Artigianato, male i primi sei mesi dell'anno

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Nessun cenno di ripresa per l'artigianato e la piccola impresa, che continuano a segnare il passo in controtendenza con gli altri settori produttivi abruzzesi.

PESCARA. Nessun cenno di ripresa per l'artigianato e la piccola impresa, che continuano a segnare il passo in controtendenza con gli altri settori produttivi abruzzesi.

Lo conferma l'analisi condotta dal centro studi della Cna abruzzese sul primo semestre 2011 su dati di Unioncamere: tra gennaio e giugno di quest'anno, secondo la ricerca realizzata da Aldo Ronci, la differenza tra iscrizioni e cancellazioni al Registro delle imprese, per quel che riguarda l'artigianato, ha fatto segnare un decremento di 171 unità. Tutto il contrario di quanto accadde dodici mesi fa (allora il saldo fu attivo, con +54), fino a riagganciare la regione alle peggiori tendenze del biennio nero 2008-2009, quando il saldo negativo tra iscritti e cancellati fu rispettivamente di 127 e 406 unità.

Negativa, la performance della nostra regione, lo è anche in percentuale: il confronto con la media nazionale dice che la perdita dell'Abruzzo (-0,47%) è più ampia di quella italiana (-0,29%).  A destare sorpresa, però, è soprattutto il malessere - in netta controtendenza rispetto al resto dell'economia regionale – che continuano a manifestare le micro-imprese: negli stessi primi sei mesi del 2011, infatti, le imprese (complessivamente intese) sono cresciute di 1040 unità rispetto alla stessa data dell'anno scorso. Spiega il curatore dell'indagine: «Le imprese, in generale, crescono a un ritmo superiore alla media nazionale (0,69% contro 0,48%), mostrando segnali di ripresa dopo tre anni di stasi, anche se con qualche diversità sul territorio. La crescita di nuove imprese, infatti, è stata abbastanza sostenuta nelle province dell’Aquila, di Teramo e di Pescara mentre è stata praticamente nulla nella provincia di Chieti».

Tra i settori, le variazioni negative più rilevanti dell'artigianato sono state registrate nell'area delle manifatture (-116 imprese), delle costruzioni (-39, di cui nel solo Teramano ben -35), nelle riparazioni di auto e prodotti della casa (con una flessione di 30 unità a testa). Flessioni più contenute nei servizi: all'appello mancano 12 imprese, saldo frutto della caduta secca del Pescarese (-29) ma anche del significativo incremento del Teramano (+19). Unico settore in aumento è quello delle attività ricettive, con 13 unità in più. Sul piano territoriale, segno negativo nell'artigianato per tutte e quattro le province abruzzesi: per L’Aquila, dove l'”effetto-terremoto” svanisce (-21), ma anche a Teramo (-43), a Pescara (-63) e a Chieti (-44).

05/10/2011 12.21