Florida Park, Di Matteo: «fu l’assicurazione a insistere per aumentare il premio»

Alessandro Biancardi

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Florida Park, Di Matteo: «fu l’assicurazione a insistere per aumentare il premio»
PESCARA. Sono stati interrogato ieri dal gip, Maria Michela Di Fine, Luca Di Matteo e Luca Scarani accusati di aver incendiato il ristorante Florida Park di piazza le Laudi a marzo del 2011.

Secondo la ricostruzione della procura pescarese, che ha portato avanti le indagini con l’aiuto della Squadra Mobile diretta da Pierfrancesco Muriana, Di Matteo, proprietario del ristorante, avrebbe ingaggiato Scarani per incendiare il locale a causa dei troppi debiti accumulati (circa 600 mila euro di buco) e incassare dunque l’assicurazione. Ma ieri i due hanno respinto ogni accusa.
Di Matteo ha spiegato di non aver alzato volontariamente il premio dell’assicurazione un mese prima dell’incendio (cosa che sostiene l’accusa) ma di averlo fatto su invito dell’agenzia di assicurazione stessa. Resta l’incognita sul perché il giovane imprenditore abbia accettato dal momento che il locale era chiuso da diversi mesi e anche le bollette dell’Enel non venivano più pagate a causa dei troppi debiti accumulati. Dunque perché aumentare il premio?
La spiegazione addotta da Di Matteo è inoltre diametralmente opposta alla ricostruzione degli inquirenti. Anche Scarani si sarebbe tirato fuori e avrebbe spostato tutte le responsabilità sull’amico imprenditore. L’accusa per i due al momento è di incendio in concorso ma il capo di imputazione potrebbe mutare in truffa nel momento in cui l’assicurazione presenterà una querela contro il titolare del ristorante.
L’inchiesta non è ancora chiusa e oltre ad accertare l’identità delle persone che hanno materialmente appiccato l’incendio la notte del 2 marzo del 2011 (si pensa a due napoletani) si sta indagando su prestiti di denaro a tassi elevati. Bisognerà capire bene i fatti emersi e le ragioni di questi prestiti sta di fatto che gli inquirenti sembrano voler avere un quadro più chiaro della situazione patrimoniale e sull’origine del denaro utilizzato nell’attività commerciale acquistata in parte anche in contanti.
E’ stata inoltre accertata l’appropriazione indebita da parte dei Di Matteo di una Bmw ottenuta in uso gratuito da una concessionaria pescarese fino all’arrivo di un’auto ordinata e mai restituita malgrado i numerosi solleciti. Per questa vicenda è stato aperto un procedimento penale a parte e sono stati gli uomini della Mobile a sequestrare il mezzo e riportarlo al proprietario. Inoltre nel corse dell’inchiesta è stato accertato il mancato pagamento dei canoni di locazione dell’azienda Ekosider (al 100% di Di Matteo): 60-70 mila euro per l’affitto più altri 226 mila euro per fatture mai onorate, come riferito dal curatore fallimentare della Sidertec. La notevole esposizione debitoria è stata confermata da Di Matteo anche in alcune intercettazioni inserite nel fascicolo d’indagine. E’ proprio il giovane imprenditore a parlare di «un milione e mezzo di euro di debiti».

Alessandra Lotti 14/01/2012 10:46