GIOIELLI DI FAMIGLIA

Eni, sciopero nazionale per non svendere la chimica

Manifestazione a Roma. Muro a fondo Sk su Versalis

Redazione Pdn

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Eni, sciopero nazionale per  non svendere la chimica

ROMA. Dopo le lettere indirizzate a Renzi e a Mattarella nei giorni scorsi, i dipendenti Eni e Saipem hanno incrociato le braccia e sono scesi di nuovo in piazza per ribadire in modo forte il loro no alla "svendita" della chimica del gruppo al fondo statunitense Sk Capital. Tutti gli stabilimenti fermi, con la consueta guerra di cifre sulla partecipazione. Secondo i sindacati, ad incrociare le braccia sarebbero stato il 95% dei 40 mila dipendenti. L'azienda invece ridimensiona al 35% l'adesione. Tra l'altro, ha spiegato il segretario Uiltec Paolo Pirani, i lavoratori hanno chiesto che che il 'pubblico', con il fondo strategico di Cdp, continui a guidare uno dei principali settori industriali del Paese per compiere la conversione verso la "chimica verde". I dipendenti Eni hanno manifestato in tutti i siti da Porto Torres a Marghera, ma il centro della protesta organizzata da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec è stata Piazza Santi Apostoli a Roma. Da questo palco è intervenuto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, "bisogna smetterla di svendere il patrimonio industriale del paese - ha spiegato - noi continueremo con la nostra mobilitazione, perché alla chimica ci teniamo come teniamo al futuro del nostro Paese, non si può accettare qualunque speculatore come interlocutore".

 

La preoccupazione più grande dei lavoratori è infatti che quella del fondo americano, che secondo i sindacati conta appena 18 dipendenti, sia un'operazione speculativa fatta a debito, come avvenuto con Telecom, che porterà alla vendita e alla chiusura di stabilimenti con ricadute sull'occupazione e l'indotto. Anche il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, ha partecipato alla protesta chiedendo che il fondo Usa, "che non ha nessuna credibilità", sia "eliminato dalla vicenda Versalis, il governo deve intervenire usando il fondo strategico di Cdp". Punta il dito sulla "scarsa consistenza finanziaria" del fondo anche il numero uno della Cisl Annamaria Furlan che parla della possibile cessione come di "una sconfitta non solo per l'Eni ma per tutto il Paese". Eni ridimensiona invece i numeri dello sciopero, il 35% di adesioni e impianti in funzione, confermando "la ricerca di un partner con un progetto di finanziamento definito" ma assicurando sull'intenzione di mantenere una partecipazione "significativa in Versalis" a garanzia degli investimenti e del mantenimento del perimetro industriale per 5 anni e di quello occupazionale per 3. Ma sono proprio queste scadenze, e quello che accadrò dopo, a "non rassicurare affatto" i sindacati che, al netto dei lavoratori comandati per la sicurezza, confermano un'adesione superiore al 30% e definiscono "strani" i dati di Eni.