In principio fu la Fira: la madre delle inchieste sul malaffare abruzzese

Alessandro Biancardi

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Angelini Masciarelli

Angelini Masciarelli

PESCARA. A quasi tre anni esatti dallo scoppio dello scandalo Fira, la Finanziaria regionale Abruzzo, il pm di Pescara, Andrea Papalia, ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per 103 imputati.
Era il 27 ottobre 2006 quando l'Abruzzo piombò in uno degli scandali più grandi che la regione ricordi (finora), se non altro sicuramente il primo della Seconda Repubblica.
Erano tempi del tutto tranquilli, e l’Abruzzo era una anonima regione, era molto tempo prima dei seguenti arresti eccellenti dell'ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, o dell'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso.
Ma tutto è partito dalla Fira ed il seme della corruzione aveva già dato i suoi frutti.
Le manette allora scattarono per 11 persone, mentre altre 45 vennero iscritte nel registro degli indagati, 34 denunciate a piede libero.
Al vertice dell'associazione criminale c’era Giancarlo Masciarelli, presidente pro tempore della Fira dal 2002 e fino a qualche mese prima dell'arresto, perchè dopo le elezioni regionali decise di dimettersi. Era lui il fulcro, il genio e sregolatezza, un multiforme ingegnere dalle mille risorse, con la passione per la finanza e per i pionieristici salti mortali con le cartolarizzazioni.
L'accusa mossa dall’allora Pm, Filippo Guerra, era quella di aver gestito oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici con estrema libertà, trasformando la società finanziaria della Regione in un'azienda privata e, grazie alle coperture di persone importanti e influenti, riuscivano a gestire a loro piacimento somme enormi di fondi pubblici che giravano a parenti e amici.
Non si era badato nemmeno alla formalità degli atti: la maggior parte delle pratiche non avevano nemmeno i documenti obbligatori per poter concorrere all’assegnazione.
In questa inchiesta era però mancata l’occasione per andare oltre, a quel secondo livello, quello politico, che già allora tutti sapevano dovesse esserci. Altri episodi, altre inchieste hanno poi scoperchiato pentoloni che bollivano da tanto tempo.
Oggi il pm di Pescara, Andrea Papalia, che ha ereditato i 50 faldoni dopo il trasferimento del pm Guerra, ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per 103 imputati.

Oltre a Masciarelli figurano l'imprenditore della sanità Vincenzo Maria Angelini, l'ex assessore regionale alla sanità della giunta di centro destra, Vito Domenici, Barbara Tempesta, figlia dell'ex sindaco dell'Aquila e l'imprenditore televisivo Vincenzo Lanetta, oltre ad una trentina di società.
E poi ancora Paolo De Michele, ritenuto il braccio destro di Masciarelli, l'imprenditore di Altino (Chieti), Marco Picciotti, Silvio Cirone, Carolina D'Antuono, Giovanni Cirulli, Ivan Marinelli, Pietro D'Arcangelo, Barbara Picciotti, Domenico Grossi e l'ex vice presidente della Fira nonchè ex genero dell'ex presidente Giovanni Pace, Vincenzo Trozzi.
Diversi i reati contestati tra cui associazione a delinquere finalizzata alla truffa, falso, malversazione di contributi pubblici, corruzione.
Durante le indagini ha preso il via anche l'inchiesta sulla cartolarizzazione dei debiti della sanità che il 14 luglio 2008 ha portato all'arresto dell' ex governatore Ottaviano Del Turco oltrechè dello stesso Masciarelli.
Secondo gli inquirenti la distrazione fraudolenta dei finanziamenti sarebbe stata resa possibile poichè Masciarelli avrebbe assunto un ruolo di totale controllo della Fira riuscendo di fatto ad esautorare dirigenti e dipendenti pubblici che avrebbero dovuto monitorare e controllare le procedure delle pratiche ed esprimere pareri.
In realtà la Fira era Masciarelli: strumento pubblico di attuazione della programmazione economica regionale che è stato invece impiegato per la realizzazione di interessi particolari a beneficio delle lobbies clientelari.
Quell'inchiesta ebbe ripercussioni anche nel mondo dell'informazione locale perchè si scoprì che Masciarelli concordava la linea di alcuni articoli via telefono con l'ex direttore del quotidiano Il Centro, Antonio Del Giudice.
Se il giornalista non commise alcun reato penale però l'ordine dei giornalisti aprì un procedimento disciplinare e si arrivò alla sospensione di 6 mesi dall'albo dei giornalisti.
Ma allo stesso tempo Del Giudice si dimise e dopo 10 anni lasciò la redazione del quotidiano più letto d'Abruzzo.

Oggi tutti gli indagati hanno ripreso le loro attività, molti di questi non hanno mai smesso di lavorare anche con la pubblica amministrazione.
Giancarlo Masciarelli, indagato anche in altri procedimenti, è oggi attivo consulente per alcune ditte che hanno vinto appalti per la ricostruzione dell’Aquila.

24/09/2009 14.22

TUTTI I NOMI DEGLI INDAGATI


TUTTO SULLO SCANDALO


FIRA 20 MILIONI DI FONDI PUBBLICI GESTITI ILLECITAMENTE PER FAVORIRE GLI AMICI
 
QUEI DONI CHE FACEVANO COSI' BELLO IL NATALE 
IL DIRETTORE DEL CENTRO AL TELEFONO CON MASCIARELLI 
QUANDO MASCIARELLI DICEVA DI ESSERE IL PROPRIETARIO DI
ANTENNA 10

«DEL TURCO: TUTTO OK SULLA CARTOLARIZZAZIONE DELLA SANITA'»
 
COSI' AGIVA LA BANDA MASCIARELLI
 
L'INCREDIBILE CELLA A TRE 
CARLO TAORMINA E' IL LEGALE DI MASCIARELLI
 
SEQUESTRATE LE RICCHEZZE 
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GLI ELENCHI DEL DITTE AMMESSE E ESCLUSE DAI DOCUP SOTTO INCHIESTA
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NELL'INCHIESTA ENTRANO ALTRE SOCIETA' 
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