LA RICERCA

Caffè affare da 6,6 miliardi. Consumatori invariati e aumento dei bar

A Pescara prezzo medio 0,90 centesimi

Redazione Pdn

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Caffè affare da 6,6 miliardi. Consumatori invariati e aumento dei bar

 

ABRUZZO. La Fipe/Confcommercio Nazionale ha pubblicato l’indagine “L’Italia in una tazzina” relativa ai consumi del caffè nei pubblici esercizi.

A livello complessivo emerge una sostanziale tenuta del mondo del caffè e del cappuccino a conferma di un’abitudine che non conosce né crisi né ripensamenti.

Con oltre sei miliardi di espressi in un anno il caffè genera un volume d’affari di 6,6 miliardi di euro, cappuccino compreso, e un consumo di 47 milioni di chilogrammi di miscela per una media per bar di 175 caffè e cappuccini serviti al giorno ed un incasso giornaliero di 184 euro.

Con questi numeri la caffetteria si conferma il prodotto di punta al bar e rappresenta il 30% del fatturato complessivo; il prezzo medio della tazzina di caffè è di 0,96 euro con una crescita moderata dal 2008 al 2015 del 14% pari, in valore assoluto, a 12 centesimi di euro.

Il prezzo medio per la provincia di Pescara si attesta intorno ai 0,90 euro mentre su Pescara città è in linea con la media nazionale di 0,96; a Bologna siamo intorno ad 1,10 euro mentre Bari con un dato intorno a 0,80 euro è la città con il prezzo più basso.

Sono circa 20 milioni gli italiani che più o meno abitualmente entrano al mattino nei 172 mila bar dislocati nel Paese; il consumatore tipo ha fra 25 e 44 anni, è diplomato ed è lavoratore dipendente.

Il Presidente dell’Associazione Provinciale Bar della Fipe/Confcommercio Pescara, Carlo Miccoli, dice: «anche se le statistiche generali fotografano una sostanziale tenuta del settore occorre andare oltre tale dato in quanto sul territorio le nostre aziende soffrono notevolmente. Infatti, la torta è sempre la stessa ma il numero dei bar è fortemente aumentato; si è quindi registrato un notevole abbassamento dei singoli fatturati e oggi è sempre più difficile raggiungere quegli incassi minimi che consentono di mantenere aperta un’attività di caffetteria. Nella nostra provincia tale difficoltà è dimostrata dal fortissimo turn over nel settore con continue aperture di bar che dopo poco sono costretti a chiudere per mancanza di margini di redditività; o anche da situazioni in cui lo stesso bar vede alternarsi tante gestioni senza che nessuna riesca a produrre profitto. La verità è che la crisi si sente ancora e anche parecchio. Tra l’altro i nostri prezzi sono nettamente al di sotto della media europea mentre i costi per le materie prime e per il personale sono in costante aumento. La conseguenza è che nel nostro settore si lavora sul filo del rasoio e non sono consentiti errori pena l’espulsione dal mercato. La vera sfida di chi gestisce un bar è quella di fidelizzare la clientela ma per riuscirci occorre avere tanta esperienza e soprattutto un’elevata professionalità»