Incarichi a Lepore, quel silenzio di Mascia lungo due anni. Esposti alle procure da anni

Alessandro Biancardi

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Incarichi a Lepore, quel silenzio di Mascia lungo due anni. Esposti alle procure da anni

PESCARA. Sul caso anche un esposto alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica firmato dai consiglieri del Partito Democratico.

Quando si tira in ballo l’architetto Michele Lepore il sindaco Luigi Albore Mascia sceglie il silenzio e non risponde. Non se la prende con l’opposizione, non volano accuse di «strumentalizzazione politica», come avviene quotidianamente per tutto ciò che contesta la minoranza. Non se la prende nemmeno con i giornali come pure spesso ha fatto. Niente. Preferisce tacere. Lo ha fatto nei giorni scorsi quando era in dubbio la paternità del progetto Piazza Salotto 2011: è di Lepore, come aveva detto lo stesso sindaco all’Aurum nel corso della presentazione, o del dirigente Fabrizio Trisi?

All’interrogativo ha risposto il diretto interessato, Lepore appunto, sostenendo che il lavoro è di Trisi e che il suo contratto nello staff del sindaco è a «titolo gratuito». La nota del professionista è partita dall’ufficio stampa di Palazzo di Città ma dal primo cittadino nemmeno una parola, nemmeno per smentire il fatto che esistono due delibere, una del 2009 e una del 2010, in cui si sono stabiliti i compensi da girare al professionista. Nessuna parola nemmeno dai più fidati alleati di Mascia che solitamente intervengono nelle diatribe con l’opposizione.

Nessuna spiegazione dal sindaco neppure dopo che abbiamo mostrato i documenti che smentiscono l’architetto  e che dimostrerebbero che il professionista ha ricevuto in 2 anni circa 60 mila euro, e che non abbia lavorato gratis come dice. A questo punto è legittimo dubitare che anche il progetto sia del dipendente Trisi?

Nessuna spiegazione nemmeno su una misteriosa determina lasciata in bianco ma con numero di protocollo, data e firma che ha per oggetto un incarico per la progettazione del teatro nell’area di risulta. E’ una procedura normale quella di lasciare in bianco le determine?  Ma adesso il Partito Democratico ricorda che il lungo silenzio del sindaco sulla questione, impegnato in questi giorni proprio nel rilancio di quella piazza Salotto (che oggi è come Tienanmen) che porta ancora i segni del predecessore Luciano D’Alfonso, dura almeno da due anni.

A novembre del 2009, infatti, mentre era in corso il primo incarico affidato all’architetto Lepore, il Pd chiese conto di quel nuovo elemento nello staff del primo cittadino. Dopo il completamento della nuova macrostruttura al professionista venne affidato l’incarico di occuparsi dei “progetti speciali e strategici”, ossia area di risulta-ex tracciato ferroviario ed area ex Cofa, oltre che dei progetti di riqualificazione e arredo urbano, di strade e piazze, degli interventi di riqualificazione energetica e di sostenibilità ambientale e, infine, dell’attuazione del programma.

Non solo: come previsto nel provvedimento, l’architetto Lepore doveva curare il monitoraggio dello sviluppo dei progetti dal punto di vista qualitativo-architettonico, svolgere «attività di ausilio nella selezione, in termini di priorità, all’interno di un intervento complessivo, delle realizzazioni in grado di generare benefici per l’amministrazione comunale» ma anche individuare «progetti e gli studi da impostare per l’attuazione del programma e definire l’utilizzo turistico-balneare delle strutture frangiflutti di difesa della costa (Progetto Ricama)».

Ai dubbi del Pd, però, non giunse mai un chiarimento: «nessuna risposta è mai arrivata», ricorda oggi il consigliere Enzo Del Vecchio.

A mezzo stampa rispose l’assessore Marcello Antonelli che parlò di «calunnie»: «Lepore è un ausiliario del sindaco, non ha poteri gestionali, ma è uno ‘studioso’ alle dipendenze dirette del sindaco, con compiti ben distinti da quelli del Dirigente di Settore all’arredo urbano, affidato all’ingegnere Fabrizio Trisi, e di Responsabile di servizio, affidato all’architetto Gigante». Ma «la mancata risposta in Consiglio comunale», continua Del Vecchio ed «il comportamento omissivo» nei confronti dei consiglieri comunali che volevano avere spiegazioni sulla situazione, spinse ad informare della questione la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica di Pescara. Nel mirino dell’opposizione ci finì anche la nomina di Giuliano Grossi.

Secondo i consiglieri «il Comune di Pescara è stato esposto all’evidente danno erariale» a seguito delle nomine «prive di alcun riscontro normativo e legislativo».

Su Lepore il Pd contestò la «genericità delle funzioni insite nell’incarico» e «l’evidente duplicazione della quasi totalità delle competenze tra quelle attribuite a Lepore e quelle istituite con la nuova macrostruttura (...) che ha previsto proprio la creazione ex novo di un nuovo settore (politiche ambientali) e di un nuovo servizio (arredo urbano)». Nessuno rispose. Ieri come oggi.

26/11/2011 10:28