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Brioni: «esuberi per mancanza di commesse». Lavoratori a rischio

Melilla chiede tavolo ministeriale

Redazione Pdn

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 Brioni: «esuberi per mancanza di commesse».  Lavoratori a rischio

ABRUZZO. Il marchio Brioni, da qualche anno di proprietà della holding francese Kering, è leader mondiale nella produzione di abbigliamento maschile di lusso.

In Abruzzo è presente con stabilimenti produttivi in Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova. La Roman Style spa conta oltre 1000 dipendenti ed in questi giorni ha dichiarato un esubero per la mancanza di commesse.
L’ 11 novembre scorso è stata firmata l’apertura della mobilità volontaria che si è chiusa il 31 dicembre per circa 60 lavoratori. 

L’amministratore delegato Brioni, Gianluca Flore, nelle scorse settimane, ha incontrato i rappresentanti sindacali per spiegare la linea aziendale: i dipendenti in uscita riceveranno incentivi da 16 a 32 mila euro ciascuno. La Brioni ha fatto sapere che la mobilità non riguarderà le alte maestranza aziendali - sarti, stilisti, disegnatori - ma solo figure facilmente sostituibili. 

Il 31 maggio prossimo, invece, scadrà il contratto di solidarietà stipulato tra l'azienda e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di evitare la riduzione del personale. L’azienda prospetta una riorganizzazione aziendale con riduzione del personale perché non si intravede una ripresa economica prima del 2018. 
Ha aggravato la situazione il dissesto idrogeologico della zona vestina del marzo scorso e il cedimento strutturale della fabbrica dovuto anche all’alterazione del substrato causata dalla presenza di acqua nel sottosuolo.

La zona centrale dello stabilimento di Penne è stata già abbattuta e interi reparti sono stati trasferiti a Civitella Casanova. La Giunta della Regione Abruzzo il 12 giugno scorso ha approvato una delibera di indirizzo per la compartecipazione alla ristrutturazione ma a tutt’oggi nessun contributo è arrivato. 

Il deputato di Sel, Gianni Melilla, ha presentato una interrogazione ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico per chiedere se non intendano intervenire convocando un tavolo nazionale con i vertici aziendali, i sindacati e la Regione Abruzzo per scongiurare il rischio di una grave emergenza occupazionale.