BANCHE E POLITICA

400 emendamenti al decreto banche: da way out Bcc a indennizzi

Data certa patrimonio e conferimento a Spa. Anche 'salva-Bolzano'

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ROMA. Ritocchi alla way out, con una data certa per la verifica dei requisiti patrimoniali delle banche cooperative e uno schema che preveda il 'conferimento' dell'attività bancaria alla Spa mentre la Bcc rimane cooperativa. E' la direzione che si dovrebbe intraprendere alla Camera per modificare il decreto banche, contenuta in diversi emendamenti del Pd, che inizieranno però ad essere votati con ogni probabilità a partire dalla prossima settimana. I deputati hanno presentato circa 400 emendamenti al provvedimento. Un numero tutto sommato ridotto con la speranza, come spiega qualche parlamentare, che si riesca ad evitare che il governo arrivi poi a porre l'ennesima fiducia in Aula.

Tutti i gruppi si sono esercitati soprattutto sulla riforma delle Bcc, anche perché sono poche le chance che si possa invece intervenire sulla garanzia dello Stato sulla cartolarizzazione delle sofferenze, frutto dell'accordo raggiunto con Bruxelles dopo lungo negoziato. In ogni caso le opposizioni avanzano qualche proposta, dal Movimento 5 Stelle, totalmente contrario al sistema della garanzia pubblica, a Sinistra italiana, che chiede di sostituire la Gacs con una bad bank immobiliare pubblica, che possa gestire le sofferenze che hanno come sottostante garanzie immobiliari da destinare poi all'housing sociale. Da parte di Si arriva anche la proposta di destinare le plusvalenze dalla vendita delle good bank e delle sofferenze delle vecchie Carife, Carichieti, Banca Etruria e Banca Marche, ai risparmiatori delle 4 banche che hanno visto azzerati gli investimenti in obbligazioni subordinate. In alternativa si chiede anche che i risparmiatori possano richiedere "l'emissione di warrant che diano diritto alla sottoscrizione di azioni degli enti ponte".

Ma la richiesta di aumentare le risorse destinate agli obbligazionisti arriva anche dalla maggioranza, con Scelta Civica che propone invece che l'attuale limite di 100 milioni del Fondo di solidarietà sia invece la disponibilità "iniziale" del fondo, che quindi potrebbe essere incrementato salvo 'restituire' al fondo stesso eventuali risorse non utilizzate per gli indennizzi. Ed è possibile che, tra le proposte, possa trovare ascolto anche un appello arrivato da Assopopolari, che è tornata, a un anno di distanza, a definire "immotivata" la soglia degli 8 miliardi per far scattare l'obbligo di trasformazione in Spa, chiedendo di portarla alla soglia per la vigilanza Bce di 30 miliardi. Ma sono le Bcc a dominare le proposte dei deputati, mentre Federcasse è tornata di nuovo a insistere sulla necessità di mantenere indivisibili le riserve. La soluzione potrebbe essere appunto quella prospettata anche da Confcooperative nel corso delle audizioni, raccolta da diversi emendamenti del Pd.

Il modello, dunque, potrebbe essere quello della 'capofila' che - rispondendo al requisito patrimoniale dei 200 milioni che dovrebbe rimanere tale - può scegliere di non entrare nella holding unica, affrancandosi con il pagamento del 20%, ma deve rimanere cooperativa e continuare a fare attività mutualistica, conferendo invece l'attività bancaria alla Spa. Tra le proposte, del Pd ci sarebbe anche quella di consentire la via d'uscita dalla nuova holding anche a una Bcc (che risponda al requisito di più di 200 milioni di patrimonio) "congiuntamente" ad altre più piccole, con la nuova Spa che di fatto fungerebbe da soggetto aggregatore.

 Anche per questa modifica sarebbe indicata una tempistica precisa. Tutti i gruppi, poi, hanno chiesto che venga recuperata una norma 'salva-Alto Adige' per consentire alle banche cooperative del gruppo Raiffeisen di costituire un gruppo autonomo, così come concordato dalle stesse Bcc nel progetto di autoriforma, poi recepito dal governo solo in parte.