Liberalizzazione commercio, via libera anche a Pescara.

Alessandro Biancardi

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Liberalizzazione commercio, via libera anche a Pescara.
PESCARA. Scatta anche a Pescara, dopo San Giovanni Teatino, la liberalizzazione di tutte le attività commerciali.

PESCARA. Scatta anche a Pescara, dopo San Giovanni Teatino, la liberalizzazione di tutte le attività commerciali.

A partire da oggi ogni negozio, ogni esercizio pubblico che effettua la somministrazione di cibi e alimenti, come pure le attività artigianali, non avranno più orari obbligati di apertura e chiusura, non dovranno più rispettare la mezza giornata di chiusura infrasettimanale né l’obbligo di chiusura domenicale e festiva. Ciascuna attività potrà disciplinare come meglio ritiene il proprio lavoro, come previsto nel decreto legislativo dello scorso 6 dicembre. «Dopo la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta ufficiale l’ordinanza era un passo obbligato».

Ovviamente liberalizzazione non può intendersi come deregulation del settore, dunque restano in piedi tutti gli altri dispositivi inerenti anche la sfera dell’ordine pubblico, come i limiti per la somministrazione notturna di alcol. «Sappiamo che, nei confronti di tale ordinanza, c’è una doppia chiave di lettura», commenta Mascia: «se per alcuni operatori rappresenta la manna dal cielo che consente a ogni attività di meglio organizzare il proprio lavoro differenziando orari di apertura e chiusura dei negozi, anche sulla base delle stagioni, per altri, specie per le piccole imprese, sarà un’ulteriore criticità che li obbligherà a fare i conti con una concorrenza spietata. Ma per l’amministrazione comunale – ha proseguito il sindaco Albore Mascia – era soprattutto un obbligo ottemperare al dispositivo normativo».
Intanto Confesercenti chiede che la giunta regionale abruzzese si unisca alle Regioni Lazio, Piemonte e Toscana e ricorra contro la liberalizzazione degli orari commerciali. «La chiusura delle piccole e medie attività commerciali non può essere la soluzione alla crisi dei consumi», dicono i vertici di Confesercenti Abruzzo in un appello rivolto al presidente della Regione Gianni Chiodi ed all’intera giunta regionale. Ogni direzione provinciale di Confesercenti ha inviato lo stesso appello ai consiglieri regionali eletti nel proprio territorio. «In Abruzzo ci sono molte ragioni per respingere la liberalizzazione» dicono il presidente di Confesercenti Beniamino Orfanelli ed il direttore Enzo Giammarino, «e sono i 385 metriquadri di grande distribuzione ogni mille abitanti presenti in Abruzzo, ben 200 in più rispetto alla media nazionale, che sta svuotando le città. Lo ripetiamo da anni e i risultati oggi ci danno purtroppo ragione: nelle città i negozi sfitti sono drammaticamente aumentati e nella sola città di Pescara, secondo un nostro studio, ci sono oltre 600 locali non affittati». E il dato sui consumi dice chiaramente che in questa regione ampi settori sono già concentrati nella grande distribuzione: «Nel settore food», ricordano Orfanelli e Giammarino «la grande distribuzione detiene il 90 per cento delle quote di mercato, nel settore non-food arriva ormai al 55 per cento. E questo non è un dato che si può subire senza battere ciglio: i commercianti e gli artigiani dei centri urbani impiegano anni per ottenere risposte dalla pubblica amministrazione, mentre per realizzare parcheggi e deviare le corse degli autobus la grande distribuzione detta legge. Una tendenza miope della politica abruzzese, perché la grande distribuzione non ha ridotto i prezzi e spostare altre quote di consumi verso i centri commerciali – perché questo vuol dire liberalizzare – mette a rischio non solo il tessuto economico di chi paga le tasse in Abruzzo e versa i risparmi negli sportelli abruzzesi delle banche: dei 98 mila addetti del settore terziario privato in Abruzzo, 60 mila lavorano nelle 33 mila piccole e medie attività commerciali e dei servizi. Questo non può essere mai dimenticato». Per questo Confesercenti lancia un appello alla Regione: «Tre amministrazioni regionali a guida Pdl, Lega e Pd hanno impugnato la liberalizzazione avendo colto il grave rischio che corre il commercio, e anche per difendere l’identità italiana, che nulla ha a che fare con la tradizione americana dei negozi sempre aperti: in Germania, Austria, Olanda, Belgio e nei Paesi scandinavi, le locomotive dell’economia europea, non c’è liberalizzazione e questo non intacca di un soffio i consumi. Siamo preoccupati perché a fronte del ricorso voluto da Lazio, Piemonte e Toscana, il primo Comune abruzzese a vantarsi di aver liberalizzato è stato San Giovanni Teatino, governato da una giunta formata da Pdl, Pd e persino Rifondazione comunista. In Abruzzo evidentemente la grande distribuzione mette tutti d’accordo ma noi non ci arrendiamo: la Regione ha il dovere di ricorrere per tutelare i 60 mila lavoratori delle piccole e medie imprese commerciali abruzzesi. Aspettiamo una risposta rapida dalla Regione e da Gianni Chiodi»

 04/01/2012 18:08