Sevel, nuovo scontro tra la Fiom e Marchionne

Alessandro Biancardi

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Sevel, nuovo scontro tra la Fiom e Marchionne
ATESSA. Dardi infuocati sono partiti ieri da Torino, direzione Val di Sangro.

L'ad Fiat Sergio Marchionne ieri sul palco dell’Unione Industriali di Torino si è tolto dalla scarpa un bel pò di sassolini. Ha respinto con fermezza le accuse di «antiitalianità», ha detto di vergognarsi per la brutta figura rimediata domenica dall’Italia al vertice dell’Unione Europea e ha rivendicato il complesso lavoro realizzato per salvare la Fiat.

Nel suo intervento ha spiegato che si sta cercando di fare 18 turni alle Meccaniche di Mirafiori «e non ci siamo ancora riusciti». Poi si è spostato un po' più a sud: «stiamo cercando di far fare», ha continuato, «straordinari alla Sevel di Val di Sangro e più del 20% non si presenta a lavorare perchè ci sono regole sindacali che danno loro il diritto a non venire. Io però non posso vendere l'80% di un furgone. Questo non è un'espressione di democrazia, e' anarchia industriale", ha concluso».

Ma la Fiom è andata su tutte le furie e ha rispedito al mittente le accuse.

«Ricordiamo a Marchionne», ha replicato Marco Di Rocco, «che, grazie al sudore di oltre 6.000 lavoratori questa fabbrica risulta essere la più produttiva del gruppo Fiat con oltre 1050 veicoli prodotti al giorno e, con un utile netto d’esercizio di diversi milioni di euro. In Sevel non regna nessuna “anarchia industriale” in quanto, tutti i lavoratori sono legati a dei tempi di produzioni e a saturazioni di quasi il 100%».

Per la Fiom le dichiarazioni del manager sono ingiuste anche perchè «in Sevel i lavortori non hanno tempo neanche per respirare. Usando una giusta metafora e, fatti i dovuti distingui, a praticare l’anarchia industriale è lui e la Fiat perchè si rifiuta di applicare il contratto nazionale di lavoro, le leggi di questo paese e  le regole comuni. La pratica lui visto che non paga il saldo del pdr, aumenta i ritmi di lavoro a dismisura, esce da Confindustria, dà il premio solo a chi dice lui, cambia il contratto a tutti i lavoratori Fiat, rende schiavi tutti i lavoratori, non produce nuovi modelli in Italia, si prende i soldi della cassa integrazione». Il rapporto tra Fiom e ad Fiat continua quindi a essere tesissimo. «Noi non siamo il nemico», ha però tenuto a precisare Marchionne rivolgendosi al sindacato, «e non possiamo continuare a fare le guerre. Quando i lavoratori scelgono, quelle scelte devono essere finali. Chrysler quest’anno farà 2 miliardi di utile operativo e noi stiamo ancora discutendo con la Fiom se possiamo produrre motori a Mirafiori nel fine settimana. Ci dobbiamo solo vergognare». Per il vertice dell'azienda torinese la posizione del sindacato della Cgil è «preconcetta, anacronistica e politica». 

25/10/2011 12.24