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Balneabilità, i dati non sono alterati e si arrabbiano tutti

Non si placano le polemiche su Goletta Verde, depurazione e fiumi inquinati

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Balneabilità, i dati non sono alterati e si arrabbiano tutti

ABRUZZO. Il dato certo è che pare ci sia estrema sensibilità sull’argomento delle rilevazioni degli inquinanti che siano dopo un incendio doloso di una discarica abusiva o nelle acque dove facciamo il bagno. Le polemiche dei giorni scorsi su una difficile comprensione per la discrepanza dei dati anche forniti da Legambiente rispetto a quelli di Arta ha alimentato il dibattito nella calura.

Così si indignano tutti: il Comune di Vasto perché Legambiente (e non solo) dice che un tratto non è balneabile, si indigna l’Arta che viene tirata in ballo, si indigna Legambiente che viene giudicata «non attendibile» e un po’ ci arrabbiamo anche noi perché le cose basta spiegarle che di solito si capiscono.

AMICONE: «DUBBI, SOSPETTI E DISINFORMAZIONE: MA NON C’E’ CONFRONTO TRA I DATI»

Tirato in ballo risponde il direttore dell’Arta, Mario Amicone, che definisce gli articoli di PrimaDaNoi.it «ironici» e volti ad «insinuare nei lettori dubbi e sospetti anche di fronte a dati tecnici e scientificamente raccolti, nonché pubblicati».

«Se i tecnici fanno chiacchiere, come Lei sostiene nell'articolo http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/560546/La-guerra-dei-dati-sull-inquinamento.html, farebbe bene a spiegare cosa fanno i non tecnici di fronte ai problemi tecnici e, quando chiede in maniera provocatoria, accusatoria e destabilizzante, come mai Legambiente vede l'inquinamento e l'Arta invece no, può trovare la risposta domandandosi per esempio se i punti di prelievo dei campioni di acque siano gli stessi».

Così Amicone coglie l’occasione per spiegare che dei 120 punti monitorati dall’Arta per le acque di balneazione, Goletta Verde ne ha analizzati solo 2, «confermando i risultati dell’Agenzia». Invece, «i restanti 7 punti di prelievo di Goletta Verde si trovano entro le foci fluviali, che non rientrano nelle zone di balneazione, in Abruzzo come in tutta Italia, e quindi non vengono monitorati nell’ambito dei controlli per la balneazione».

«Ribadendo la distinzione tra i prelievi e le indagini svolte con metodiche ufficiali e quelli effettuati dall’imbarcazione di Legambiente, è evidente che tra i risultati non c’è confronto che tenga e non si capisce proprio da dove scaturisca la polemica sulla balneabilità sollevata dalla Sua come da altre testate locali».

Tutto chiaro, le metodologie sono diverse e si spera entrambe valide e forse bisognerebbe chiedere a quegli amministratori che contestano come mai sollevano polemiche.

Sta di fatto che la posizione dell’Arta ieri è stata chiara così come quella del Comune di Vasto

asserendo: «le analisi di Legambiente nei pressi di Fosso Marino sono inattendibili, prive di ogni fondamento scientifico e fatte senza rispettare il quadro normativo vigente».

Però oggi dire che i dati nell’unico punto in comune di prelievo tra Arta e Legambiente, come detto da Amicone, coincidono è un po’ come dire che quel dato è inattendibile (proprietà transitiva) volendo prendere per buona la posizione di Vasto.

LEGAMBIENTE CONTRO ARTA

 Così arriva Legambiente che bolla come «non solo imbarazzanti, ma anche piuttosto ridicole le polemiche mosse dall’Arta al lavoro svolto dalla Goletta Verde in Abruzzo».

Così Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente risponde alle polemiche sui risultati dei monitoraggi di Goletta Verde effettuati lungo la costa abruzzese.

«Come più volte sottolineato -– aggiunge Zampetti - quella di Goletta Verde è un’istantanea che non vuole certo sostituirsi alle analisi effettuate dalle istituzioni preposte ma che è in grado di segnalare delle criticità di un territorio. Una fotografia che conserva una indiscutibile validità scientifica dei risultati comunicati che rimarchiamo con forza. Laddove emergono dati critici e non sottovalutabili, per la presenza di cariche batteriche derivanti da scarichi non depurati, è bene andare oltre le polemiche. Il cattivo stato in cui versa il sistema di depurazione e di conseguenza fiumi, fossi e canali abruzzesi non è una novità e purtroppo sono stati diversi, nelle ultime stagioni balneari, i casi in cui questo inquinamento si è riversato anche lungo la costa. Negare questa evidenza non aiuta di certo a individuare e risolvere i problemi. Il nostro obiettivo non è fare allarmismo e nemmeno danneggiare l'immagine del mare abruzzese, anzi. Proprio per tutelare la qualità delle acque e le attività turistiche e economiche che vivono sul mare riteniamo importante e prioritario un serio confronto e incontro con amministrazioni ed enti per comprendere le criticità ancora presenti e individuare le possibili soluzioni».

«Come vede direttore Amicone – sottolinea Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo – la Goletta ha più di un motivo per “passeggiare” sull'Adriatico sotto i riflettori. Quando noi chiedevamo l’abbattimento del Fuenti a Vietri sul mare e della saracinesca di Punta Perotti (Bari), la politica che anche lei rappresenta faceva condoni. Le chiedo: Chi pagherà il conto per la procedura di infrazione che ammonta a 8 milioni di euro per la mancata depurazione? Chi pagherà il conto per i dodici depuratori sequestrati dalla magistratura di Lanciano? Chi pagherà per i mancati controlli sulla discarica di Chieti? Per non nominare la storia infinita di Bussi. L'appello va alla Regione affinché dia corso una volta per tutte ad una seria riforma di questo ente, fondamentale per una corretta opera di prevenzione e monitoraggio per la sicurezza sulla salute degli abruzzesi. Una riforma basata sulle competenze come richiede la natura di questa struttura e non più sulle tessere di partito».

Tristi le affermazioni del biologo esperto Damiani secondo il quale: «in Italia non esiste una foce di fiume che non sia inquinata... è noto che l'Adriatico è un mare che soffre».

 Quindi, che significa? Che non vanno più effettuati monitoraggi? Che va tutto bene?

A scatenare polemiche è stato anche il campionamento eseguito alla foce del Fosso Marino a Vasto Marina, giudicato “fortemente inquinato”.

«Riguardo questo specifico punto -– conclude Zampetti - vorremmo ricordare all’Arta e all'amministrazione comunale che, dallo stesso Portale delle acque del ministero della salute, le acque nella zona antistante la foce di Fosso Marino, vengono indicate come di qualità ”scarsa”, sulla base dei prelievi degli ultimi 4 anni. La direttiva impone che entro l’anno per questo tipo di punti la qualità delle acque raggiunga almeno la “sufficienza”, pena la chiusura alla balneazione. Sono dati e giudizi non certo nostri ma si tratta dei report "ufficiali" che testimoniano anche in questo caso una sofferenza delle acque marine legate agli apporti inquinanti che arrivano dalla costa».