Porto di Francavilla: la storia di una futura incompiuta tra veleni e parcelle

Alessandro Biancardi

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Porto FRancavilla

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L'INCHIESTA. FRANCAVILLA. Ci mancava solo la diossina a complicare i problemi del porticciolo turistico di Francavilla al mare, un cantiere destinato a diventare una delle tante incompiute.
Nato con progetti faraonici per milioni di euro e fortemente voluto dalla passata amministrazione, «l'approdo per la piccola pesca e turistico» in questo primo lotto appaltato doveva essere pronto nel giugno 2008 e invece i lavori sono fermi e chissà quando e se riprenderanno.

LAVORI FERMI IN ATTESA DI RISOLVERE I PROBLEMI DI INQUINAMENTO

Le ultime notizie sono quelle della conferenza dei servizi che si è tenuta nei mesi scorsi a Roma al Ministero, che ha incaricato il Comune di procedere alla caratterizzazione del terreno, da eseguire in contraddittorio con l'Arta, l'agenzia regionale per l'ambiente, per conoscere lo stato dell'inquinamento dei terreni.
Una procedura normale, visto che l'area su cui doveva sorgere il porto è un sito di interesse nazionale (Sin) da bonificare e che una delle ultime analisi prima che partissero i lavori aveva evidenziato in un punto la presenza dei precursori della diossina.
Insomma non bastavano le polemiche sull'appalto che non si doveva fare (in realtà non si sarebbe trattato di un lotto funzionale, come aveva scritto l'ingegner Di Muzio in una mozione discussa in Consiglio comunale e respinta dall'amministrazione Angelucci).
A bloccare tutto -e forse definitivamente- sono stati la mancanza delle autorizzazioni obbligatorie da parte del Ministero ed i problemi di inquinamento rilevati.
Senza dire che l'opera, così come era stata progettata mettendo a carico del Comune la gestione del porto, dal dragaggio alla pulizia dei fondali, avrebbe salassato le già esauste casse comunali.
Insomma una delle tante opere realizzate perchè qualcuno aveva trovato i finanziamenti, senza pensare alla gestione negli anni e senza pensare che gli unici beneficiari − viste le parcelle - sarebbero stati i progettisti.
Il futuro del porto?
Non essendoci finanziamenti all'orizzonte, la prima ipotesi è il degrado assoluto, la seconda: qualche accordo con società private per la realizzazione e la gestione dell'impianto.

ASSESSORE D'AMARIO: «NON E' COLPA DI ANGELUCCI, DECIDEVANO I TECNICI»

«Stiamo tramando per far cadere Nicolino Di Quinzio».
«Guarda che questo lo scrive e magari qualcuno ci crede».
«Era una battuta. Comunque, il mio interlocutore al telefono dice che non serve: Nicolino cade da solo».
Sprazzi della conversazione di ieri pomeriggio tra l'assessore provinciale Daniele D'Amario, che è anche consigliere comunale di opposizione a Francavilla al mare, e il consigliere regionale Lucrezio Paolini, presente al Consiglio provinciale per ascoltare l'intervento di Eliana Menna, Idv, sui tagli alla spesa sociale operati dalla Regione. Non perde il gusto della provocazione D'Amario, nemmeno quando a precisa domanda sulle vicende del porticciolo di Francavilla, uno dei lavori più ingarbugliati dell'amministrazione Angelucci (anche lì lui era assessore) si infervora.
«Perchè colpa di Angelucci o della Giunta? L'appalto mica lo abbiamo fatto noi. Sono stati i dirigenti. Vero collega assessore che sei anche sindaco? Chi lo fa l'appalto?»
«Il Rup, il responsabile unico del procedimento − conferma il collega assessore provinciale e sindaco − viene pagato per questo. E sennò i dirigenti che ci stanno a fare?»
Dunque voi avete approvato un lavoro di cui non sapevate nulla?
«Sapevamo che era tutto a posto: autorizzazioni, finanziamenti, progetti e sono balle anche i discorsi sulla sabbia che sarebbe stata trasportata altrove. Ci sono dichiarazioni precise di chi ha negato questo aspetto», conclude D'Amario prima di rientrare nell'aula consiliare e di sedersi tra i colleghi di Giunta.



QUALCUNO HA SPOSTATO LA SABBIA INQUINATA?

La lingua batte dove il dente duole, perchè è molto serio il problema della sabbia spostata o no durante i lavori per la realizzazione del piccolo approdo pomposamente promosso a porticciolo ed invece destinato in origine alla piccola pesca (venne finanziato proprio con questo escamotage).
Come detto, le analisi dell'Arta, l'agenzia regionale per l'ambiente, hanno accertato infatti che in un punto in cui sono stati effettuati i prelievi ci sono − ad esempio - i precursori della diossina. Quindi sarebbe vietato ogni trasporto di sabbia inquinata, in quanto si tratterebbe di rifiuti pericolosi che debbono essere trattati in modo particolare. Se, invece, ci fossero stati spostamenti di questa sabbia, con trasporto in altri luoghi, significherebbe che molti bagnanti hanno preso il sole beatamente sdraiati su sabbia inquinata... e che inquinamento: altro che dermatiti ed eritemi solari. E questo è uno degli aspetti sui quali sono in corso indagini, dopo le denunce delle associazioni ambientaliste. D'altra parte è possibile andare qui per conoscere tutti i dati disponibili fino a qualche tempo fa e però non ancora aggiornati

I LAVORI NON POTEVANO COMINCIARE SENZA L'OK OBBLIGATORIO DEL MINISTERO

Si complica, dunque, la vicenda porticciolo, il cui cantiere è ormai nel degrado?
Lo abbiamo chiesto al Comune di Francavilla (sindaco, direttore generale ed architetto Paola Chiola) ed all'Arta (molto disponibili il commissario ingegner Visca, l'ufficio stampa ed il direttore tecnico della sede di Chieti, dott. Franco De Risio). Secondo quello che ormai è evidente quel cantiere non poteva e non doveva essere aperto in quanto non c'era l'autorizzazione del Ministero.
L'area dei fiumi Saline e Alento era ed è un sito di interesse nazionale (Sin), divenuto tale in forza di una legge di 6 anni fa.
Quindi quest'area è interdetta a qualsiasi intervento senza preventiva autorizzazione ministeriale.
Ciò in quanto la presenza di inquinamento lungo le sponde rende obbligatoria prima la bonifica del sito per ottenere permessi per la realizzazione di qualsivoglia attività.

MA LA REGIONE A SORPRESA AUTORIZZÒ IL CANTIERE

Ed, invece, la Regione autorizzò l'amministrazione Angelucci, come conferma l'architetto Chiola che rivendica la regolarità dell'intervento in quanto all'epoca furono presentate ed approvate anche le relazioni sull'impatto ambientale.
In pratica, mentre da una parte la Regione incaricava l'Arta di provvedere a tutte le azioni per la tutela e la bonifica di questo sito di interesse nazionale (analisi, caratterizzazioni dei terreni, monitoraggio delle discariche ecc.), dall'altra autorizzava il lavoro del porticciolo, con la classica applicazione del detto evangelico “che la mano sinistra non sappia mai quello che fa la destra”.
In realtà all'epoca dell'inizio del lavori nel cantiere, tra il 2007 ed il 2008, ci fu qualche sovrapposizione di competenze tra l'Arta di Pescara e quella di Chieti: la prima riteneva che l'approdo per la piccola pesca e turistico potesse rientrare nel “Progetto mare” che era già partito, tanto che incaricò una funzionaria di un sopralluogo che accertò come l'opera interessasse il fiume e non il mare.
L'Arta di Chieti, invece, rivendicò la propria competenza territoriale e continuò il suo lavoro di caratterizzazione dei terreni e dei sedimenti marini, con carotaggi alla profondità di 4 metri sia sul fiume che sul mare, di fronte alla foce.



L'ARTA AVEVA GIA' IDENTIFICATO I PROBLEMI DI INQUINAMENTO

Si trattava di accertare in primo luogo lo stato biotossicologico dell'area e poi la presenza di altri eventuali inquinanti.
Per questo lavoro fu fatto arrivare dal Veneto un battello attrezzato e proprio durante questi prelievi in un punto furono trovati i precursori della diossina.
Gli ultimi prelievi furono effettuati proprio poco prima che fosse attivato il cantiere, ci furono le segnalazioni degli ambientalisti ed i lavori furono bloccati anche dalla Forestale.
Con qualche dubbio per lo stato dei luoghi: prima del cantiere il pescaggio era di 80 cm, tanto che il battello attrezzato aveva avuto dei problemi di insabbiamento, poi il pescaggio era diventato di 2,5 metri: sabbia asportata?
Ma non erano rifiuti pericolosi, visto il pericolo diossina?
Come detto, però, l'assessore D'Amario ha escluso questa ipotesi. Intanto si è cercato di capire da dove provenisse questo inquinamento e sembra ormai acclarato che il tutto dipenda dalle discariche abusive a monte, lungo il fiume, risalendo fino a Chieti: infatti questi precursori provengono quasi sicuramente da plastiche e gomme lasciate sulle sponde dell'Alento e bruciate.
Proprio per conoscere con precisione il tipo e l'ampiezza dell'inquinamento c'è stata al Ministero per l'ambiente una conferenza dei servizi che ha incaricato il Comune di procedere alla caratterizzazione dei terreni in contraddittorio con l'Arta.
«Sì, confermo − dichiarano il sindaco Di Quinzio e l'architetto Chiola − abbiamo incaricato un geologo di Spoltore che sta lavorando e che a breve ci darà i risultati. Per il resto non possiamo aggiungere altro».
E così ad un anno dalla fine prevista dei lavori, giugno 2008, siamo ancora nella fase di caratterizzazione dei terreni.
Nessun commento, invece, sulle le voci di presunti errori costruttivi o sui problemi di sicurezza nel cantiere che all'epoca del blocco dei lavori fu chiesto all'Arta di accertare.
«Non ne sappiamo nulla», rispondono al Comune. L'Arta invece conferma e spiega che declinò l'invito perchè la competenza sulla sicurezza nei cantieri spetta alla Asl. Ma la voce su qualche problema di stabilità delle fondazioni per le scogliere continua a girare.
Quando, infatti, gli scogli vengono “ricaricati” per proteggere la costa dalle mareggiate, non vengono messi lì, affondati sulla sabbia. Si preparano infatti delle fondazioni per evitare proprio che le scogliere affondino. E non è improbabile qualche controllo proprio su queste fondazioni.



LE PREOCCUPAZIONI DEL COMUNE

Ma quello che preoccupa il Comune è anche l'aspetto finanziario del progetto.
I 2,5 milioni del primo lotto non basteranno nemmeno a completare questo primo appalto e quindi l'approdo rischia di rimanere un'incompiuta, uno dei tanti lavori fatti per spendere comunque i finanziamenti reperiti.
Un aspetto poco conosciuto − e terrificante in prospettiva per le dissestate finanze comunali − è che il progetto prevedeva la manutenzione dell'approdo a carico del Comune che così, tra ricarica delle scogliere, ripascimento della sabbia e manutenzione del porticciolo avrebbe avuto un salasso difficilmente sopportabile.
Ma di questo non si era parlato. Per “fortuna” sono sopravvenuti i problemi dell'inquinamento a bloccare tutto?
Secondo gli ambientalisti aver ipotizzato lavori di sbancamento sull'asta del fiume Alento, così come sul corso del Saline, è stata una gravissima imprudenza visto che così si favorisce l'inquinamento del mare, verso cui - con i lavori in corso - vengono trasportati i rifiuti interrati o solo depositati sulle sponde.
Non è un caso, infatti, che a monte del porticciolo, sotto il ponte dell'autostrada, il Comune è stato costretto a bloccare un altro cantiere (stesso studio di progettazione del porto): si tratta della costruzione del depuratore realizzato dall'Ato per i comuni di Francavilla al mare, Torrevecchia Teatina e Ripa Teatina. Anche qui ci sono problemi di caratterizzazione del sito e non si doveva scavare prima di sapere se la zona era inquinata o no. I lavori dovevano finire nel 2006. Ora il cantiere è chiuso e abbandonato, monumento di un assalto al territorio che veniva spacciato per buona amministrazione.

Sebastiano Calella 02/09/2009 9.54

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