Università, lo studio di Eurostudent:«la crisi economica diventa crisi sociale»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ROMA. La laurea? Gli studenti italiani e le loro famiglie continuano a crederci, nonostante i morsi della crisi economica li abbiano toccati influenzandone i comportamenti.

Il titolo di dottore rappresenta un obiettivo da raggiungere, pur se si affacciano difficolta' materiali come la ridotta capacita' di spesa delle famiglie, perche' la laurea continua a essere percepita come 'veicolo di mobilita' sociale' nel medio e lungo periodo. E' quanto rivela la sesta indagine di Eurostudent sulle condizioni di vita e di studio degli studenti universitari italiani. Fogliando il dossier emerge che si studia di piu' in termini di tempo ed e' piu' fitta la schiera di chi si laurea vivendo a casa con i genitori: tre studenti su quattro frequentano l'universita' restando in famiglia, confermando un trend in atto da dieci anni (2000 -2009).

 Tra coloro che 'restano a casa', due studenti su tre studiano da pendolari. Molti hanno un 'lavoretto', mentre si aggira attorno al 39% la percentuale di coloro che studia e lavora, «in coincidenza di una diffusa consapevolezza della difficolta' futura», si legge nel dossier, «che i giovani cercano di fronteggiare sia stabilendo contatti precoci con il mercato del lavoro, sia organizzando una fase della loro vita divisa tra studio e lavoro».
   Il rapporto Eurostudent raccoglie indicatori che mostrano "dove va il sistema", nell'ambito della piu' ampia inchiesta comparata internazionale Eurostudent IV, cui partecipano 25 Paesi europei. E' realizzata dalla Fondazione Rui, sotto la direzione di Giovanni Finocchietti e in collaborazione con il ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca. Gli studenti universitari studiano piu' che nel passato. E a conti fatti, la loro settimana di studio e', in termini di bilancio del tempo, identica a quella di un lavoratore che fa anche qualche straordinario.

 Dopo periodi di assestamento, dovuti all'avvio della Riforma dell'offerta didattica, il tempo medio dedicato allo studio (lezioni + studio individuale) dagli studenti e' di 41 ore a settimana, progressivamente aumentato negli anni: era di 32 ore/settimana all'inizio dei Novanta. Inoltre, dopoo un'iniziale difficolta' gli studenti sono riusciti a costruirsi un bilancio del tempo piu' sostenibile e piu' 'equilibrato'. Tra il 2006 e il 2009, si legge nel dossierm, il tempo medio per le attivita' di studio torna a crescere di circa 3 ore/settimana. Interpellati sulla 'sostenibilita'' dei corsi di studio, gli studenti danno nel 43% dei casi una valutazione esplicitamente positiva, mentre l'area del giudizio negativo e' meno diffusa (37%).  Anche il giudizio sulla preparazione teorica acquisita vede prevalere una valutazione positiva, nel 61% dei casi: disponibili a impegnarsi di piu', insomma, anche se si frequenta l'universita' da pendolari. Tra chi studia in sede, chi e' pendolare e chi e' fuori sede, a 'stare di piu'' sui libri sono i fuori sede, con oltre 42 ore/settimana. Il bilancio del tempo indica che i pendolari seguono piu' assiduamente le lezioni di chi e' in sede e, settimanalmente, le ore spese a studiare dai due gruppi sono equivalenti. Comunque gli studenti e le famiglie non rinunciano a investire in formazione, ma modificano le scelte verso soluzioni compatibili con le risorse a disposizione: optano a favore di sedi di studio piu' vicine, anche se di minor prestigio, oppure rinunciano al trasferimento - piu' dispendioso - a favore di una meno costosa mobilita' giornaliera. Inoltre dall'analisi risulta che quattro studenti su dieci lavorano.

La diffusione del lavoro studentesco e' legata a una serie di fattori, spiega la relazione: all'eta'. A 20 anni gli studenti che lavorano sono il 22%. Nella fascia di eta' 24-27 anni sono il 48%. Dopo i 27 anni salgono fino all'83%. Il secondo dato che incide e' la condizione sociale: i figli di genitori con istruzione di livello medio-basso (condizione sociale non privilegiata), lavorano piu' dei figli di genitori laureati. Inoltre il lavoro saltuario e' la forma prevalente fino ai 24 anni. A questa eta', il 22% ha un lavoro saltuario e l'11% uno continuativo. Viceversa quest'ultimo e' di gran lunga prevalente tra coloro che hanno oltre 27 anni (68% dei casi). Pesano infine le differenti condizioni del mercato del lavoro locale: il lavoro degli studenti e' piu' diffuso tra gli iscritti nelle universita' del Centro-Nord.

 07/06/2011 13.47