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Facebook vieta pubblicità criptovalute, Bitcoin crolla

Scende sotto 10.000 dollari. Arriva stretta Usa e Corea Sud

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Cryptovalute, le monete digitali stanno già rivoluzionando l’economia mondiale



NEW YORK.  Facebook vieta le pubblicità che promuovono le criptovalute e le initial coin offering, con le quali le start up raccolgono fondi distribuendo token.

L'entrata a gamba tesa del social media nel 'Far West' delle criptomonete non regolamentate affonda il Bitcoin, che scende sotto i 10.000 dollari arrivando a perdere il 28% dall'inizio di gennaio.

L'annuncio di Facebook è affidato a un post: la nuova norma vieta gli spot di "prodotti e servizi finanziari che sono associati frequentemente con pratiche promozionali ingannevoli" incluse le criptovalute e le ico.

Un divieto - spiega Facebook - "intenzionalmente" ampio per consentire il tempo necessario per affinare il processo di identificazione e soppressione delle pubblicità ingannevoli.

"Vogliamo che la gente continui a scoprire nuovi prodotti e servizi tramite le pubblicità di Facebook senza paura di truffe. Diverse aziende che pubblicizzano ora ico e criptovalute non operano però in buona fede", mette in evidenza il responsabile della gestione del prodotto del colosso social media, Rob Leathern.


L'affondo di Facebook arriva mentre entrano in vigore norme più stringenti per le criptovalute in Corea del Sud e le autorità americane alzano il tiro sulle piattaforme di scambio del Bitcoin e le sue sorelle, segnalando un crescente interesse per un mercato ancora senza regole e in corsa sfrenata da mesi. Le criptovalute, pur non rappresentando un rischio per la stabilità finanziaria, non devono diventare dei "nuovi conti svizzeri" ammonisce il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, dicendosi preoccupato per l'uso delle criptomonete da parte dei criminali.

All'avvertimento di Mnuchin si aggiunge l'azione della Commodity Futures Trading Commission statunitense, che ha chiesto informazioni a Bitfinex e Tether, due delle maggiori piattaforme di scambio di valute digitali.

Corre ai ripari anche Seul: con la Corea del Sud secondo mercato al mondo dopo gli Stati Uniti per il Bitcoin, le autorità hanno imposto una stretta agli scambi per evitare frodi soprattutto ai danni dei più giovani.