CONCORRENZA IMPRIGIONATA

Cartello tedesco sulle auto: «possibili danni a fornitori, clienti e azionisti»

Bruxelles vaglia notizia su presunto cartello tedesco

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Cartello tedesco sulle auto: «possibili danni a fornitori, clienti e azionisti»

BRUXELLES. La Commissione europea e il Bundeskartellamt (l'Ufficio tedesco competente) hanno ricevuto informazioni su un presunto cartello tra i grandi costruttori d'auto tedeschi Volkswagen, Audi, Porsche, BMW e Daimler «e la Commissione Ue sta le valutando».

Lo spiega un portavoce dell'esecutivo europeo dopo che venerdì scorso il giornale tedesco  Der Spiegel ha raccontato che Volkswagen, Audi, Porsche, Bmw e Daimler si sarebbero messe d'accordo su tecniche, costi e strategie per anni.

L’ipotesi del giornale tedeschi è che le aziende si siano messe d’accordo anche per il controllo delle emissioni dei loro veicoli diesel.

La pubblicazione della notizia ha fatto subito crollare i titoli dell'auto (-3,2% l'indice dj Stoxx di settore) appesantendo tutte le Borse europee.

«In questa fase è prematuro speculare oltre - aggiunge -. La Commissione e le autorità nazionali che si occupano di concorrenza collaborano in stretto contatto, nel quadro del Network sulla concorrenza europea».

Intanto alcune associazioni tedesche di consumatori si stanno già muovendo per un’ondata di azioni legali che si preannuncia violentissima.

Il capo della Federazione delle organizzazioni dei consumatori ha spiegato che a causa della collusione tra i vari produttori i clienti avrebbero pagato un prezzo troppo alto per i propri veicoli.

Tra le vittime ci sarebbero anche diversi fornitori tenuti fuori dal cartello perché, spiega Spiegel Online, «se le 5 case automobilistiche tedesche hanno concordato di avvalersi dello stesso fornitore per tutti gli altri non c’è stata possibilità di crescita».

Tra le vittime anche gli azionisti dopo il crollo dei titoli in borsa di venerdì scorso, dopo che la notizia si è diffusa. Il quotidiano tedesco sottolinea anche «il grave danno di immagine» delle compagnie.

Intanto l’azienda tedesca di auto di lusso BMW ha negato ogni collusione con i rivali del settore sulle emissioni dei suoi motori diesel, sostenendo che nessuno dei suoi modelli è stato "manipolato" o ha violato le norme del settore.

Mentre le rivelazioni sugli scarichi inquinanti continuano a tenere in tensione il settore automobilistico, strategico in Germania, il gigante di Monaco ha cercato di allontanarsi dalle accuse.

«Il fatto è che le auto del gruppo BMW non vengono manipolate e rispettano i requisiti legali», ha dichiarato l'azienda in una nota aggiungendo che «ciò vale naturalmente anche per le autovetture diesel, come confermano i risultati rilevanti dei test da parte delle autorità nazionali e internazionali».

Volkswagen, che si trova a dover fronteggiare decine di miliardi di dollari di indennizzi e multe dopo aver ammesso nel 2015 di aver truccato le emissioni dei motori diesel, aveva riportato l'intesa alle autorità di concorrenza tedesche in una lettera vista dal settimanale, come fece Mercedes-Benz Daimler. Secondo la relazione, i costruttori di automobili hanno tenuto «innumerevoli incontri» dal 2006 in poi sui sistemi di trattamento dei gas di scarico diesel progettati per ridurre le emissioni dannose di ossidi di azoto (NOx).

I fabbricanti hanno accettato di installare solo piccoli serbatoi di una soluzione di trattamento, AdBlue, utilizzata per convertire i gas in acqua e azoto innocui, poiché i serbatoi più grandi sarebbero stati più costosi.

La dimensione dei serbatoi AdBlue concordata era troppo piccola per pulire i gas di scarico per la quantità necessaria - "gettando le basi per lo scandalo diesel", ha riferito lo Spiegel.

Volkswagen ha ammesso nel settembre del 2015 di aver installato software in 11 milioni di sue automobili in tutto il mondo. Si tratta di software che riducono le emissioni di NOx quando viene rilevato che le auto sono state sottoposte a test regolamentari. Più di recente, i sospetti delle autorità sono caduti su Daimler Benz che produce le Mercedes: investigatori hanno condotto ispezioni nei siti appartenenti al gruppo alla fine di maggio. L'azienda ha richiamato tre milioni di automobili la settimana scorsa per un aggiornamento software progettato per ridurre le emissioni.

Nel frattempo, la sussidiaria VW, venerdì, ha richiamato fino a 850.000 automobili dotate dei suoi motori diesel per un simile aggiornamento software.