Occupazione: l’Abruzzo resiste alla crisi. In un anno lavorano 10mila donne in più

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. L'Abruzzo resiste e stacca le altre regioni del sud sugli indicatori del mercato del lavoro.

ABRUZZO. L'Abruzzo resiste e stacca le altre regioni del sud sugli indicatori del mercato del lavoro.

Questo il quadro che emerge dalla pubblicazione dei dati Istat sull'occupazione.

L'Abruzzo sembra resiste  ed aumenta di 7.000 unità gli occupati nel I° trimestre 2011 rispetto al I° trimestre 2010, resta in linea con il dato della disoccupazione nazionale (8,8% in regione; 8,6% in Italia), confermandosi la Regione del sud di gran lunga con i migliori indicatori sul mercato del lavoro.

«Stiamo realizzando una politica mirata all'occupazione del maggior numero possibile di donne», ha spiegato l’assessore regionale Gatti, «in un solo anno il sistema produttivo regionale ha prodotto ben 10.000 posti di lavoro in più di sole donne. Siamo convinti che un elemento decisivo per sostenere la crescita del Pil regionale e nazionale passi proprio dall'incremento del tasso delle lavoratrici».

 Si tratta secondo l'assessore «di un percorso lento che va sostenuto, come abbiamo fatto, con incentivi all'assunzione e all'autoimprenditorialità femminile, ma anche da una parallela riforma strutturale del welfare. Le politiche sociali in Italia per troppo tempo si sono basate solo sul sostegno della cura parentale offerto gratuitamente dalle donne italiane. Dobbiamo favorire l'uscita di casa verso la società e il mondo del lavoro delle donne senza per questo far pagare il conto alle famiglie, soprattutto quelle con minori, non autosufficienti e diversamente abili. Anche attraverso politiche di conciliazione vita/lavoro si può indicare una strada».

«La Regione lo sta facendo non solo a chiacchiere, ma mettendo a disposizione fondi. Abbiamo segnato una rotta -conclude - e la società e l'economia abruzzese dimostrano di saper cogliere queste opportunità. Anche se il momento e' ancora molto difficile non dobbiamo avere paura di segnalare i dati positivi che indicano che ci sono soluzioni possibili».

11/07/2011 14.34