VERTENZA MICRON

Abruzzo. Fiom: «la soluzione per salvare Micron è un consorzio di imprese»

Il sindacato lancia una proposta per il futuro del polo industriale di Avezzano

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AVEZZANO. E’ una strada rischiosa, in salita, ma vale la pena percorrerla.

Fiom-Cgil Provincia de L’Aquila lancia un’idea per salvare Micron, lo stabilimento produttivo di Avezzano messo sul mercato dalla casa madre americana.
L’idea prevede la realizzazione di un consorzio di imprese che hanno bisogno di produrre componenti elettronici su supporto a 200mm (la specialità di Micron Avezzano) e che non hanno la capacità di sostenere investimenti enormi.
La Micron di Avezzano è il secondo impianto d’Abruzzo che incide per il 10% nell’export della Regione oltre a raccogliere dipendenti provenienti da tutte le realtà limitrofe comprese la città de L’Aquila e l’area del “cratere”. Ma da quando l’azienda americana ha parlato della possibile vendita dello stabilimento di Avezzano che dà lavoro a più di1.700 persone, nella Marsica serpeggia preoccupazione. La cassa integrazione dovrebbe interessare 500 lavoratori.
I sindacati sono preoccupati per il futuro dell’azienda a causa di alcune criticità: per prima cosa lo stabilimento è una foundry (cioè un’ impresa che produce il prodotto allo stato grezzo ed ha bisogno di un’industria finale che lo perfezioni); poi sono poche le aziende interessate ad investire, vista la crisi economica; infine la produzione di Micron Avezzano è settoriale (dunque bisognerebbe trovare imprese interessate a quel determinato prodotto). Tutto questo rende le cose molto difficili.
Micron ha comunicato che nel futuro i sensori d’immagine vedranno diviso il mercato: 60% su supporto a 300 mm e 40% su 200 mm. Questo rapporto, nel tempo, andra’ sempre piu’ a vantaggio della tecnologia a 300mm. Proprio questo scenario crea delle forti preoccupazioni rispetto ad un probabile acquirente.
«Infatti, vorremmo scongiurare che arrivi qualcuno che abbia come obiettivo quello di “raschiare il barile”. Qualcuno funzionale alla strategia di uscita di Micron dalla produzione di imager a 200mm», ha detto il sindacato.


«Molte voci su probabili acquirenti si rincorrono in azienda», ha precisato Fiom, «il rincorrersi di queste voci ha portato la nostra organizzazione ad effettuare indagini rispetto ai nomi che circolano. Con il coinvolgimento di alcuni esperti del settore e tramite il web, abbiamo riscontrato che in Europa, ad eccezione di STM, tali soggetti industriali non sembrano avere capacità d’investimento sufficienti ad acquisire lo stabilimento di Avezzano. Questi soggetti hanno una forza lavoro di 1500/2500 dipendenti su più siti. Inoltre, questi probabili acquirenti hanno il costo indiretto che varia tra il 10% e il 15 % e con un costo per dipendente dai 38.000 euro ai 45.000 euro. Per dare una dimensione al problema, nel mondo, uno stabilimento equivalente a quello marsicano, impiega dai 900 ai 1100 dipendenti».
Di qui nasce la proposta del consorzio. Secondo il sindacato lo stabilimento di Avezzano può essere una foundry di servizio, un consorzio di imprese che deve essere dotato di un laboratorio di ricerca e sviluppo, di coordinamento delle attività; tale struttura dovrà gestire le sinergie necessarie tra i diversi soggetti, con l’obiettivo di garantire una produzione competitiva. Bisognerà organizzare perciò percorsi di formazione e riconversione del personale.
«Il consorzio d’imprese», ha precisato Fiom, «consentirà di ripartire equamente i costi digestione e i costi del personale, in modo da consentire una migliore capacità d’investimento. Oltre al coinvolgimento di soggetti europei è importante coinvolgere ST Microelectronic Italia, che potrebbe essere interessata a sviluppare produzioni su supporto a 200mm».
L’obiettivo si può realizzare solo grazie al supporto delle forze politiche. E’ per questo che il sindacato ha ritenuto fondamentale il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico, della Regione Abruzzo e delle istituzioni locali.