Esportazioni, «la filiera dei trasporti salva l'Abruzzo»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Grandi performance nell'export, ma poco peso nell'economia reale abruzzese.

PESCARA. Grandi performance nell'export, ma poco peso nell'economia reale abruzzese.

Secondo il Centro studi regionale della Cna abruzzese, affidato ad Aldo Ronci, leggendo i dati riferiti ai primi due trimestri del 2011, si scopre che «il buon andamento delle esportazioni abruzzesi dipende quasi esclusivamente dalle prestazioni del settore legato alla produzione del mezzi di trasporto, e da imprese che hanno testa e cuore lontano dall'Abruzzo». L'esame condotto dal Centro studi regionale della confederazione artigiana - che fa il paio con altre elaborazioni proposte nei giorni scorsi dal Cresa e da Intesa San Paolo - sul primo semestre 2011, evidenzia come l’export abruzzese sia cresciuto del 19,8% rispetto al primo semestre del 2010: un dato superiore a quello medio nazionale, che si è attestato al 15,8%, e a quello del Mezzogiorno (17,3%).

Ma per una corretta interpretazione di questi indici – sostiene la confederazione artigiana - «è necessario tenere conto della composizione dell’incremento avvenuto nel primi due trimestri dell'anno, che è stato di 617 milioni di euro, ben 420 dei quali si riferiscono ai mezzi di trasporto; un settore nel quale, notoriamente, a operare sono grandi imprese extra-regionali (Sevel, Honda, ecc.) mentre gli altri 197 sono da attribuire ad altri prodotti».

Che sia dunque il settore del trasporto a fare la parte del leone nel paniere dell'export abruzzese, lo conferma anche il confronto con la realtà nazionale: l’incremento percentuale dei mezzi di trasporto è del 68%, contro l’8% nazionale e il 20% del Mezzogiorno. Mentre tutti gli altri prodotti, messi insieme, rappresentano un modesto 32%, contro il 92% nazionale e l’80% del Sud.

Secondo l'analisi della Cna, «l'automotive pesa nel complesso dell'economia regionale con un 6% degli occupati complessivi e con il 7% del “valore aggiunto”. Dati apparentemente modesti, per un settore che tuttavia rappresenta uno dei maggiori punti di forza della nostra economia, soprattutto per la capacità di innovare: ragion per cui, il progetto del Campus dell'automitive, finanziato con i fondi Fas, diventa strategico per l'Abruzzo». 

Preoccupazione, semmai, sempre a detta della Cna (che nei giorni scorsi aveva diffuso dati allarmanti sulla secca flessione del numero di imprese artigiane verificatasi negli stessi primi sei mesi dell'anno, ndr) «destano gli altri settori produttivi, quelli nei quali la presenza della micro-aziende è più rilevante, diffusa e pervasiva sul territorio regionale». Perché, argomenta la confederazione artigiana presieduta da Italo Lupo, si tratta di un'area che rappresenta più del 93% del valore aggiunto e che  impiega più del 94% degli occupati totali: «Per questo, al centro dell'attenzione del Patto per lo sviluppo e delle future scelte di politica economica regionale, andrà messa la capacità delle piccole imprese di avere maggiori opportunità su nuovi mercati».

07/10/2011 12.56