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Vendita good bank. I gruppi italiani non ci sono: dieci offerte dall’estero

Sui rimborsi accordo con associazioni consumatori ma senza Codacons

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Decreto Salva banche. Nicastro: «il problema è molto serio. Risarciti in mille»

Nicastro

 

ROMA. Le banche italiane si sfilano dalla gara per l'acquisto delle 4 good bank, nate dal salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti.

Nel giorno in cui scade il termine per la presentazione delle offerte non vincolanti filtra l'abbandono alla corsa di alcune delle banche potenzialmente interessate.

In campo resterebbero quindi soprattutto i fondi di private equity, in primis Apollo, che da tempo sta cercando di entrare in Italia e in particolare nel mercato della gestione delle sofferenze, come emerso con l'offerta lanciata su Carige.

Gli altri nomi circolati sarebbero quelli di Fortis, Canterbridge e Anacap Financial partner. Le offerte, una decina appunto, sono comunque diversificate anche dal punto di vista del perimetro di acquisto.

Del resto le dimensioni delle quattro banche sono diverse: la più grande è la Nuova Banca delle Marche, con un attivo di 15,3 miliardi di euro.

C’è  poi la Nuova Banca Etruria con 7,1 miliardi di attivi, la Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara con un attivo di 3,7 miliardi e la Nuova Cassa di Risparmio di Chieti con asset per 3,4 miliardi.

Come detto quindi gli istituti ponte, creati dopo l'intervento del Fondo di risoluzione, non interesserebbero ai principali gruppi italiani. In passato si era parlato ad esempio dell'interesse di banche come Bper e Ubi, ma il consigliere delegato di quest'ultima, Victor Massiah, ha chiarito che al momento l'istituto non ha "nessun dossier" relativo all'acquisizione di altre banche mentre l'ad Alessandro Vandelli, che in passato aveva aperto alla possibilità di acquistare Cariferrara «per una certa continuità territoriale», ha chiarito che Bper «non è interessata alle quattro piccole banche».

 E, secondo quanto ricostruito dall'ANSA, anche Cariparma, Banco Popolare e Bpm oggi sembrerebbero aver fatto dietro-front sull'operazione. In attesa di vagliare le offerte preliminari, cui dovrebbero seguire quelle vincolanti per chiudere l'intero processo entro il 30 settembre (ma c'é ottimismo su un closing già a luglio) le Good Bank stanno portando avanti anche un altro dossier delicato, quello del rapporto con i risparmiatori che hanno visto andare in fumo le loro obbligazioni subordinate con il decreto per il salvataggio.

Dopo un percorso «di confronto iniziato a gennaio», spiega la responsabile dei rapporti con i consumatori Donata Monti, è stata siglata un'intesa con le associazioni per "facilitare e rendere più agevole" per gli obbligazionisti l'accesso alle due modalità di rimborso.

L'obiettivo è quello di «standardizzare» il più possibile lo schema dei documenti necessari e da poter anche pubblicare una sorta di 'vademecum' per aiutare i risparmiatori. Ora «bisognerà condividere con le associazioni una check list dei documenti necessari, che per la procedura automatica» già sono stati individuati con il decreto legge appena varato dal governo - e che entrerà nel vivo dalla prossima settimana, quando è fissata (il 18) la scadenza per gli emendamenti in commissione Finanze al Senato. Quanto più si riuscirà a costruire uno schema standard delle informazioni da raccogliere, dice ancora Donata Monti, tanto più brevi saranno i tempi di risposta degli istituti, «anche 15-20 giorni».

 

  INTESA CON CONSUMATORI TRANNE CODACONS

 Raggiunta l'intesa tra good bank e associazioni dei consumatori per «facilitare sia il ricorso all'arbitrato sia il ricorso al fondo interbancario che si occuperà dei rimborsi» agli obbligazionisti delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Con questo strumento, si legge in una nota, le good bank si impegnano alla massima disponibilità nel presentare alle associazioni che ne fanno richiesta su mandato della clientela, tutte le documentazioni necessarie alla costruzione dei dossier, in maniera totalmente gratuita per i risparmiatori e secondo modalità e procedure, anche digitali, il più vicine possibili alle loro esigenze pratiche. Le associazioni che hanno sottoscritto l'intesa si impegnano a loro volta a fornire alle banche le informazioni dettagliate sui casi da trattare al fine del ricorso all'arbitrato.

 Le 4 banche rappresentate dal presidente Roberto Nicastro e da Donata Monti, - si spiega nella nota - e le associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanza Attiva, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori) hanno sottoscritto un Verbale d'intesa, volto a facilitare sia il ricorso all'arbitrato, sia il ricorso al fondo interbancario che si occuperà dei rimborsi (secondo le modalità previste nel Decreto Legge n.59 del 3 maggio 2016) che ha aggiunto alla modalità arbitrale anche un meccanismo di rimborso automatico a cui si prevede potrà accedere oltre la metà dei risparmiatori coinvolti ed eliminato il massimale di 100 milioni di euro.

Attraverso la costituzione di questo strumento, le good bank si impegnano alla massima disponibilità nel presentare alle associazioni che ne fanno richiesta su mandato della clientela, tutte le documentazioni necessarie alla costruzione dei dossier, in maniera totalmente gratuita per i risparmiatori e secondo modalità e procedure (anche digitali) il più vicino possibile alle loro esigenze pratiche.

 Dal canto loro, le associazioni sottoscrittrici si impegnano a fornire alle banche informazioni dettagliate sui casi da trattare al fine del ricorso all'arbitrato. Tra i diversi punti di condivisione già emersi nei precedenti incontri, è stata confermata inoltre la volontà di richiedere un incontro congiunto con il Fondo.

Per facilitare ulteriormente i processi di scambio dati, entrambe le parti si impegnano, inoltre, a individuare al loro interno dei referenti, articolati per Banche e territori, e un responsabile a livello centrale, che svolga il ruolo di garante del buon funzionamento del verbale.

 

Il Codacons è l'unica associazione che non ha aderito all'intesa.

«Non possiamo aderire ad un accordo», dice Codacons, «con le stesse banche che non vogliono assumersi alcuna responsabilità per i debiti dei vecchi istituti cui sono subentrate, e non intendiamo avallare un decreto, quello sulle banche varato dal Governo, totalmente sballato e che introduce modalità di rimborso altamente discriminatorie per i risparmiatori - spiega il presidente Carlo Rienzi - Il Codacons è l'unica associazione dei consumatori che sulla vicenda delle 4 banche ha scelto la strada legale, costringendo le Procure ad aprire inchieste per truffa e portando la legge sul bail-in al Tar, e abbiamo tutta l'intenzione di proseguire tale percorso, portando il nuovo decreto in Corte Costituzionale. Dare la nostra adesione all'intesa con le good bank avrebbe significato sollevare le nuove banche dalle loro responsabilità e avallare criteri di rimborsi discriminatori e sbagliati, che porteranno solo pochi fortunati ad ottenere un indennizzo parziale», conclude Rienzi.