Prezzi. Coldiretti, da pomodoro a passata ricarichi del 1733%

Alessandro Biancardi

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ROMA. Nel passaggio da pomodoro a passata il prezzo rincara di quasi venti volte (+1733 per cento) con il prezioso ortaggio che viene pagato fino ad appena 5 centesimi al chilo agli agricoltori che lo coltivano nel sud Italia.

   E' quanto denuncia la Coldiretti in occasione della manifestazione di protesta organizzata dalle associazioni dei consumatori aderenti a Casper - Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori), con la partecipazione questa mattina in piazza Verdi, 6/a, davanti alla sede Antitrust, del Presidente Antonio Catricala' e del presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini per una "pomodorata" anti speculazione all'indirizzo di coloro che sono ritenuti i responsabili delle distorsioni di filiera e della concorrenza sleale a danno degli agricoltori e dei consumatori.
   Il pomodoro nazionale e' stato scelto come simbolo della manifestazione con l'offerta di bruschette, ma anche con stand informativi per far conoscere il rischi che sta correndo il prodotto piu' rappresentativo della dieta mediterranea e del Made in Italy alimentare.
   Quest'anno il pomodoro nelle campagne del meridione viene pagato ai coltivatori fino al 29 per cento in meno rispetto allo scorso anno per colpa di operatori senza scrupoli che - sottolinea il presidente della Coldiretti - approfittano del proprio potere contrattuale per sottopagare il raccolto, altrimenti destinato a marcire nei campi.

«Nelle campagne - continua Marini - si segnalano ritardi, mancato invio dei mezzi di trasporto, "ricatti" commerciali e clausole vessatorie che costringono i produttori ad accettare prezzi vicini a quelli riconosciuti per il pomodoro cinese, nonostante una annata caratterizzata da una produzione contenuta del 10 per cento con ottime caratteristiche qualitative. A rischio per effetto dei comportamenti speculativi e delle distorsioni di filiera - precisa la Coldiretti - ci sono il reddito e l'occupazione nelle ottomila aziende italiane che su 85mila ettari di terreno coltivano pomodoro da destinare alle 173 industrie nazionali dove trovano lavoro 20mila persone».

Un danno anche per i consumatori che - continua la Coldiretti - non beneficiano di nessun risparmio e che invece rischiano di pagare come italiano il concentrato di pomodoro importato dalla Cina i cui arrivi sono praticamente quadruplicati (+272 %) in Italia negli ultimi dieci anni e rappresentano oggi la prima voce delle importazioni agroalimentari dal gigante asiatico.

«Dalle navi - denuncia la Coldiretti - sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiche' nei contenitori al dettaglio e' obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro. Il quantitativo che sbarca in Italia dalla Cina dovrebbe superare a fine anno i 100 milioni di chili e corrisponde - sottolinea la Coldiretti - a quasi il 15 per cento della produzione di pomodoro fresco italiana destinato alla trasformazione realizzata in Italia.
   Le speculazioni sul pomodoro sono particolarmente odiose perche' oltre ad essere una delle componenti base della dieta mediterranea e' anche il condimento maggiormente acquistato dagli italiani che si stima consumano in famiglia circa 550 milioni di chili di pomodori in scatola o in bottiglia. Ogni famiglia - continua la Coldiretti - durante l'anno acquista almeno 31 kg di pomodori trasformati e, a essere preferiti, sono, nell'ordine, i pelati (12 Kg), le passate (11 Kg), le polpe o il pomodoro a pezzi (5 Kg) e i concentrati e gli altri derivati (3 Kg)».
L'estensione a tutti i derivati del pomodoro dell'obbligo di indicare l'origine del pomodoro utilizzato nelle conserve, una stretta nei controlli sulle importazioni del pomodoro cinese, penalizzazioni per le industrie e le organizzazioni dei produttori responsabili di comportamenti scorretti, una piu' stringente definizione dei contratti e un marchio etico per il Made in Italy che li rispetta, sono - conclude Marini - alcune delle proposte formulate dalla Coldiretti.

23/09/2010 13.31