Vertenza Phard. Iniziative per far desistere l’azienda dalla chiusura

Alessandro Biancardi

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TERAMO. «Vi faccio i complimenti, non ce l’aspettavamo. Per rispetto dei lavoratori e del vostro impegno istituzionale ritengo necessaria una pausa di riflessione per valutare il pacchetto di proposte».

Così l’amministratore della Phard, Fausto Cosi, questo pomeriggio al tavolo delle relazioni industriali dopo che l’assessore regionale al Lavoro Paolo Gatti ha illustrato, alla presenza dei sindacati,  tutte le opportunità alle quali sta lavorando la Regione per incentivare gli imprenditori a lavorare in Abruzzo.

 Il pacchetto di proposte è quello che sta elaborando l’Assessorato regionale al lavoro e che sarà definito nel dettaglio entro ottobre.  Proposte ritenute degne di «valutazione» da parte di Cosi e dei suoi collaboratori Raimondo Liquoro e Ciro Canditone i quali si sono detti disponibili sin dai primi giorni della prossima settimana a incontrarsi con i tecnici (alla riunione erano presenti  il dirigente regionale Giuseppe Sciullo e il responsabile del tavolo delle relazioni industriali della Provincia Paolo Rota) per entrare nel merito delle opportunità esposte.«E’ nostro interesse verificare in tempi molto brevi questo nuovo scenario».

«Con tutte le cautele del caso ma è indubbio che quello di oggi è stato un incontro significativo. Siamo partiti da una posizione aziendale molto netta: chiudere lo stabilimento di Mosciano e trasferire i dipendenti a Nola, in Campania. Oggi l’azienda ha la possibilità di fare i conti anche con altri numeri e questo grazie alle politiche del lavoro messe in campo dalla Regione e del lavoro di mediazione svolto dalla Provincia», affermano gli assessori Ezio Vannucci e Eva Guardiani che hanno promosso la riunione di oggi.

Com’è noto, la Phard, una delle principali aziende italiane nel settore della moda giovane, nelle settimane scorse ha annunciato l’ intenzione di chiudere lo stabilimento di Mosciano Sant’Angelo per trasferire tutte le fasi della lavorazione nel sito produttivo di Nola, in Campania. All’origine della scelta la «necessità di ridurre le spese e di riorganizzare i processi produttivi per far fronte all’andamento del mercato».

30/07/2010 10.29