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Vasto, dal 2013 niente Imu su prima casa? Se il Governo lo permetterà…

Fli: «no a condannati in politica e nella pubblica amministrazione»

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Vasto, dal 2013 niente Imu su prima casa? Se il Governo lo permetterà…
VASTO. Una risoluzione votata all’unanimità e due ordini del giorno ben accetti.

Il Consiglio Comunale di lunedì oltre ad aver approvato il Bilancio, ha dato parere favorevole anche all’approvazione dell’Imu, la nuova tassa sulla casa e sulle attività produttive e commerciali: 14 i voti favorevoli, 4 i no, 3 gli astenuti.
L'assise civica presieduta da Giuseppe Forte ha deciso un'aliquota pari allo 0,45 per mille sulle abitazioni, allo 0,81 per mille sulle attivita' produttive e allo 0,9 per mille sulle seconde case. Prevista un'aliquota inferiore sulle prime case per gli ultrasessantenni con reddito basso (0,4 per mille) e sulle seconde case con affitto concordato (0,45 per mille).
Ma  Fli  ha presentato una risoluzione che impegna il sindaco e la Giunta ad eliminare l’Imu sulla prima casa dal 2013 se il Governo lo permetterà. La proposta è stata votata all’unanimità.
L’Esecutivo sta valutando l’ipotesi di rimettere ai comuni la scelta di imporre o meno la tassa a partire dal 2013. «Se ciò dovesse essere confermato», ha precisato il capogruppo Davide D’Alessandro, «l'amministrazione comunale vastese non potrà far altro che eliminare la più antipatica ed ingiusta delle tasse. Per questo motivo esprimiamo soddisfazione e torniamo a ribadire che oggi quanto mai è necessario diminuire la pressione fiscale operando netti tagli ai costi della spesa pubblica. Ciò sarebbe possibile se solo Lapenna avesse operato per tempo seri tagli, se avesse compiuto una ricognizione del patrimonio pubblico, se avesse preteso affitti congrui dalle proprietà che detiene».
Il partito ha anche chiesto di portare ai minimi le aliquote per il 2012, sia sulle abitazioni private sia sugli immobili adibiti ad attività commerciali.
Tra le proposte del gruppo sci sono anche due ordini del giorno sull'allontanamento dei condannati dalla politica e dalla pubblica amministrazione votati dalla maggior parte dei consiglieri con la sola astensione del Partito Socialista. Su questo punto seguirà una raccolta firme per due distinti documenti.
In particolare il partito ha chiesto che i movimenti politici adottino criteri di selezione rigidi, nel rispetto dei requisiti di onestà, onorabilità, insospettabilità, sobrietà e merito, e non candidando in alcun tipo di elezione coloro che sono stati condannati, seppure in primo grado, per reati particolarmente gravi, come per esempio concussione, corruzione, truffa, associazione a delinquere. Con il  secondo documento il partito vuole che i dipendenti a servizio della Pubblica Amministrazione condannati per reati associativi e contro la pubblica amministrazione vengano definitivamente allontanati dai pubblici uffici.
«La corruzione», ha detto D’Alessandro,  «è anche un costo, e secondo la Corte dei Conti questo costo è di 60 miliardi di euro all'anno: una volta e mezzo la manovra varata dal governo a dicembre. Non è pensabile che chi sia stato condannato per corruzione possa tornare ad occupare incarichi pubblici. Inoltre non può esistere democrazia senza i partiti, ma i partiti devono autoregolarsi con un proprio codice etico. La cattiva politica, non si sconfigge alimentando la pericolosa e demagogica antipolitica, bensì unicamente con buona politica».