Dopo il sisma del 2009 Abruzzo in affanno. CresA:«stenta ad agganciare la ripresa»

Alessandro Biancardi

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Dopo il sisma del 2009 Abruzzo in affanno. CresA:«stenta ad agganciare la ripresa»
ABRUZZO. L’Abruzzo, affetto da fragilità strutturali aggravate dalle profonde modificazioni indotte dal sisma del 2009, stenta ad agganciare la ripresa economica.

E' quanto emerge dal uno studio del centro regionale di studi e ricerche economico-sociali istituito dalle Camere di Commercio d'Abruzzo.

Il Pil regionale, dopo l’importante flessione del 2009, torna a crescere a velocità ridotta (+0,7% in regione contro l'1,3% nazionale). Nonostante la contrazione dei consumi pubblici, la domanda interna fa registrare un lieve incremento grazie ad un aumento degli investimenti fissi lordi e, anche se in misura modesta, dei consumi privati. Crescono le esportazioni (+20%) i cui effetti sulla crescita del Pil sono tuttavia fortemente mitigati da un consistente incremento delle importazioni.
L’intero sistema imprenditoriale regionale mostra segni incerti di ripresa. Considerando il contributo dei vari settori sul valore aggiunto regionale, se si esclude il buon andamento dell’agricoltura, modeste sono le performance dell’industria e dei servizi e negative quelle delle costruzioni. L’Abruzzo risente fortemente della presenza di un tessuto imprenditoriale frammentato e parcellizzato che si dimostra spesso inadeguato a raccogliere le sfide che il mercato globale lancia. Nonostante ciò, il sistema delle imprese regionale è vitale e flessibile, cresce in termini di numerosità di aziende e rafforza progressivamente la sua struttura, come dimostra l’incremento delle società di capitale. Aumenta, in particolare, il numero delle imprese nei settori direttamente o indirettamente collegati con le attività di costruzione e ricostruzione.
Permane fortemente critico l’andamento del mercato del lavoro: si contrae ulteriormente il numero di occupati (55,5%), diminuisce l’occupazione a tempo pieno e a tempo indeterminato, aumenta quella a tempo parziale e derivante da contratti flessibili, aumenta il tasso di disoccupazione (8,8%). Particolarmente difficili sono l’accesso e la permanenza nel mondo del lavoro dei giovani, soprattutto delle giovani donne.

 «SCARSA VITALITA' DEMOGRAFICA»

Le incertezze e debolezze del sistema economico trovano riscontro anche in una scarsa vitalità demografica della regione: il tasso di crescita naturale mostra negli ultimi anni un andamento negativo sensibilmente peggiore di quello nazionale e anche il tasso migratorio totale, pur restando positivo, a partire dal 2009, ha assunto valori inferiori alla media italiana. La popolazione tende ad invecchiare velocemente e pare mantenere un certo equilibrio tra le varie fasce di età soprattutto grazie all’ingresso di nuovi residenti dall’estero, apporto che, però, negli ultimi due anni è inferiore al dato nazionale.
L’ultima sezione della pubblicazione raccoglie i contributi dei componenti del Comitato Scientifico.
In occasione della ricorrenza dell’Unità d’Italia il prof. Landini ha trattato della regionalizzazione amministrativa e delle variazioni distributive della popolazione in Abruzzo negli ultimi 150 anni. Il lavoro evidenzia come in regione si sia passati da una situazione di sostanziale equilibrio nella distribuzione della popolazione ad una forte concentrazione urbana, soprattutto nella zona litoranea, senza che tale fenomeno sia stato accompagnato da un incisivo adeguamento dell’organizzazione amministrativa. L’autore ritiene inevitabile un ridisegno della struttura amministrativa del territorio e suggerisce il ricorso alla figura dell’unione di comuni, uno strumento capace di garantire maggiore efficienza ed efficacia all’azione pubblica e al tempo stesso salvaguardare l’identità culturale dei singoli comuni, anche di quelli più piccoli. Tali enti territoriali di secondo grado, infatti, presentano importanti vantaggi competitivi in un’ottica di marketing d’area.

LE RISORSE FEMMINILI E IL LAVORO

Nonostante ciò nel mercato del lavoro abruzzese le risorse femminili non vengono ancora adeguatamente impiegate, essendo occupate specialmente nel lavoro atipico e nel settore irregolare dell’economia: forte il divario tra i tassi di occupazione maschile (67,0%) e femminile (44,1%), quest’ultimo ancora lontano dall’obiettivo del 60% che si sarebbe dovuto raggiungere entro il 2010; pesante la disoccupazione femminile (11,4%, superiore di oltre 4 punti percentuali rispetto a quella maschile); elevato tasso di inattività femminile (50,2%) rispetto a quello italiano (48,8%) al contrario di quello maschile che è ad esso allineato (27%). La situazione occupazionale femminile, sia sul fronte dell’offerta che della domanda, è condizionata dai valori prevalenti e condivisi della società che portano, in Italia più che negli altri Paesi UE e in Abruzzo più che in Italia, alla marginalizzazione della componente femminile nell’ambito del mercato del lavoro.

22/07/2011 10.04