POLITICHE 2013

Abruzzo. Udc e Fli in rivolta contro la strategia Pdl di occupare il loro spazio

La lista Monti al Senato svela lo scontro tra i gruppi di potere in Abruzzo

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Giorgio De Matteis

Giorgio De Matteis

ABRUZZO. O siamo su “Scherzi a parte” o la lista Monti per il Senato che vede al primo posto Nicoletta Verì, presidente della quinta commissione sanità della Regione ed esponente di primo piano del Pdl abruzzese, è stato un clamoroso errore che rischia però di svelare la lotta di potere in atto in Abruzzo.
Almeno stando alle polemiche che ieri hanno accolto i sette nomi dei candidati resi noti, dalla diffida dei due candidati Fli (quinto e settimo posto in lista) alla minaccia di sciopero del voto da parte dell’Udc regionale dopo un’affollata assemblea autoconvocata a Pescara. La solita reazione del “territorio deluso”, come sempre destinata a rientrare contrattando qualche altro incarico? Non sembra, perché ad essere messa in discussione stavolta è l’intera classe dirigente dell’Udc abruzzese che evidentemente non viene ritenuta affidabile o la cui fedeltà è meno valutata dei voti di Giorgio De Matteis, che assicurerebbero una presenza Udc all’Aquila nel momento della ricostruzione.
«Ma come – dicono gli esponenti Udc – noi eravamo lì a fare opposizione contro i tagli alla sanità ed ora dobbiamo fare campagna elettorale per chi questi tagli li ha avallati e coperti politicamente?»
Le polemiche hanno investito anche il secondo nome in elenco per il Senato e cioè Elena Seller che pur proviene dall’Udc. Nelle passate elezioni del 2008, quando Masci si candidò a sindaco, era in lista per l’Udc, ma non fu eletta avendo riportato solo 55 voti, mentre in quest’ultima amministrazione è stata assessore di Luigi Albore Mascia al Comune di Pescara, indicata da Pescara Futura di Carlo Masci. 
Insomma la lista Monti al Senato ha un colore molto azzurro-Pdl e questo ha fatto infuriare i circa 200 autoconvocati Udc che a Pescara ieri hanno gridato forte il loro dissenso. Né è bastata a calmare gli animi la notizia che da Roma avrebbero deciso di candidare alla Camera Paola Binetti, esponente di punta del mondo cattolico più integralista, che però è candidata anche in altre regioni e quindi in caso di elezione probabilmente opterà per altri territori.
Insomma si è scatenato un vero e proprio braccio di ferro tra Udc abruzzese e vertici nazionali. Sotto contestazione è Casini, accusato senza troppi giri di parole di volere lo smantellamento della classe dirigente in carica: fuori il commissario onorevole Armando Dionisi, fuori l’ex onorevole aquilano Luigi Mantini – non ricandidati entrambi – fuori Antonio Menna (capogruppo alla Regione) ed Enrico Di Giuseppantonio (presidente della Provincia di Chieti). E mentre fino a ieri il “nemico” era Giorgio De Matteis, la cui candidatura non è ancora tramontata, oggi è spuntato il Pdl, appoggiato peraltro anche dal Tg3 regionale che ieri – quasi per fare uno sgarbo a Rodolfo De Laurentiis, consigliere di amministrazione Rai - ha dedicato un’ampia intervista (con sfondo azzurro) a Nicoletta Verì, fresca e contestata candidata al Senato. Forse questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del malcontento tra i vertici abruzzesi dell’Udc, ieri presenti a Pescara con Angelo Cellini ed Andrea Buracchio (Chieti), Enrico Robuffo (Teramo), Vincenzo Retico (L’Aquila), Vincenzo Dogali ed Roberto De Camillis (Pescara), tutti i rappresentanti dei movimenti giovanili provinciali e molti consiglieri provinciali e comunali che si sentono presi in giro da Roma.
Ed allora prende quota un’altra interpretazione, che coinvolge direttamente Udc e Fli, i due “partiti canaglia” contro cui si è già abbattuta in altre sedi l’ira di Berlusconi per il tradimento subìto. La massiccia presenza di candidati Pdl, apparentemente fuoriusciti dal partito, potrebbe essere il frutto di una precisa strategia elettorale che tende a depotenziare i risultati delle opposizioni al Senato e quindi a favorire lo stesso Pdl.
Un obiettivo da ottenere attraverso l’uso spregiudicato del “Porcellum”, la legge elettorale che per il Senato prevede un premio di maggioranza su base regionale. Il che significa che chi ha più voti e più senatori nelle regioni più popolose ha la maggioranza senza che il distacco possa essere colmato nelle regioni più piccole come l’Abruzzo. Proprio per bloccare questo meccanismo diabolico i tre partiti che appoggiano Monti (il suo movimento, Fli e Udc) hanno presentato liste differenziate alla Camera ed una sola lista al Senato dove è più difficile raggiungere il quorum necessario per essere eletti e far scattare il premio di maggioranza.
Quindi i responsabili Fli e Udc si aspettavano una lista con nomi forti e concordati, tra cui quello del capolista che era il ministro Enzo Moavero. Che invece è stato dirottato al terzo posto nel Lazio, dopo Casini e Giulia Bongiorno, mentre – all’insaputa di tutti – il primo posto del ministro è passato a Nicoletta Verì, esponente Pdl alla Regione, ed al secondo posto è stata indicata Elena Seller, già assessore al Comune di Pescara, senza che questo cambio e questi nomi fossero concordati né con Fli né con l’Udc, come dimostra la diffida di Berardo Rabbuffo e Maurizio Teodoro e come chiarisce la protesta Udc.
«Per fortuna Casini si era espresso contro gli opportunisti dell’ultima ora» si legge nel documento degli autoconvocati Udc di fronte al nome di Nicoletta Verì, che era una delle punte di diamante del Pdl regionale ed il braccio destro di Chiodi per la politica sanitaria. Più silenziosa, ma non meno violenta – vista la diffida – la reazione di Fli, con i telefoni roventi tra il coordinatore regionale Daniele Toto e Gianfranco Fini, sia perché all’Aquila Futuro e libertà si è dimostrata più forte dell’Udc, sia perché dopo un paio di anni di purgatorio e di emarginazione per lo strappo di Fini, questo era il momento giusto per far rivalutare quella scelta che non ebbe molti seguaci nel Pdl. Riusciranno le proteste a ribaltare la situazione? Chissà. Forse lo stupore politico abruzzese sembra destinato cedere il passo alla real politik romana.
Sebastiano Calella