L'Acs di Atessa non chiude: «ritirata la procedura dei 28 licenziamenti»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Si è tenuto ieri nella sede della Provincia di Chieti l’atteso incontro per decidere della sorte di 28 lavoratori e il futuro dell’azienda Acs di Atessa.

Il 22 aprile la direzione aziendale aveva paventato la chiusura dello stabilimento (decisamente una brutta notizia per i 28 dipendenti) e il trasferimento della produzione a Cassino. I lavoratori dell’Acs, dopo 97 giorni di protesta e innumerevoli incontri sindacali e con le istituzioni, quali il sindaco di Atessa Nicola Cicchitti e il presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio, finalmente possono tirare un sospiro di sollievo.

Al termine dell’incontro, caratterizzato da una profonda divergenza di interessi e posizioni, si è raggiunto il tanto atteso accordo sindacale che mette al riparo i lavoratori dal licenziamento e salvaguarda il lavoro in Val di Sangro. L’azienda si impegna, infatti, a ritirare i licenziamenti e a fare ricorso alla Cigs per 12 mesi per tutti i lavoratori. Durante questo periodo l’azienda offrirà ai lavoratori degli incentivi, a fronte dei quali gli stessi potranno decidere volontariamente di interrompere il rapporto di lavoro. L’Acs non chiuderà lo stabilimento lasciando così circa il 75% del lavoro in Val di Sangro.

«Difendendo e sostenendo i dipendenti dell’Acs», commenta soddisfatto il segretario provinciale della Uilm di Chieti, Nicola Manzi, «abbiamo evitato lo “scippo” del lavoro in Val di Sangro facendo rimanere un pezzo importante della produzione nelle mani dei nostri lavoratori, gli stessi che hanno saputo affrontare questa drammatica situazione con umiltà e determinazione».

 

30/07/2010 12.02