IN CRISI

Azienda metalmeccanica Cometa chiude, licenziati i 38 dipendenti

Si chiude un’era. Fiom: «pronti per un esposto in procura»

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

400

Azienda metalmeccanica Cometa chiude, licenziati i 38 dipendenti

LANCIANO. A conclusione della procedura di mobilità avviata il 19 febbraio scorso, l'azienda metalmeccanica Cometa di Casoli (Chieti) ha ufficializzato ai sindacati la decisione di chiudere.

Da ieri sono partire le lettere di licenziamento ai 38 lavoratori. Per anni Cometa è stata specializzata in subfornitura per motocicli, quad, motoslitte, seadoo (le moto d'acqua), piccoli aerei, supercar e treni, e ha lavorato per aziende tra cui Honda, Brp, Piaggio, Ktm.

Adesso si chiude un’era. «Purtroppo finisce un percorso che rappresenta la fine dell'ex Cisi, dell'indotto Honda - dice Nicola Manzi - segretario Uilm di Chieti-Pescara - Il mercato non ha offerto acquirenti per sopravvivere».

Nel marzo scorso la stessa Uilm aveva indetto uno sciopero a oltranza per protestare contro la richiesta di concordato preventivo da parte del vertice aziendale e per una crisi senza precedenti, che aveva portato a un ritardo sul pagamento di tre mensilità.

Proteste e sit-in si erano poi registrati da parte della Fiom Cgil.

Il segretario provinciale di Chieti, Davide Labbrozzi, commenta oggi quanto accaduto: «ancora un'azienda che chiude. Bisogna affermare che i tanti sacrifici profusi dal sistema Cometa per evitare che la Fiom entrasse in azienda, se spesi per salvare la fabbrica di Casoli avrebbero potuto far registrare un vero impiego di energie per evitare che un'azienda storica andasse a finire allo sfascio. Questa triste fine non è stata determinata da una semplice fatalità, ma dall'incapacità e dallo scarso impegno che Cometa ha espresso in questi anni».

Labbrozzi svela che la Fiom sta studiando il contesto, in particolare quel che ha determinato l'indebitamento e appena si concluderà questo lavoro sarà presentato un esposto alla Procura della Repubblica.

«Cometa pensa di liquidare tutti i lavoratori con un piatto di lenticchie, con 4500 euro di incentivo per l'esodo pretendendo una rinuncia totale e tombale a rivendicare qualsivoglia elemento», contesta ancora Labbrozzi.