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Conti correnti, ora arriva la tassa per ripagare il salvataggio delle banche

C’è chi ha optato per un versamento ‘una tantum ‘ e chi ha aumentato i canoni mensili

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Conti correnti, ora arriva la tassa per ripagare il salvataggio delle banche

ROMA. Eccoli là: i costi per il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e CariFerrara saranno addebitati ai clienti.

Nonostante le rassicurazioni degli ultimi mesi la stangata è dietro l’angolo. La notizia l’ha riportata qualche giorno fa il quotidiano online ‘Linkiesta’ ripresa poi da ‘Il Giornale’ che ha avuto conferma diretta da Ubi e Banco Popolare.

Partiamo da quest’ultimo: l’istituto di credito sta avvisando i clienti che sarà imposta una tassa una tantum di 25 euro da pagare a fine 2016.

La motivazione è chiara: si tratta di una necessità per un parziale recupero dei contributi versati dal Banco Popolare al neo costituito “Fondo Nazionale di Risoluzione”. Contributi che, per il quarto gruppo bancario italiano, sono quantificati in 152,1 milioni di euro per l’anno 2015. I correntisti si ritroveranno questa “tassa” sotto la voce ”Spese fisse di liquidazione”.

L’amministratore delegato di Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, ha spiegato a Il Giornale: «ci siamo trovati a dover pagare 152 milioni di euro circa al Fondo nazionale di Risoluzione (che, in caso di default, copre il singolo correntista fino a 100mila euro), rispetto alle poche decine di milioni che versavamo abitualmente. Abbiamo preferito affrontare con chiarezza la situazione piuttosto che inserire dei costi nascosti tra le righe dei contratti».

Ai correnti è comunque riconosciuto il diritto di recesso.

 

Ubi, invece, ha previsto un incremento di 12 euro annui del canone dei conti correnti «non legato a tassi di interesse bassi o negativi o alle condizioni generali dell’economia, ma un vero e proprio aumento dei costi di produzione che la banca sostiene per determinare i depositi della clientela», ha spiegato l’istituto di credito a Il Giornale. «Tra questi anche il fondo interbancario. Costi che nel solo 2016 ammonteranno circa a 60 milioni e che in precedenza non c’erano. Questi costi verranno condivisi con i clienti (il recupero degli stessi per la banca non è integrale) che in cambio ne riceveranno una sorta di ulteriore assicurazione».

 

Il Giornale sottolinea inoltre che anche altri istituti, come Unicredit, hanno alzato i costi di alcuni profili di conto corrente, «pur negando che una simile manovra sia collegata alla crisi dei quattro istituti di credito».

 

Unicredit ha spiegato così quanto accaduto: «dal 1° luglio abbiamo ritoccato il canone mensile di alcune tipologie di conto corrente (MyGenius Silver, Gold e Platinum) di circa 2 euro al mese». Tra i motivi l’entrata in vigore dell’accordo Facta sul contrasto all’evasione fiscale (che è operativo dal 2014), l’aumento dell’Iva (che risale al 2013), l’adeguamento del sistema informatico e anche l’accordo per la costituzione del «single resolution fund», il fondo di risoluzione europeo in vigore dal primo gennaio di quest’anno che sarà chiamato ad intervenire per evitare fallimenti bancari a livello continentale.

Linkiesta fa poi due calcoli: sommando le tre banche arriviamo a circa 12,4 milioni di famiglie e imprese clienti. Più o meno il 20% della popolazione italiana che si è trovata o si troverà, sull’estratto conto, una tassa in più da pagare. E dunque proprio sui clienti finali è stato scaricato il costo dei salvataggi bancari di questi ultimi mesi.


Dunque oltre i tanti misteri sul decreto ed il fallimento delle quattro banche (sulla Carichieti il mistero rimane più che fitto anche dopo l’interrogazione parlamentare), oltre ai tanti malumori per i danni creati a decine di migliaia di risparmiatori, oltre le incognite sulla vendita delle good bank e la cessione dei crediti deteriorati, ora c’è anche la prova che ancora una volta tutta questa operazione salva-banchieri sarà pagata dai cittadini.