SEGRETI BANCARI

Carichieti, che cosa succederebbe se si rendessero noti i nomi di chi non ha restituito i fidi?

Melilla (Sel) ci prova: «rendere pubblici la lista degli insolventi»

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Carichieti, che cosa succederebbe se si rendessero noti i nomi di chi non ha restituito i fidi?

CHIETI. Come Mps, in dimensioni (assolute) ridotte, ma in proporzione con un impatto ugualmente devastante sul tessuto locale.

Lo scandalo Carichieti della gestione della banca cittadina con criteri localistici e clientelari è storia vecchia e non ha interessato nessuno fino a quando c’era una torta da spartirsi (comprese le procure pure più volte attivate su esposti poi quasi sempre archiviati). Ora che la torta non c’è quasi più e al suo posto ci sono solo debiti miliardari la questione diventa più politica e i partiti sono divisi: ci sono quelli che vogliono far pagare gli errori ai cittadini, quelli che vogliono invece pignorare i responsabili, quelli che si scagliano contro Bankitalia che non vigila e quelli che vogliono istituire commissioni d’inchiesta e rendere pubblici i nomi degli insolventi.

E’ quello che è capitato nei giorni scorsi in parlamento per il caso Mps, uno scandalo con tanti precedenti tra cui anche quello che riguarda i quattro istituti di credito oggetto del decreto salva banche che coinvolge anche Carichieti.

Con una interpellanza il deputato pescarese di Sel, Gianni Melilla, chiede al Governo Gentiloni cosa intenda fare circa la opaca situazione che ha causato il commissariamento ed il fallimento della vecchia Carichieti e se non sia il caso di pubblicare i nomi di chi ha ricevuto fidi senza restituirli, magari senza nemmeno averne i requisiti e su base esclusivamente clientelare o dietro forti pressioni e raccomandazioni della politica locale.

Il risultato, di fatto, sono stati centinaia di veri e propri regali elargiti per lo più ad enti e imprenditori che hanno avuto campo libero con i milioni ricevuti ed hanno avuto anche il tempo di fallire e di fatto mettersi completamente al sicuro da ogni tipo di rivalsa.

Il tutto senza che nessuno negli ultimi 15 anni si sia accorto di procedure forzate o anomalie.


MANCATA VIGILANZA?

Anche secondo Melilla, che ha già proposto altri atti di sindacato ispettivo, la situazione si sarebbe potuta evitare o i danni limitare con una «adeguata azione di vigilanza da parte delle autorità di controllo all’uopo preposte».

Invece la Carichieti è stata commissariata dal Ministero dell’economia e delle finanze, con decreto del 5 settembre 2014, su proposta della Banca d’Italia ed è stata posta in amministrazione straordinaria per pesanti irregolarità amministrative. Poi Bankitalia ha nominato Salvatore Immordino nuovo Ad di Carichieti , al posto di Riccardo Sora.

In seguito il commissario Immordino ha lasciato l’incarico nel momento in cui è stato nominato dalla banca centrale al vertice della Rev Spa (la cosiddetta “pattumiera” dei crediti deteriorati), questa ultima nomina è avvenuta pochi giorni prima che il giudice fallimentare di Chieti, Nicola Valletta, dichiarasse con sentenza lo stato di insolvenza dell’ex Cassa di risparmio di Chieti, una sentenza che ha tirato in ballo proprio la gestione dei commissari.

Il giudice Valletta ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica, ma l’inchiesta è ancora aperta e passerà ora al vaglio del nuovo procuratore di Chieti, Francesco Testa, appena nominato dal Csm.

Nel frattempo il Fondo interbancario ha finanziato la risoluzione delle crisi di Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Carichieti, per un totale di 3,7 miliardi che sono stati anticipati da Intesa San Paolo (credito poi parzialmente ceduto a Mps), Unicredit e Ubi Banca (credito poi parzialmente ceduto a Banco Popolare).

Ubi Banca è poi anche il soggetto che ha fatto la proposta vincolante di acquisto di tre delle quattro banche tra cui pure la Carichieti.

Il valore totale dell’intervento è servito a coprire le perdite derivanti dalla svalutazione delle sofferenze, per un valore nominale di 8,5 miliardi di euro, ricapitalizzare i nuovi istituti (1,8 miliardi di euro per le quattro succitate banche, compresa Carechieti) e infine creare la bad bank Rev Gestione Crediti SpA (136 milioni di euro) a cui è stato affidato il recupero degli 8,5 miliardi.

IMMORDINO INDAGATO

Il 19 luglio scorso - quando l’ex AD ed ex commissario Immordino era già stato nominato alla Rev SpA - nella sentenza che ha ridisegnato lo scenario dell’ex Carichieti, della debacle e del ruolo dei commissari, il giudice Valletta ha scritto: «Risulta che in atti non vi sono elementi che consentano di affermare l’esistenza di uno stato di insolvenza al momento dell’avvio della risoluzione. Non vi è dubbio invece che l’insolvenza vi fosse al momento dell’emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa. A tale epoca, infatti la Carichieti, proprio in conseguenza delle misure adottate nell’ambito del procedimento di risoluzione, non presentava più alcun elemento nell’attivo patrimoniale, a fronte di passività per 45 milioni di euro».

L’insolvenza si baserebbe, sempre secondo il giudice, «su perdite scaturite da rettifiche di valore netto dei crediti di cui però non è stata data alcuna giustificazione».

Recentemente, il pm Falasca che conduce tutte le inchieste sulla Carichieti, ha iscritto Salvatore Immordino nel registro degli indagati.

Ora si tratta di capire la politica delle sfere più alte che intenzione abbia in relazione alla volontà di capire cosa davvero sia successo, chi siano i reali responsabili della distruzione dell’ultima banca abruzzese e chi ne abbia tratto benefici e per quali ragioni.

Tra le altre cose lo stesso giudice Valletta si lamenta del fatto di non aver potuto verificare se la valutazione dei crediti di difficile o impossibile esigibilità sia stata fatta correttamente o si sia invece rivelata troppo severa, con una svalutazione eccessiva che ha intaccato il patrimonio causando il dissesto.


I NOMI DEGLI INSOLVENTI

Ma che cosa accadrebbe se si rivelassero i nomi degli insolventi di Carichieti?

A livello locale le informazioni di certo darebbero molti elementi in più per capire molti fatti degli ultimi anni e forse consentirebbero con qualche azzardo anche di fare qualche presunto collegamento con questo o quella corrente politica.

Di certo si conoscerebbero i nomi di quei finti imprenditori che hanno vinto facile grazie a vie preferenziali e che hanno fatto impresa (magari anche male) grazie ad una lotteria senza nemmeno comprare il biglietto.

E tutto questo ha distrutto il tessuto sociale ed economico locale, la libera concorrenza e gravato sulle tasche di tutti i cittadini per decisione di un governo che vuole ancora una volta salvare banchieri e servitori.