IL CASO

Riperimetrazione Borsacchio, «cancellare la censura al liceo Saffo»

Richiesta della consigliera D’Elpidio

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Riperimetrazione Borsacchio, «cancellare la censura al liceo Saffo»
ROSETO. La Lista Civica Città per Vivere, che non ha eletto propri rappresentati all'interno del Consiglio Comunale, condivide e sostiene la iniziativa della consigliera Raffaella D'Elpidio.

La consigliera nella seduta di martedì prossimo, chiederà al Consiglio comunale attraverso una mozione, la revoca della censura che la maggioranza di centrodestra ha approvato nello scorso marzo nei confronti del Liceo Saffo, dei suoi dirigenti, insegnanti e studenti, a proposito di un incontro istituzionale tenutosi a scuola
con la 2^ Commissione del Consiglio regionale in merito alla riperimetrazione e riduzione dei confini della Riserva del Borsacchio.
«Lo Statuto del Comune di Roseto non assegna al Consiglio Comunale alcuna funzione censoria nei confronti delle iniziative, delle idee e della programmazione didattica di nessuna Scuola inferiore o superiore che sia», commenta Pio Rapagnà, «e, dunque neanche del Liceo Saffo che, nella vicenda della Riserva del Borsacchio, ha dimostrato competenza, studio, approfondimento scientifico e naturalistico, producendo una programmazione, un materiale didattico ed un progetto che sono meritevoli di encomio istituzionale e non invece di censura e di strumentalizzazione».
D'Elpidio chiede infatti che in Consiglio si ribadisca e si proclami solennemente il principio che «la scuola rappresenta un momento della vita in cui i ragazzi non devono sentirsi addosso la pressione di una istituzione politica come il Comune. Non è ammesso dalla speranza che i giovani rappresentano; dal sentire comune che via via realizzano.
«E' bene non scaricare su una comunità scolastica "autonoma e sovrana"», commenta ancora Rapagnà, «responsabilità, omissioni e incapacità che attengono ad altre istituzioni ed altri soggetti che, in presenza di una Legge istitutiva di una Riserva Naturale Regionale come quella del Borsacchio, per conflitti di interessi e pressioni speculative, non sono stati in grado, a distanza di sei anni, di dare attuazione ad una precisa e chiara volontà manifestata e ribadita più volte dal Consiglio Regionale, che è la massima istituzione pubblica della Regione Abruzzo e che non dovrebbe essere mai resa succube ed al servizio di interessi».