Cinghiali, Coldiretti: «la situazione è diventata insostenibile»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. Coldiretti chiede l’approvazione del regolamento.

«Dopo anni di ripetute e insistenti rimostranze presentate dalla Coldiretti alle amministrazioni pubbliche affinchè venisse risolto l’annoso e sempre più grande problema dei cinghiali, purtroppo ai danni materiali oggi dobbiamo aggiungere un evento funesto». E’ il commento del direttore di Coldiretti Abruzzo e Coldiretti Chieti Simone Ciampoli alla notizia della morte di Giuseppe Legnini, coltivatore di Roccamontepiano, ucciso dall’aggressione di un cinghiale mentre coltivava il fondo.

«Oltre al dolore della famiglia, al quale ci uniamo come organizzazione professionale, proviamo tutta l’amarezza che scaturisce dall’indifferenza e dalla superficialità con cui certi problemi sono stati percepiti dalla società e dalle pubbliche amministrazioni. Si fa tanto per la sicurezza nei luoghi», dicono da Coldiretti, «di lavoro e per il rispetto delle norme conseguenti, eppure oggi un coltivatore è morto non per una disattenzione o per una inosservanza delle leggi ma perché c’è ancora chi si ostina a considerare il cinghiale un non-problema, se non addirittura una risorsa. Anche nel nome di questa vittima innocente, la Coldiretti chiede una volta per tutte che vengano esaminate ed accolte le istanze presentate».

L'associazione di categoria sottolinea che, in Abruzzo, si parla di una vera e propria emergenza: gli oltre 60mila cinghiali stimati provocano ogni giorno danni per milioni di euro alle produzioni agricole, ai mezzi meccanici e agli operatori.

Coldiretti è stufa delle solite promesse, e poi passato il momento di massima contestazione, le istituzioni dimenticano tutto e tutti e tornano alla normalità. Non è più rinviabile l’approvazione del regolamento regionale della gestione del cinghiale per evitare che ogni provincia continui ad operare autonomamente e senza coordinamento reale (il regolamento è fermo dal 2006 alla seconda commissione consiliare per il prescritto parere). «La proposta, però», sottolinea Ciampoli, «dovrebbe essere comunque condivisa con il mondo agricolo per aggiornarla alla attuale situazione faunistica e ambientale. La convinzione che sia ormai impossibile eliminare il cinghiale è generalizzata e molti sono rassegnati perché si considerano impotenti di fronte ad una problematica così grande e complessa».

La necessità di predisporre strumenti di gestione adeguati, invece, «rasenta il ridicolo perché se ne parla ormai da quasi trent’anni e, pur avendo compreso che l’unico rimedio è l’abbattimento, gli studiosi si sono inventati di tutto e di più: abbattimento selettivo solo all’esterno delle aree protette, cattura con gabbie all’interno dei parchi, recinzioni dei campi, altre tipologie di dissuasori».

Per Coldiretti «è obbligatorio da subito mettersi al lavoro per fronteggiare il problema. Noi siamo pronti».

29/09/2010 8.58