Carichieti, Di Primio contro Tercas chiede l’intervento della Banca d’Italia

Alessandro Biancardi

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Carichieti, Di Primio contro Tercas chiede l’intervento della Banca d’Italia
CHIETI. Umberto Di Primio, sindaco di Chieti, ha chiesto con una lettera ufficiale l’intervento della Banca d’Italia per l’attacco mediatico di Tercas a Carichieti, cioè la storia lanciata sui giornali di un presunto acquisto del 10% delle quote azionarie di Chieti.

Questo chiacchiericcio, secondo Di Primio, ha «danneggiato l’immagine di Carichieti e messo inutilmente in allarme cittadini, imprese e clienti teatini». «Non entro nel merito di un’eventuale operazione di acquisto – spiega Di Primio a Pdn – ma come sindaco sono preoccupato che in Abruzzo si possa diffondere una notizia che danneggia la Carichieti e che offre l’impressione che i rapporti tra le banche siano fuori controllo da parte della Banca d’Italia. Al contrario mi risulta che il direttore regionale sia molto attento».

 La lettera, che è di una settimana fa, ha già avuto risposta dai vertici Carichieti. Anche Bankitalia, che si era già mossa autonomamente, sta facendo luce su quello che sta succedendo in Tercas, dove i cambi nella direzione generale appaiono più come un sintomo di malessere interno (ci sono indagini della GdF) che di una politica di espansione.

«Tranquillo, sindaco – fa sapere Carichieti – abbiamo ripreso in mano la gestione della banca e giorno per giorno monitoriamo il risanamento».

Sulla scrivania del direttore generale c’è un raccoglitore di report sui singoli settori che vengono continuamente aggiornati e consultati. Quasi un termometro in real time sulla “febbre” della Banca che si è notevolmente abbassata ed è stazionaria su livelli fisiologici senza bisogno di antipiretici. Starebbe facendo effetto la cura sui conti: meno spese, selezione dei clienti e del credito, abbandono dei rischi più pericolosi, revoca dei conti affidati a imprenditori disinvolti, presenza diretta del direttore negli appuntamenti più importanti.

 Insomma, pare di capire, il mare bancario è in tempesta, ma il timone di Carichieti è saldo nelle mani di chi dirige e non è affidato al pilota automatico. Non a caso, ad esempio, ci sono stati anche contatti diretti con Tercas, ma non sull’eventuale acquisto: ad una recente riunione presso la Fira (di cui i due istituti sono soci), ha partecipato personalmente Roberto Sbrolli, direttore generale Carichieti, e non un funzionario qualsiasi. Era presente anche il direttore della Banca d’Italia, mentre Tercas era rappresentata da un vicedirettore. Potrebbe essere stata l’occasione di un chiarimento e comunque è stato un segnale: Sbrolli c’è in prima persona e Carichieti non resta inerme a subire gli assalti esterni.

Per tornare all’ “attacco mediatico” di Tercas, in un suo precedente intervento il sindaco si era già preoccupato che in Abruzzo si parlasse di una sola Asl, di una sola Università, di una sola Banca, di una sola area metropolitana senza il coinvolgimento dei cittadini.

«Un’operazione come l’acquisto di quote è legittima, ma non si può sviluppare sui giornali – continua Di Primio – ci sono confini e garanzie da rispettare, perché una banca non è solo un fatto economico, ma riguarda il suo territorio. E non vorrei che si ripetesse l’operazione di Caripe, assorbita da Tercas nel silenzio di Pescara. Noi a Chieti ci siamo e vogliamo dire la nostra».

Cosa la preoccupa di più?

«Ripeto: gli aspetti tecnici dell’operazione non sono di mia competenza – conclude – ma è notevole il danno provocato alla Carichieti da queste voci incontrollate, mentre il risanamento sta dando i suoi frutti. Per questo chiedo alla Banca d’Italia massima attenzione, nei limiti delle sue competenze. Chiedo altresì al Presidente Codagnone ed al Direttore Sbrolli di rendere quanto più trasparente e nota possibile l’azione della Carichieti così da rassicurare personale e clienti sul reale stato di salute e sul futuro della Cassa».

Insomma «le notizie apparse sulla stampa – si legge nella lettera del sindaco - rischiano non solo di destabilizzare l’attività dell’Istituto teatino che sta uscendo da un periodo non facile grazie alla sua solidità ed all’impegno dei dipendenti, ma rischiano di ingenerare fenomeni speculativi capaci di fiaccare ancor più il flebile sistema economico/finanziario abruzzese». Ancora una volta la sensazione è che qualcosa stia succedendo, che vi siano meccanismi in movimento, interessi e pressioni che muovono leve ma cosa di preciso è impossibile dirlo.

 Sebastiano Calella  24/09/2011 9.34