Aiuti di Stato ad Alitalia-AirOne, Ryanair vince il primo round

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Aiuti di Stato ad Alitalia-AirOne, Ryanair vince il primo round
BRUXELLES. Ha denunciato la Commissione Europea, l’ha trascinata in tribunale e ha vinto, anche se in parte, la causa.

Si tratta di RyanAir, la compagnia aerea irlandese che, dopo aver segnalato ripetutamente alla Commissione Europea presunti aiuti illegali dal governo italiano ad Alitalia, ha incassato picche (né una risposta, né un controllo) da parte dell’istituzione comunitaria. Insomma, la compagnia d’oltremanica avrebbe gridato al pericolo e la Commissione avrebbe fatto spallucce senza battere ciglio. E’ proprio così che i giudici della Corte Europea hanno visto la vicenda, condannando il 29 settembre,  la Commissione per carenza (cioè per non aver giustificato in alcun modo il suo disinteresse alla questione sollevata da RyanAir).

Il 3 novembre 2005 Ryanair Ltd. ha trasmesso alla Commissione un «reclamo contro il governo italiano per gli aiuti di Stato alle compagnie aeree in Italia».  Denuncia che era stata seguita da una lettera dello stesso tenore del 13 dicembre 2005 e  da un’altra del 16 giugno 2006.

I contenuti dei reclami erano sempre gli stessi: si denunciava il trasferimento di 100 dipendenti di Alitalia ad AirOne e Meridiana, il  finanziamento pubblico delle indennità pagate da Alitalia e l’incapacità dello Stato italiano di ottenere il pagamento dei debiti di Alitalia verso gli aeroporti italiani, l’indennizzo aggiuntivo accordato ad Alitalia di 35 milioni di euro per i danni causati dagli eventi dell'11 settembre, gli sconti alla compagnia italiana sui costi di carburante, le  riduzioni dei diritti aeroportuali negli aeroporti "pivot"e le restrizioni alle attività di Ryanair.

A questo punto, non avendo ricevuto alcuna risposta, Ryanair invia alla Commissione una lettera di messa in mora, il 2 agosto 2007, invitandola ad agire. Neanche questo ultimatum serve a smuovere l’istituzione che conferma il ricevimento della lettera ma non reagisce.

E’allora che la compagnia inglese decide di portare la questione sui banchi della corte Europea invocando  la legge  659/1999, (l'applicazione delle regole di concorrenza) secondo la quale «ogni parte interessata può informare la Commissione di ogni presunto aiuto illegale e di ogni presunta applicazione abusiva degli aiuti di Stato. Quando la Commissione dispone di queste informazioni, a prescindere dalla fonte, le esamina immediatamente e se ritiene, sulla base di tali informazioni, che non ci sono motivi sufficienti per pronunciarsi sul caso, ne informa comunque l'interessato così da permettergli di presentare osservazioni».

Proprio perché la Commissione Europea non si è  pronunciata sulla questione dei presunti aiuti illegali dell’Italia verso la compagnia italiana, il Tribunale europeo l’ha condannata per “carenza” mentre ha respinto il ricorso per quanto riguarda il finanziamento delle indennità di licenziamento, gli sconti sulle spese di carburante e le restrizioni alle attività di Ryanair.

 Ma aldilà delle implicazioni giudiziarie della vicenda, i dubbi che si annidano dietro l’apparente “disinteresse” della CEE restano e giacciono ancora sui banchi della Corte.

m.b.  30/09/2011 9.00