Italia scende a picco tra Pil in diminuzione ed instabilità politica

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E’ uno scenario sconfortante quello descritto dalla Cospa Abruzzo che ha fatto uno studio sull’andamento economico italiano.

Dai dati emerge che il nostro Paese rischia il tracollo e nel 2013-2014 si assisterà, con buone probabilità, ad un crollo delle principali attività economiche. Al momento il Pil è in forte discesa, lo spread (indice di rischio di investimento tra titoli di stato italiani Btp e titoli tedeschi Bund) è in aumento, cioè il rischio di investimento nei titoli italiani è salito di 3,80%. A tutto questo si somma uno scenario politico debole che rende poco credibili i nostri mercati.

E le banche? Anche loro ne risentono perché avendo sempre guadagnato sul trading con i titoli di stato adesso devono fare i conti con l’instabilità finanziaria (con l’ulteriore aumento dello spread le quotazioni delle banche sono destinate a scendere) e con la fuga dai depositi bancari.

Anche se è impossibile fare dei pronostici per i prossimi anni, il rischio default è concreto.

«In questo caso non remoto», afferma Dino Rissi del Cosap Abruzzo, «il nostro Paese dovrebbe stringere talmente tanto la cinghia che avremo un abbattimento dei consumi e della produzione pari ad un terzo del Pil. Porteremo nel baratro con noi tutta l’Europa, infatti la dimensione della nostra economia rispetto alle altre economie in crisi».

In particolare nel 2013-14 più del 30% delle attività agricole potrebbero cessare l’attività di produzione per la vendita, così come più del 30% delle attività economiche artigianali e professionali e la stessa percentuale di banche non saranno in grado di mantenere aperti i loro sportelli.

«L’Italia», aggiunge Rossi, «potrebbe trovarsi in uno stato di forte prostrazione economica per diversi anni ma forse, se la Bce si decidesse a pompare liquidità con un approccio “bottom up” cioè dando soldi alle famiglie e alle imprese allora il peggio potrebbe essere lasciato alle spalle». Su come si sia arrivati a questo punto, la Cosap non ha dubbi. Il problema si chiama burocratizzazione del sistema politico italiano. «Sono sempre di più le classi improduttive dei burocrati e dei politici», dice, «sono cresciute in redditi e numero facendo pagare il conto ai contadini, agli artigiani, ai lavoratori autonomi, agli imprenditori, alle dotazioni delle forze dell’ordine e delle forze armate che hanno visto ridurre progressivamente organici e concorsi». E le cifre parlano chiaro: l’Italia ha avuto ed ha tuttora un problema di costi della Politica in termini diretti (consulenze, prebende, appannaggi) e in termini indiretti (corruzione) che incidono per circa 50 miliardi, secondo l’ Ocse.

«A tutto questo», secondo Cosap, «si aggiungono poi le scelte della Bce che ha portato avanti delle politiche economiche tese a salvaguardare l’unico paese fortemente esportatore interno in Europa cioè la Germania fautrice della moneta unica per avere esportazioni stabili in valuta».

21/10/2011 11.40