Cave, clima teso tra Rifondazione e Confindustria

Fa discutere l’emendamento sul piano

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Una cava

Una cava

L’AQUILA. Sul problema cave in Abruzzo il clima è incandescente.

L’AQUILA.  Sul problema cave in Abruzzo il clima è incandescente.

Nervi tesi tra Rifondazione Comunista e Confindustria sull’articolo 29 della legge finanziaria regionale per il 2012,“Concessioni in materia di attività estrattiva e di escavazione” che blocca, di fatto, la concessione di apertura di nuove cave fino all'approvazione del Piano regionale per l'esercizio delle attività estrattive e di escavazione. A Civitella del Tronto il sindaco replica alle accuse di Idv e Pci.
 L’articolo 29 sul piano cave non va giù a Confindustria, Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Abruzzo e Confapi (Confederazione italiana della piccola e media industria privata) che in una lettera al presidente della Regione Gianni Chiodi manifestano disappunto verso una legge che  metterebbe in ginocchio un settore che rappresenta «il 10% del P.I.L. Regionale e produce gran parte delle materie prime per l'edilizia e garantendo occupazione».
 «La moratoria sul piano cave non blocca le attività estrattive come invece Confindustria vuol far credere ma soltanto il rilascio di nuove autorizzazioni», replica Maurizio Acerbo, «Confindustria e Ance  scelgono la strada della disinformazione lasciando intendere che il Consiglio regionale abbia bloccato le attività estrattive, mentre la moratoria riguarda soltanto le nuove autorizzazioni». Acerbo si dice infastidito dagli emendamenti «che alcuni esponenti del Pdl hanno già presentato per cancellare la moratoria».
«Si tratta di una furbata che non fa loro onore», conclude,«perché è davvero squallido rimangiarsi un accordo raggiunto soltanto poche settimane fa in Consiglio. In tal caso impatteranno con qualche centinaio di subemendamenti».
 
DOPO 20 ANNI QUALCOSA SI SMUOVE?
Dal piano cave in Abruzzo non c’è traccia dal 1983. Eppure la legge regionale in materia di cave, la numero 54 adottata il  26 luglio 1983 “Disciplina generale per la coltivazione delle cave e torbiere nella Regione Abruzzo”  parlava chiaro. «Spetta alla Giunta», si legge all’articolo 3, «predisporre il piano regionale per l’esercizio delle attività estrattive e di escavazione entro il 31 dicembre 1989».
Invece dopo 23 anni da quella data  tutto tace.
Non sono bastati neanche i rapporti allarmanti di Legambiente 2008 e 2011 che inserivano la regione Abruzzo «tra quelle più preoccupanti (dove ci sarebbero 300 cave attive, un numero non pervenuto di cave dismesse e nessun piano in vigore)» a determinare un cambio di rotta.
Soltanto oggi qualcosa si smuove. Tra gli emendamenti proposti da Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) e Antonio Saia (Partito Comunista italiano) alla finanziaria regionale per il 2012,  c’è quello sul piano cave.
L’articolo 29 del recente documento contabile “Concessioni in materia di attività estrattiva e di escavazione”, stabilisce che non saranno rilasciate concessioni per l'apertura di cave di ghiaia, per l'esercizio di nuove attività estrattive e di escavazione, per la coltivazione di cave e torbiere fino all'approvazione del Piano regionale per l'esercizio delle attività estrattive e di escavazione. Lo stesso Piano cave  dovrà essere approvato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, entro 18 mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.
 
 CIVITELLA: «NOI CONTRARI ALLE CAVE»
Anche a Civitella Del Tronto si respira aria di tensione. Giorni fa Idv e Comunisti italiani avevano espresso preoccupazioni per  la richiesta di autorizzazione per la coltivazione di una cava da parte della Daeli s.r.l. di Colle San Pietro di Civitella del Tronto in località Piano Risteccio.
La richiesta pubblicata in Regione il 28 settembre scorso, secondo i due partiti, «è stata accompagnata dal disinteresse dell’amministrazione comunale che non ha ancora alzato un dito per dissentire». La replica non tarda ad arrivare. «Nessuna autorizzazione è stata rilasciata dalla Regione Abruzzo per l’apertura della cava in questione», dice il sindaco Gaetano Luca Ronchi, «anzi  nello specifico, in relazione al progetto presentato presso questo ente in data 8 settembre 2011 relativo alla verifica di assoggettabilità per l’apertura della cava nel territorio di Piano Risteccio, con nota del 9 novembre 2011 indirizzata alla Regione Abruzzo  servizio tutela, valorizzazione  del paesaggio e valutazioni ambientali, abbiamo espresso parere contrario dal punto di vista ambientale all’apertura e coltivazione della cava, anche in considerazione del fatto che l’area in oggetto era posta al di fuori della perimetrazione del Piano Speciale Territoriale di Recupero Cave, che la stessa risultava interessata da un’area boschiva, collocata oltretutto a pochi metri dal centro abitato di Piano Risteccio ed a un’area destinata a Zona B2 di completamento estensivo».
 
Quanto al ruolo dei Comuni nel rilascio delle autorizzazioni alle attività estrattive, il primo cittadino auspica «che gli Enti locali  riacquistino la giusta centralità perché non è possibile che le decisioni che riguardano e ricadono su un territorio, vengano adottate limitandosi a chiedere a chi quel territorio lo amministra esclusivamente un parere tecnico».

Marirosa Barbieri