L’Aquila, dopo tre anni il terremoto pesa ancora troppo sull’economia della città

Alessandro Biancardi

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L’Aquila, dopo tre anni il terremoto pesa ancora troppo sull’economia della città
L’AQUILA. «Ricostruire il tessuto economico della provincia de L’Aquila è difficile perchè oltre alla cattiva congiuntura economica mondiale, il terremoto del 2009 ha avuto il suo gran peso». Per molti versi ancora troppo presente.

E’ stato questo il filo conduttore dell’incontro che si è tenuto a L’Aquila, il 16 ottobre scorso, presso l’aula magna della Guardia di Finanza, il seminario “Oggi il futuro di domani”, per il rilancio dell’economia e del lavoro della provincia de L’Aquila. L’incontro che ha visto la partecipazione di Confcommercio, Confartigianato, Abi, Confesercenti, Codacons ed altre associazioni di settore, ha analizzato le radici della crisi economica, le tendenze principali e le possibili cure per l’intera provincia.   Secondo le stime, nel 2010, L’Aquila ha registrato una crescita dello 0,8% in termini reali grazie al settore industriale e a quello dei servizi (+1,5% rispetto al 2009) compensato ancora da una seria crisi delle costruzioni. Secondo l’Istituto di ricerca Prometeia, anche il 2011, dovrebbe chiudersi con un bilancio positivo.

Sul fronte occupazione la provincia de L’Aquila ha conosciuto un incremento dell’occupazione femminile (circa 3 punti percentuali in più rispetto al 2009), soprattutto nel settore dei servizi.

 Rimane però la crisi in altri settori certificata dai dati relativi agli ammortizzatori sociali. Infatti, nel primo semestre del 2011, a fronte di una riduzione consistente dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali a livello nazionale e regionale (rispettivamente: circa –20% e -7% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente), nella provincia de L’Aquila si è registrato un ulteriore incremento del 16%. Dall’analisi dei dati emerge un incremento significativo (+60%) della cassa integrazione straordinaria che certifica appunto l’aggravamento della crisi.

 Alla crisi economica della provincia de L’Aquila, secondo i rapporti delle associazioni di settore, hanno concorso diversi fattori, dall’uscita dell’Abruzzo regione dalle aree obiettivo 1 a metà degli anni novanta (con una conseguente  riduzione del flusso di risorse verso la regione), alle politiche fiscali, al decentramento amministrativo, al processo di invecchiamento della popolazione. A L’Aquila gli ultra 65enni sono quasi il 22% della popolazione e la riduzione della popolazione attiva dal punto di vista lavorativo si traduce in minore crescita del Pil pro capite e minore crescita generale della provincia.

Tutto ciò è aggravato anche dal basso grado di scolarizzazione della popolazione locale. In Abruzzo la  popolazione compresa tra 25 e 64 anni che ha conseguito al massimo un diploma di scuola secondaria superiore è del 43,5%, la media dell’UE a 27 paesi è del 70% (la Repubblica Ceca ha il 90%). Sono inoltre ancora troppi i giovani che abbandonano la scuola mentre pochi sono quelli che si laureano in discipline scientifiche: in Abruzzo il 12,7%, nell’UE a 27 il 18%.

L’assorbimento dei laureati da parte del mercato del lavoro locale è modesto: secondo i dati Excelsior, banca dati dell’Unioncamere nazionale, nelle assunzioni non stagionali previste per il 2009 dalle aziende aquilane, la richiesta dei laureati riguarda appena il 9% del totale, a fronte del 14% del Centro Nord.  Come può la provincia de L’Aquila uscire dal baratro della crisi economica internazionale e sismica e riacquistare slancio e crescita?

A questa domanda si è cercato di rispondere durante il seminario.  Il primo step, secondo le associazioni sindacali e di settore,  sono le infrastrutture. E’ proprio il ritardo infrastrutturale abruzzese a disincentivare e frenare gli investimenti e le attività umane. E’ per questo che si propone un miglioramento dei collegamenti dell’intera provincia con Roma ed in particolare della città de L’Aquila (una via privilegiata che consenta il collegamento dell’autostrada A24 con Lunghezza per lo scambio gomma-ferro, la realizzazione del secondo binario fino a Carsoli) così come la sistemazione della ss 17 dell’Appennino abruzzese, nel tratto Rieti-Antrodoco – L’Aquila – Navelli,  la sistemazione della ss 260 dell’Alto Aterno (tratto L’Aquila-Montereale-Amatrice), della ss 261 Subequana, il completamento della diramazione sulla direttrice Rieti-Avezzano-Sora, la galleria di sicurezza del traforo autostradale del Gran Sasso così come il miglioramento dell’Interporto di Avezzano, dell’Aeroporto d’Abruzzo e dell’Aeroporto dei Parchi.

Investire nell’Università è un altro elemento di crescita e sviluppo.«Riteniamo necessario», dice Confcommercio, «avviare un confronto sull’intero sistema della conoscenza e dell’innovazione regionale, che contempli anche la possibilità di una federazione tra atenei per dare maggiore forza all’attuale offerta formativa. Riteniamo anche che il rilancio dell’università è necessario ma non è abbastanza se non integrato in una strategia di lungo termine più ampia».

Così come è necessario combattere i fenomeni di evasione ed elusione fiscale. E per il breve periodo? Per stimolare subito la domanda delle famiglie e dei lavoratori, le associazioni propongono lo sblocco ed accelerazione di spesa dei Fondi Fas, Apq infrastrutture,

ricostruzione post sisma. All’interno del Fas automotive vanno considerati anche la componente Fiat di Sulmona e le imprese automotive della Marsica, l’accelerazione e completamento degli accordi che riguardano l’area di crisi della Valle Peligna, gli interventi per le attività agricole, l’utilizzo del  sistema dei confidi per le esigenze di liquidità a breve e medio termine delle piccole e medie imprese operanti nella provincia.

Così come sarebbe importante fornire agevolazioni fiscali per l’area del cratere, incentivi alle nuove assunzioni (rifinanziamento di progetti per le fasce di età più giovani attraverso bonus occupazionali per assunzioni a tempo indeterminato, incentivi all’apprendistato e alla stabilizzazione dei lavoratori flessibili), politiche attive del lavoro (istituzione di misure ad hoc per i giovani) e sostegno ai contratti di rete in modo tale che più imprese appartenenti a uno stesso ambito o filiera, possano sviluppare dei network finalizzati all’accrescimento della propria competitività  sostenendo una collaborazione stabile tra le stesse orientata al raggiungimento di obiettivi strategici di interesse comune.

 17/10/2011 14.48