VAMPIRI

«L’Europa morbida con i paradisi fiscali»: “50 sfumature di grigio” per la black list

Oxfam, denuncia la linea morbida: inserire Irlanda, Lussemburgo,Olanda e Malta e 35 extra-Ue

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

177

«L’Europa morbida con i paradisi fiscali»: “50 sfumature di grigio” per la black list

 

 

ROMA. Dopo anni di tira e molla e passi avanti timidi sui paradisi fiscali, l'ultima offensiva dell'Unione europea per dare una stretta all'elusione delle tasse su larga scala rischia di partorire un topolino.

E' l'allarme lanciato da Oxfam a pochi giorni dal consiglio dei ministri delle Finanze Ue (Ecofin) del 5 dicembre, che punta a una lista più ambiziosa di quella dell'Ocse (limitata a Trinidad e Tobago) e per questo ha messo sotto esame 92 Paesi.

Dimenticando però - sottolinea però l'organizzazione non governativa - di fare un esame con gli stessi identici criteri ai suoi stessi Paesi membri. E' quello che ha fatto Oxfam, trovando che, ad un esame obiettivo, finirebbero nelle maglie della blacklist europea ben quattro stati membri Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta.

E che per essere ambiziosa, la lista nera dovrebbe colpire almeno 35 Paesi extra-Ue.

Insomma dall'Ecofin - fra forti pressioni politiche interne ed esterne e compromessi - rischia di uscire una blacklist «sfumata di grigio», «annacquata e poco attendibile».


 

VAMPIRI

L’evasione ed elusione fiscale delle corporation sottraggono ai paesi più poveri 100 miliardi di dollari l’anno, sufficienti per mandare a scuola 124 milioni di ragazzi e salvare la vita di 6 milioni i bambini.

In Europa e negli Stati Uniti rispettivamente sono 76 miliardi di dollari all’anno e fino a 135 miliardi di dollari all’anno le stime dell’ammanco erariale riconducibile a pratiche di abuso fiscale (evasione ed elusione fiscale) da parte delle imprese multinazionali.

I Paradise Papers -gli ultimi documenti fuoriusciti che descrivono il fenomeno- mettono in luce quanto inefficaci siano stati finora i tentativi dei nostri leader di mettere fine agli abusi fiscali. Alle severe parole di condanna hanno fatto seguito ad oggi solo riforme timide, indebolite dall’enorme pressione esercitata da multinazionali e paperoni sulla politica.

Oxam, per arginare l’infinita serie di scandali fiscali, chiede ai governi di anteporre gli interessi della maggioranza dei cittadini a quelli delle corporation e dei super ricchi; di collaborare per porre fine ai paradisi fiscali, creando una blacklist a livello globale, corredata da forti misure difensive e sanzionatorie.
Le informazioni sugli assetti e l’operatività paese-per-paese dei grandi colossi multinazionali dovrebbero essere rese pubbliche, per poter valutare se le corporation versano a tutti gli effetti la loro giusta quota di imposte in ciascuna giurisdizione in cui conducono le loro attività.

Le informazioni sulla titolarità effettiva di società, fondazioni e trust, dovrebbero essere rese pubbliche per prevenire la possibilità che individui facoltosi possano trasferire e gestire in forma anonima proventi di attività fraudolente.

 

MALTA E LA LINEA MORBIDA...

«La presidenza Ue, attualmente appannaggio di Malta - si legge in una nota di Oxfam - addirittura si è pubblicamente espressa a favore di una lista nera europea 'vuota', mentre la Svizzera, uno dei paesi sotto esame, ha dichiarato senza mezzi termini di aspettarsi di non essere inserita in lista». Il tutto mentre i profitti registrati nei paradisi fiscali - secondo Oxfam - sono «totalmente disallineati» rispetto alla reale attività economica che vi viene condotta.

Dei 92 Paesi messi sotto osservazione dall'Ue, poco meno di una quarantina hanno ricevuto lettere in cui si chiede l'impegno a rispettare i criteri fissati dall'Europa: non offrire misure o accordi fiscali preferenziali che possano permettere alle imprese di muovere i propri profitti per evitare di pagare le tasse; trasparenza (scambio automatico di informazioni); e rispetto degli standard fissati dall'Ocse.

A finire nella lista nera saranno solo quei Paesi che non si sono neppure impegnati ad invertire la rotta.

Per Oxfam, è un compromesso al ribasso.

«La nostra simulazione mostra come dovrebbe presentarsi la blacklist europea se l'Ue applicasse i propri criteri senza farsi condizionare da pressioni politiche di parte - ha dichiarato Aurore Chardonnet, policy advisor di Oxfam sui dossier di giustizia fiscale - Il processo ufficiale di blacklisting avviene però nella più totale segretezza, lasciando i cittadini all'oscuro di tutto e permettendo ai paesi-paradisi di sfruttare il proprio potere d'influenza politica ed economica. Il rischio è quello di ritrovarsi ad avere a che fare con un documento tanto vuoto, quanto inutile ai fini della risoluzione di un problema così grave».

L'ong inglese chiede di mettere fine a scandali come Paradise Papers, Panama Papers e Luxleaks.

«Il primo passo non può che essere quello di produrre una lista nera robusta, oggettiva e coerente - dice Chardonnet - Si tratta di un'occasione imperdibile per neutralizzare l'impatto nocivo dei paradisi fiscali nei propri paesi e in quelli in via di sviluppo. L'alternativa è una lista nera solo nel nome, ma nei fatti piena di sfumature di grigio».