AMBIENTE E VIABILITA'

Piste ciclabili: Ruffini ed Acerbo rilanciano alla Regione la loro proposta di legge

La regione però è inerte da anni

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Alberto Guidoni

Alberto Guidoni

ABRUZZO. Il piano sulla mobilità ciclistica in Abruzzo dorme in un cassetto della Regione dall’8 aprile 2010.

Ma da questo sonno lo vorrebbero risvegliare sia Claudio Ruffini che Maurizio Acerbo, che all’epoca firmarono un progetto di legge sull’argomento. Altrove infatti, come in Lombardia, il piano è stato già adottato e altre regioni - come Puglia e Toscana - si apprestano ad approvarlo, anche in occasione dei mondiali di ciclismo del 2013. In realtà sull’argomento esiste la legge 366/1998 cui attingere i fondi, ma il sostegno della mobilità ciclistica non è tra le priorità della Regione: «Me lo hanno ucciso, questo progetto – spiega Ruffini – non lo hanno fatto mai passare con in pretesto che manca la copertura finanziaria. Infatti servivano programmi di spesa annuali. Tra le altre cose, ad esempio, si prevedeva l’istituzione di parcheggi condominiali o negli uffici pubblici, oltre che norme per la sicurezza in genere. In realtà, nonostante la crescita del movimento ciclistico, la Regione è distratta». Eppure, come ricorda Maurizio Acerbo, furono proprio i ciclisti a sollecitare dal basso un intervento legislativo: «Ricordo che le sollecitazioni maggiori vennero dal coordinamento ciclisti teramani, che prima contattarono Ruffini e poi me. Intanto i ciclisti sono aumentati, speriamo che serva a far cambiare strada a chi non vuole affrontare il problema».
 In effetti l’Abruzzo è in ritardo sia nella promozione della mobilità ciclistica quale mezzo di  trasporto salutare sia nella realizzazione di una rete ciclabile  che permetta di ovviare alla frammentarietà delle piste ciclabili esistenti. Servirebbe infatti un progetto unitario di collegamento per garantire lo sviluppo in sicurezza dell’uso della bicicletta e per sviluppare anche il cicloturismo alla riscoperta del nostro paesaggio. «Per una reale diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto economico, divertente e ambientalmente sostenibile, la Regione e gli Enti locali dovrebbero intervenire con norme precise e coordinate – spiega il generale dei Carabinieri Alberto Guidoni, esperto di circolazione stradale – anche la scuola dovrebbe fare la sua parte per educare i giovani all’uso consapevole e sicuro di questo mezzo».
 Si tratterebbe, secondo il generale, di pensare alla riconversione in piste ciclabili attraverso il recupero conservativo di tratte ferroviarie e stradali, degli argini dei fiumi o di altri manufatti stradali dismessi o in disuso. Il tutto già previsto nella legge 366/1998, dall’incremento della rete ciclabile esistente e  dalla sua messa in sicurezza anche con  realizzazione di sottopassi e sovrappassi ciclabili e ciclopedonali, all’uso di segnaletica verticale e orizzontale, specializzata per il traffico ciclistico, alla rete informativa per i servizi di informazione per cicloturisti.
«Non guasterebbero – conclude il generale Guidoni - la redazione e la pubblicazione di una cartografia specializzata anche di tipo elettronico e la predisposizione di strutture mobili e di infrastrutture per l’intermodalità fra biciclette e mezzi di trasporto pubblico».
s. c.