CHIACCHIERE E DISTINTIVI

Corruzione. Cantone: «società pubbliche vero disastro». Acerbo: «Aca come Atac»

Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione a Pescara

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Corruzione. Cantone: «società pubbliche vero disastro». Acerbo: «Aca come Atac»

PESCARA.  Sul versante corruzione «il vero disastro sono le società pubbliche», create dopo Tangentopoli «come vero e proprio escamotage»: lo ha affermato Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, ieri a Pescara nell'incontro «il prezzo della corruzione» nell'ambito dell'evento «la Repubblica delle idee» organizzato dal quotidiano La Repubblica.

Due giorni per parlare del tema dei temi, con ospiti del mondo della politica locale e giornalisti. Una occasione per fare il punto della situazione e capire quanto siamo messi male grazie ai contributi di autorevoli attori della pubblica amministrazione, della politica e del giornalismo. Sono fioccate critiche e tanti ma tanti consigli su come fare ad arginare il fenomeno che è la madre di tutti i nostri mali, consigli che dovrebbero essere realizzati dalle stesse persone che li propongono.

«All'Atac sono state assunte 700 persone senza concorso e ci meravigliamo degli appalti?», ha chiesto Cantone.

A proposito della corruzione secondo Cantone  'criminogena' è stata la riforma del Titolo V della Costituzione: «la riforma in assoluto la più criminogena non è una riforma penale, ma quella del Titolo Quinto della Costituzione, perché ha spostato la capacità di spesa e i meccanismi di controllo. La riforma del 2000 ha creato centri di spesa che si sono sovrapposti a quelli centrali».

 Secondo Cantone il sistema post Tangentopoli avrebbe portato una serie di norme che hanno finito per favorire la corruzione: «la modifica del falso in bilancio, dei reati fiscali, della prescrizione. Siamo l'unico Paese che ha cambiato la prescrizione della corruzione e nessuno ha avuto nulla da dire».

Acerbo è stato critico anche verso "La Repubblica" che in un consesso simile ha invitato anche il presidente di Regione, Luciano D’Alfonso, che anche nella pagina ufficiale dell’evento viene definito «assolto» rispetto alle sue vicende giudiziarie, tacendo gli altri processi in corso e la prescrizione sopraggiunta per un capo di imputazione e soprattutto nulla dicendo delle verità emerse (e dunque confermate in sede di processo) che hanno illustrato lati meno noti delle amministrazioni pubbliche guidate da D’Alfonso .

  «Il Presidente», ha detto Acerbo, «ha ovviamente lamentato i pericoli legati al populismo giustizialista e a un eccesso di formalismo giuridico come son soliti fare i rappresentanti della classe dirigente più corrotta del mondo occidentale. L’incredibile ma dalle nostre parti normale è che il Presidente è uno dei tanti politici che si è avvalso della prescrizione  e, come sicuramente noto ai giornalisti di Repubblica che ce lo hanno insegnato, la prescrizione non equivale a un’assoluzione. Ricordo a me stesso che lo stesso PD quando suoi esponenti nazionali come Penati sono stati oggetto di inchieste chiese di rinunciare alla prescrizione. Cosa che sarebbe doverosa se si intende ritornare a ricoprire cariche pubbliche. In Abruzzo però succede che delle prescrizioni non se ne parli e nella rimozione generale i prescritti passano per assolti e tornano normalmente in politica come se nulla fosse successo, anzi si atteggiano a vittime che possono elargire consigli su come far funzionare meglio al giustizia. La nostra regione che ha superato ogni record di scandali per corruzione, concussione, finanziamento illecito dei partiti ecc. conta un sempre più alto numero di prescritti che continuano a far politica come se nulla fosse o si preparano al rientro essendo stati tutti presentati da un’informazione forse troppo bonaria come semplicemente assolti. Forse se abbiamo altissimi livelli di corruzione è perché più che di eccesso di giustizialismo soffriamo di un sistema di norme e regole poco incisivo nel combatterla e anche un’eccessivamente diffusa assuefazione»

Ed Acerbo ha dato ragione a Cantone sulle criticità delle società pubbliche e sostiene che la situazione dell’ Abruzzo sia  come quella di Roma.

 Cantone, infatti, sostiene che le «società pubbliche sono il vero disastro» facendo poi riferimento alle assunzioni senza concorso di centinaia di persone all’Atac.

«Ha sicuramente ragione», ha commentato Acerbo, «è stato questo il senso della nostra battaglia durata anni contro il “partito dell’acqua” e più in generale i metodi di occupazione privata della cosa pubblica che hanno caratterizzato soprattutto il centrosinistra a Pescara e in Abruzzo.  Per fare un esempio non c’è differenza tra l’Atac e l’ACA e tante altre società pubbliche infarcite dal PD e dai suoi satelliti di esponenti politici, parenti, mogli, amici, compari, clienti, parenti.  La nostra rottura con D’Alfonso, Donato Di Matteo, Giorgio D’Ambrosio, Gaetano Cuzzi, Ezio De Cristoforo, Castricone ecc. e i loro metodi è di lunga data ed è derivata proprio dalla nostra opposizione a questi metodi».

«Per questo rompemmo a tutti livelli – ben prima che venisse fuori il PD renziano – con il centrosinistra nella provincia di Pescara».

Acerbo spiega che le parole di Cantone «ci confortano nella giustezza della nostra battaglia che ci ha portato momentaneamente fuori dalle istituzioni  ma con la serenità di chi non è tra gli ignavi e i complici. Rimaniamo convinti che le degenerazioni clientelari, affaristiche e corruttive si sviluppino anche perché troppi onesti non hanno il coraggio di una rottura netta con certi sistemi di potere. Ed è in questo clima di complicità e omertà che coloro che hanno costruito il proprio consenso utilizzando l’ACA e l’ATO come cosa propria divengano big delle preferenze e se ne vantino pure. Poi accade che ci fanno bere acqua contaminata per anni o che i loro depuratori nonostante un deficit che ha superato i 100 milioni di euro non funzionino.  Anche questo è il "prezzo della corruzione"».

Acerbo ricorda pure che l'ultimo presidente Pd dell'Aca spa è indagato per tangenti «ma questo non ha impedito che l'intero Pd sostenesse la rielezione della moglie - ovviamente dipendente ACA - a sindaco di Bolognano (anche la vicesindaca lavora all'Aca)».

Immagino che gli esponenti PD presenti abbiano applaudito Cantone. Il loro è un applauso ipocrita.

Alla fine della fiera purtroppo dalla stessa classe politica non emerge alcun atto concreto contro la corruzione, contro le lobbies, nessun atto concreto per arrestare l’evasione fiscale o quelle filiere ancora oscure e con cento ombre di criminalità organizzata come il gioco d’azzardo.

E se la corruzione ha sempre pesato sulla economia inquinata, le sue ripercussioni rischiano oggi di essere mortali per la stretta imposta ai conti dall’Europa e dal fatto che ormai gli enti pubblici hanno finito soldi per investimenti e manutenzioni ordinarie.

Come dire: stiamo pagando caro gli errori della politica presente e passata e così i soldi sono finiti, la corruzione no.