di riferimento ambientale di 126 pagine, «la durata della fase di costruzione è alquanto limitata rispetto al periodo di vita dell’impianto».
Alla fase di cantiere è associato il sollevamento di polveri, rumore piuttosto percepibile (il limite di 70decibel diurno potrebbe essere superato nei pressi di Case Pente), sversamenti accidentali di sostanze inquinanti su acque (superficiali e di falda) e suolo, disturbo della fauna presente nell’area (anche se fauna minore e avifauna).
Tutti elementi che- si dice nello studio- potrebbero avere una ricaduta solo indiretta sulla salute pubblica.
Altra questione quella degli impatti legati alla fase di esercizio della centrale.
Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, l’impatto dell’opera è legato soprattutto alla produzione dei fumi di combustione dai turbocompressori e dalle caldaie di riscaldamento dei gas.
Fumi che contengono sostanzialmente due inquinanti principali: ossidi di azoto e monossido di carbonio).

«EMISSIONI AL DI SOTTO DEI LIMITI»

Secondo la Snam, non c’è nulla di cui preoccuparsi: in entrambi i casi, i livelli di concentrazione sono ampiamente al di sotto dei valori critici per la salute umana, fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ma quei 12 microgrammi/m3 di monossido di carbonio l’ora che si produrrebbero, come valore massimo di concentrazione, nell’area intorno alla centrale, anche se inferiori ai livelli di guardia (30 milligrammi su metrocubo l’ora), fanno paura.
Come pure i 52,2 microgrammi/m3 di ossidi di azoto l’ora previsti come livello di concentrazione massimo nella stessa area (limite fissato: 200 milligrammi per metrocubo l’ora).
La diminuzione della qualità dell’aria è l’effetto minimo previsto dalla Snam, anche se, in un territorio di 58 mq e più di 25mila abitanti come Sulmona, potrebbe anche pesare di più.

FATTORE RUMORE

Poi, c’è il fattore rumore, che potrebbe rivelarsi il nemico peggiore.
L’area di insediamento dell’impianto, è definito dalla stessa Snam «ad elevata qualità acustica», e questo incide già per la fase di cantiere dell’opera. Con l’impianto a regime, sarebbe da valutare quanto inciderebbero le emissioni rumorose più forti (da turbocompressori e sistemi di raffreddamento), sommate a quelle minori, sulle zone abitate più vicine, soprattutto durante la notte. Dai risultati delle simulazioni, «il livello di rumore generato sul perimetro dell’area della centrale- si legge nel progetto-risulta sempre essere inferiore a 60 decibel».
Valore che è al di sotto dei limiti nazionali, ma che -come ravvisa la Snam- è applicato «in quanto per il comune di Sulmona manca una zonizzazione acustica».
In altre parole, sulla carta siamo in regola, ma nei fatti la sostanza potrebbe cambiare, anche perchè secondo la suddivisione dei campi sonori rapportata al danno acustico, la fascia da 36 a 65 decibel è classificata come «rumore fastidioso e molesto che può disturbare il sonno e il riposo».
Da considerare che il piano campagna verso il fiume Vella sarà spianato per formare tre grandi piazzali. Senza contare che la struttura del luogo, costituita da appezzamenti regolari, verrà completamente manomessa dalla realizzazione dell’opera.
Insomma, in totale se ne andrebbe una bella fetta di territorio, forse non di alto pregio naturalistico (come è scritto tra le motivazioni a collocare la centrale proprio qui), ma pur sempre uno strappo messo in atto proprio sotto lo sguardo della Majella.
Un affare che porterà 1milione e 500mila euro nelle casse del comune di Sulmona (secondo gli ultimi accordi con la Snam), ma che, forse, trasformerà per sempre questa città.

Angela Di Giorgio 09/02/2008 10.08

VEDI DOVE PASSA IL METANODOTTO


LA RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA: ORICOLA-SULMONA
LA RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA: SULMONA-FOLIGNO
LA RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA: SULMONA-FOLIGNO 2