L’Abruzzo del dopo terremoto: «fermo alla meta’ degli anni ‘90»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. Il sisma del 6 aprile 2009 ha colpito l’Abruzzo e L’Aquila in una fase ciclica particolarmente negativa.

ABRUZZO. Il sisma del 6 aprile 2009 ha colpito l'Abruzzo e L'Aquila in una fase ciclica particolarmente negativa.

Tra il 2010 e il 2008 il Pil regionale si è ridotto di quasi 7 punti percentuali in termini reali. Rispetto all'anno di picco, il 2007, la caduta in valore assoluto è stata pari a quasi 2 miliardi di euro riportandoci ai livelli del 1999.

Sono i dati che emergono da uno studio del Cresa, il centro regionale di studi e ricercheeconomiche e sociali.

L'Abruzzo è pressoché fermo dalla seconda metà degli anni novanta, pesantemente colpito dalla recessione mondiale del 2008-2009, paralizzato da un bilancio da risanare al più presto, debilitato da una fase post terremoto da cui si cerca di uscire con lo stesso passo lento con cui si cerca una via di uscita dalla crisi economica. Negli ultimi quindici anni il reddito pro capite abruzzese ha perso 19 punti % rispetto a quello dell'UE15 tornando ai livelli degli anni settanta.

Nel 2010 l'economia abruzzese ha mostrato segnali di ripresa, trainata dalle esportazioni e in parte minore dal miglioramento della domanda interna. Nel 2010 i livelli produttivi sembrano aver completamente recuperato la caduta dell'anno precedente (-12% nel 2009; +12% nel 2010). Le imprese di maggiori dimensioni e i settori tecnologicamente più avanzati hanno mostrato una maggiore capacità di recupero. Le piccole imprese continuano a risentire in maniera più acuta degli effetti della recessione.

L'intero comparto delle costruzioni –sempre secondo il Cresa- dopo la pesante battuta d'arresto del biennio 2008-2009, affronta ancora una fase di ristagno.

Tra il 2008 e il 2010 l'Abruzzo ha perduto 24 mila occupati. In questo biennio il tasso di disoccupazione è salito di oltre 2 punti percentuali (dal 6,6% all'8,8%; media Italia 8,4%). L'aumento ha coinvolto entrambi i sessi, ma è stato più marcato per le donne e per i giovani: nella classe di età compresa fra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione è cresciuto in un anno di circa 10 punti percentuali (dal 19,7% al 29,5%). Si è intensificato tra i giovani il fenomeno dei neet (neither in education nor in employment or training) ovvero di coloro che sono disoccupati o inattivi per motivi diversi dall'essere studenti.

 Il tasso di inattività in Abruzzo sfiora il 40%, circa un punto e mezzo percentuale al di sopra della media del paese (la media europea è dieci punti più bassa). Tra le donne l'inattività arriva al 50% con uno scarto rispetto alla media UE27 di 15 punti percentuali.

Restano rilevanti risorse inutilizzate: il tasso di disoccupazione giovanile in regione è pari al 29,5% (UE15: 19,6%, Germania: 11,2%). Altre risorse sono sotto utilizzate: gli occupati con laurea sono il 18,4% del totale, in EU15 sono il 29,4%, in Germania il 27,4%.

 DINAMICHE DEMOGRAFICHE, IMPRESA E LAVORO NELL'AREA DEL SISMA

 La popolazione residente nei comuni del cratere ammontava, al 1° gennaio 2009, a 144.415 unità, pari a circa l'11% della popolazione regionale e allo 0,2% di quella nazionale. La quasi totalità del territorio considerato è soggetta ancora oggi ad un in­tenso processo di spopolamento ed invecchiamento. Tra il 1991 ed il 2009 i comuni del “cratere” hanno perso quasi il 5% della loro popolazione. Nei comuni più piccoli si registrano perdite che superano il 30%.

Secondo le informazioni Inps nei comuni del cratere alla fine del 2010 operavano oltre 13 mila imprese, l'8% in più rispetto a due anni prima. lo stesso periodo le imprese industriali sono aumentate del 19,5% mentre nel resto della regione sono diminuite del 3%. Queste dinamiche imprenditoriali si sono solo parzialmente riflesse sul versante occupazionale. Tra il 2008 e il 2010 il numero degli addetti è rimasto sostanzialmente stabile, risultato di una espansione del lavoro autonomo cui si è contrapposta una analoga contrazione del lavoro dipendente. Nel cratere il peso degli addetti nel terziario risulta essersi notevolmente ridotto (dal 27% del 2008 al 23% del 2010) mentre si è consolidato nel resto della regione.

 LE ATTIVITÀ ECONOMICHE NEL COMUNE DELL'AQUILA

 L'economia del centro storico rappresentava il 30% circa del valore aggiunto totale del comune dell'Aquila, per oltre metà generato dalle attività commerciali e per la parte restante da studenti fuori sede e studi professionali.

 Al 2010 risultano iscritte al registro imprese 7.198 unità locali, pari al 46% di tutto il cratere. Rispetto al 2008 la crescita è stata di oltre 700 unità. Solo 31 di queste appartengono al comparto manifatturiero la cui consistenza è ancora notevolmente inferiore rispetto ai livelli pre crisi (690 unità nel 2008, 604 unità nel 2010). Le costruzioni hanno superato le 1.600 unità assorbendo quasi un quarto del totale. Il commercio continua ad arretrare mentre crescono in maniera vivace pubblici esercizi ed altre attività di servizio. Delle circa 800 unità locali (attività commerciali e pubblici esercizi) che alla fine del 2008 operavano nel centro urbano ne risultano rilocalizzate 233 nell'immediata periferia della città e nelle sue frazioni. Resta imprecisato il numero di soggetti che ha attivato nuove autorizzazioni commerciali in comuni contermini a quello del capoluogo in cui sono sorti nuovi contenitori. È stimabile intorno alle 100 unità il numero di esercizi, prima del sisma localizzati nel Centro storico, che ha ripreso l'attività ricorrendo al sub ingresso. Infine, le informazioni più recenti raccolte consentono di contabilizzare 31 attività nel centro storico, tutte localizzate sull'asse principale di Corso Vittorio e Corso Federico II.

30/06/2011 10.45