A Lanciano si litiga per l'ospedale. E Atessa è intehttp://www.primadanoi.it/!panel/articoli_edit.jsp?id=8771ressata al progetto

Alessandro Biancardi

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 A Lanciano si litiga per l'ospedale. E Atessa è intehttp://www.primadanoi.it/!panel/articoli_edit.jsp?id=8771ressata al progetto
LA SITUAZIONE. LANCIANO. Da una parte il progetto dell’ospedale da 200 posti letto, da realizzare sul sito dell’attuale Renzetti, frutto della proposta dell’ex manager della Asl Michele Caporossi e caldeggiato dall’amministrazione Pupillo.

Dall’altro lato il progetto dell’attuale dirigenza della Asl, con il manager Francesco Zavattaro in testa, valutata positivamente dal centrodestra, di realizzare l’ospedale su un nuovo sito, delocalizzato rispetto al centro cittadino. Tra le ipotesi più probabili c'è l’area di Sant’Onofrio, a ridosso della Val di Sangro e la volontà è che diventi ospedale di comprensorio, con 300 posti letto.

In mezzo, si fa per dire, i fondi – 252 milioni per cinque ospedali: Lanciano, Vasto, Giulianova, Sulmona e Avezzano – che il Governo ha stanziato a favore dell’Abruzzo dopo il terremoto, per la realizzazione di nuovi ospedali.

E proprio sul termine ‘nuovi’ e sulla destinazione di questi fondi dell’ex articolo 20 della legge numero 67 del 1988 che a Lanciano si sta giocando la partita tra chi vuole che l’ospedale resti dov’è, chi preme invece per una sua delocalizzazione.

 LA PROPOSTA CAPOROSSI

 La proposta dell’ex manager della Asl Caporossi è stata illustrata questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal sindaco Mario Pupillo e dalla sua maggioranza. Prevede, in pratica, la demolizione e ricostruzione, a blocchi, dell’attuale ospedale Renzetti, che sarà trasformato da struttura a padiglioni in una struttura con una torre monoblocco centrale, a sei piani, che ospiterà i reparti di degenza, e una piastra a tre piani intorno, con gli altri servizi, tra cui il distretto sanitario e la galleria commerciale, che sarà collegata tramite un sovrappasso con il nuovo parcheggio da 400 posti auto, in fase di realizzazione. Un progetto che dovrebbe concretizzarsi, ha assicurato il sindaco, in 4-5 anni, senza le lungaggini burocratiche che comporterebbe la delocalizzazione, senza oneri di urbanizzazione ed espropri, e con un costo massimo di 70-80 milioni di euro.

 LA PROPOSTA ZAVATTARO

 Il manager della Asl Zavattaro sta invece caldeggiando la realizzazione di un ospedale delocalizzato, fuori, cioè, dal contesto urbano (ma sempre nel Comune di Lanciano), che possa diventare ospedale di comprensorio da 300 posti letto e soddisfare, così, un bacino di utenza bel più ampio. Un ospedale del costo di poco più di 100 milioni di euro, finanziabili in parte con i fondi dell’ex articolo 20, per la restante parte con espropri e alienazioni di beni da parte della Regione, che si sarebbe già impegnata in tal senso.

Un ospedale la cui localizzazione è ancora in fase di decisione – l’ultima parola sul “dove” è dell’amministrazione comunale, che però è contraria alla delocalizzazione – ma tra le principali ipotesi ci sono Sant’Onofrio, verso la Val di Sangro, o, in subordine, Villa Martelli. Secondo Zavattaro e, in parte, il centrodestra - d’accordo con l’ipotesi di delocalizzazione, ma solo nel caso non fosse possibile realizzare l’ospedale sull’area di quello attuale - lo spostamento del presidio fuori città sarebbe preferibile sia per questioni infrastrutturali – l’accessibilità, la viabilità – che per questioni di efficienza ed efficacia – un ospedale più grande permetterebbe di aumentare le potenzialità e professionalità, oltre che i servizi.

Il vincolo, principale, comunque, resta quello della fattibilità finanziaria.

 I FONDI EX ARTICOLO 20

 La classe politica cittadina ha sostenuto in maniera bipartisan di preferire che l’ospedale resti nel centro città, precisamente nell’area dove attualmente ha sede il Renzetti. Si è divisa, però, sulla possibilità che questa ipotesi sia concretizzabile. Il problema, infatti, risiede nelle indicazioni che il governo ha dato con lo stanziamento dei fondi ex articolo 20.

Sulla questione regna una grande confusione. E’ certo, però, che questi fondi sono destinati a nuovi ospedali, non alla ristrutturazione di quelli già costruiti. La questione da chiarire è se il progetto di realizzazione del nuovo ospedale sulle ceneri di quello attuale rientri nella categoria ‘nuovo ospedale’ o ristrutturazione. L’amministrazione Pupillo non ha dubbi: si tratta di una nuova realizzazione, che prevede una fase di demolizione e una di ricostruzione. Concetto, per qualcun altro, equivoco, senza contare gli altri ostacoli posti, tra cui quello della superficie dell’area del Renzetti – 5 ettari, mentre l’ospedale comprensoriale da 300 posti letto ne necessiterebbe oltre 6 – e quello del rischio sismico che si correrebbe sulla vecchia area. Tutti limiti, per l’esecutivo Pupillo, che sono falsi problemi e servono soltanto a privare Lanciano anche dell’ospedale cittadino.

 PIANO SANITARIO E ATTO AZIENDALE

 Se piovono dubbi e perplessità sulla soddisfazione, da parte dell’area dell’attuale Renzetti, dei criteri di fattibilità e sostenibilità finanziaria dei fondi dell’ex articolo 20, non c’è altrettanta chiarezza rispetto al progetto dell’ospedale di comprensorio.

In particolare gli esponenti di centrosinistra contestano assoluta mancanza di chiarezza sia da parte del manager della Asl Francesco Zavattaro, che del Governatore e commissario alla Sanità Gianni Chiodi. Atto aziendale e Piano sanitario regionale, sostengono, non chiariscono se ci sono fondi sufficienti a realizzare l’ospedale da 300 posti letto, né come questo potrebbe essere realizzato. Certezze che non sono soddisfatte anche a causa della ‘latitanza’ dei due attori principali della vicenda – Regione e Asl – che per esempio hanno disertato, con l’assenza dei loro vertici, il Consiglio comunale su ospedale e sanità che si è svolto venerdì a Lanciano.

 

Nuovo Ospedale Lanciano

 IL DIBATTITO POLITICO

 Se la Regione era rappresentata dall’assessore Mauro Febbo, oltre che da vari consiglieri di centrodestra e centrosinistra, di rappresentanti della Asl non si è vista traccia nel corso del Consiglio comunale di venerdì, al quale hanno partecipato anche i sindaci del comprensorio, rappresentanti della Provincia e del Governo centrale (tra i quali i senatori Alfonso Mascitelli (Idv), Giovanni Legnini (Pd) e Fabrizio Di Stefano (Pdl).

Un dibattito dal quale sono emersi punti di vista diversi, con prese di posizione nette e l’accusa, reciproca, di non voler aprire al confronto. Un dibattito dal quale è emersa, concretamente, l’approvazione di un documento, passato con i soli voti della maggioranza. Un documento parzialmente modificato rispetto a quello originario a seguito di una conferenza dei capigruppo nella quale, tuttavia, maggioranza e opposizione non hanno trovato un accordo.

L’una, la maggioranza di centrosinistra, convinta di aver fatto una mossa di apertura nei confronti dell’opposizione impegnando “l’Amministrazione comunale all’apertura di un tavolo di concertazione urgente, aperto alle questioni e proposte infrastrutturali e sanitarie emerse durante il dibattito nel consiglio comunale, con la richiesta espressa di partecipazione di Regione Abruzzo ed Asl Lanciano/Vasto/Chieti”.

L’altra, l’opposizione di centrodestra, che ha invece visto una chiusura da parte dell’amministrazione Pupillo che non ha voluto introdurre, nel documento, la possibilità di valutare altre ipotesi, compresa la delocalizzazione (pur sempre nel territorio di Lanciano) nel caso i fondi ex articolo 20 non potessero essere realizzati per l’attuale sito.

Così il confronto politico si è trasformato in contrasto. Con la minoranza che accusa l’amministrazione Pupillo di perdere un’occasione di rilancio e sviluppo del territorio e, soprattutto, di rischiare di vedere andare in fumo il finanziamento per la realizzazione del nuovo ospedale. E la maggioranza, dal canto suo, che critica la minoranza per non aver supportato il tentativo di aprire un confronto con Regione e Asl per portare a termine il progetto del nuovo ospedale. E, come sempre succede in questi casi, tra i due litiganti ci potrebbe già essere un terzo che… gode.

 TRA I DUE LITIGANTI IL TERZO GODE…

 Già, perché mentre finora si erano sollevate solo voci su possibili siti alternativi al territorio di Lanciano, ora è arrivata – neppure troppo come un fulmine a ciel sereno – una proposta ufficiale e concreta, che rischia di strappare a Lanciano, impegnata con polemiche e prese di posizione, anche l’ospedale cittadino.

Arriva da Nicola Cicchitti, sindaco di Atessa, Comune interessato alla questione per un doppio risvolto: l’anno prossimo si vota, quindi bisogna giocarsi bene le carte, e quindi nessuno dice con esattezza se l’eventuale realizzazione di un ospedale di comprensorio a Lanciano sarà la tegola che farà abbattere definitivamente l’ospedale cittadino che, in molti sostengono, è destinato a chiudere.

Cicchitti ha approfittato dell’incertezza del momento e offerto un sito alternativo per quello che ha definito “nuovo ospedale del Sangro-Aventino”.

«Le soluzioni proposte per la localizzazione del nuovo ospedale di comprensorio – ha detto il primo cittadino di Atessa senza mezzi termini - dimostrano che l’amministrazione comunale di Lanciano non sa cogliere l’occasione per identificarsi come Comune leader del territorio Sangro-Aventino. Il Comune di Atessa è disposto a proporre più soluzioni per individuare nel proprio territorio in Val di Sangro varie aree idonee alla realizzazione del nuovo ospedale e rispondenti alle necessità di tutela della salute dei cittadini del comprensorio Frentano e Sangro-Aventino, garantendo a tutti facilità di fruibilità ed accessibilità».

Il Consiglio comunale di Atessa, maggioranza e minoranza – «fatta eccezione di una sola nota stonata», polemizza Cicchitti - si è già espresso favorevolmente sulla necessità di localizzare nella valle un presidio ospedaliero di comprensorio e ora il sindaco chiede «al presidente Chiodi, alla sua maggioranza, al direttore generale Zavattaro e ai sindaci del Sangro-Aventino di spogliarsi della casacca di appartenenza politica, oltre che di quella del campanile, per aprire una discussione e prendere in seria considerazione questa proposta di Atessa, visto che la classe politica lancianese ha deciso di rimanere arroccata nella vecchia sede del Renzetti».

Anche il sindaco Mario Pupillo, nell’introduzione del Consiglio comunale di venerdì, aveva parlato di “spogliarsi della casacca”. Chissà che Cicchitti non abbia preso a prestito questa metafora. E, soprattutto, chissà che questa metafora non costi cara ai cittadini di Lanciano.

 d.d.c. 26/09/2011 17.35