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Inchiesta banca Etruria: una fattura la prova del conflitto di interessi

Nel mirino Lorenzo Rosi ex amministratore delle società legate all’Outlet di Città Sant’Angelo

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Inchiesta banca Etruria: una fattura la prova del conflitto di interessi

Lorenzo Rosi

AREZZO. Non sarà facile per il procuratore di Arezzo Roberto Rossi districarsi tra le carte sequestrate venerdì scorso nelle 14 società che avevano ottenuto finanziamenti da Banca Etruria perquisite dalla guardia di finanza. «Sono tante carte», ammette il magistrato al lavoro nella sua stanza. Non sarà facile anche perché, come capita in questi casi, una volta scoperchiata la pentola è più facile che arrivino altre carte. Una l'ha portata direttamente a lui la presidente e portavoce dell'Associazione vittime salva-banche Letizia Giorgianni.

E' la copia di una fattura emessa dallo studio commerciale fiorentino che fa capo a Luciano Nataloni, consigliere della banca e indagato insieme al presidente Lorenzo Rosi anche per conflitto d'interessi.

La fattura, per un totale di 37.528,00 euro, è stata emessa dallo studio il 21 dicembre scorso (quando ormai la vicenda era già nota, almeno a grandi linee) alla T.D. Group Spa di Migliarino Piano (Pisa) come acconto «su onorario concordato per attività di advisoring».

 Probabilmente Rossi aveva già questa fattura tra le carte sequestrate: l'azienda è infatti tra quelle perquisite. Ed è probabile che il procuratore sapesse già che due soci di Nataloni nello studio commerciale risultino tra i sindaci revisori della Castelnuovese (di San Giovanni Valdarno, in provincia di Firenze) e delle Città Sant'Angelo sviluppo spa e Città Sant'Angelo outlet, entrambe con sede a Pescara e amministrate da Lorenzo Rosi fino alla sua nomina a presidente di Etruria.

Proprio sugli atti del Cda di Banca Etruria sarebbe incentrata, secondo quanto appreso nei giorni scorsi, l'attenzione degli inquirenti e se Rosi e Nataloni abbiano dichiarato l'eventuale conflitto d'Interesse prima del voto per il finanziamento.

Il filone del conflitto d'interessi è uno dei 4 aperti ad Arezzo da Rossi.

Gli altri sono su false fatturazioni, su ostacolo alla vigilanza e sull'ipotesi di truffa.

Di certo l'ultima relazione degli ispettori di Bankitalia (quella sull'ispezione terminata il 27 febbraio scorso), già in mano per quanto appreso anche a Rossi, esprime giudizi che non lascerebbero dubbi su come l'istituto aretino sia stato condotto negli ultimi anni: dalla mancanza di verbalizzazioni della 'Commissione consiliare informale' della quale facevano parte anche i due vicepresidenti Alfredo Berni e Pier Luigi Boschi (padre del ministro per le Riforme Maria Elena) ai conflitti d'interesse e fino alla gestione della rete di controllo per gli sportelli.

Il procuratore, invece, aspetterebbe di conoscere le ultime sanzioni che via Nazionale avrebbe già deciso per gli ex amministratori.

Sarà lui, forse già entro febbraio, a decidere poi su un'altra eventuale ipotesi d'accusa, quella di bancarotta fraudolenta.

Per domani Adusbef, Federconsumatori e Comitato Vittime del decreto Salva banche hanno organizzato davanti alla Consob un presidio di protesta.

Un decreto che oggi il segretario generale Fisac-Cgil, Agostino Megale, ha definito "giusto e importante" per salvare 7000 posti di lavoro, anche se ora vanno cercate le responsabilità che, per il senatore Maurizio Gasparri, sono da cercare pure in Bankitalia. Intanto i nuovi manager della 'good bank' a loro volta lavorano per cercare di rilanciare i 4 istituti, e in particolare quello aretino.

Secondo alcune informazioni, negli ultimi giorni, la fuga dagli sportelli si sarebbe arrestata, "anche se è presto per dirlo", afferma una fonte.

La stessa che conferma che manifestazioni di interesse per l'acquisizione della nuova Banca Etruria sono arrivate. Alcune riguarderebbero tutto il pacchetto (Banca Marche, Etruria, Carife e Carichieti), altre i singoli istituti. Difficile pensare, dice la stessa fonte, che gli istituti possano mantenere il loro marchio: «importante è che mantengano il loro radicamento sui territori».

 Entro febbraio si saprà qualcosa di più e alla fine di aprile l'operazione potrebbe essere completata dal presidente Roberto Nicastro e dagli ad delle 4 banche.

 E solo ieri la Consob ha avvertito che è concreto il pericolo di informazioni finanziarie non corrette o di conflitti di interessi tra banca e clienti.

 Lo sostiene la Consob nella relazione illustrativa programmatica per il triennio 2016-2018 allegata al bilancio di previsione per l'esercizio 2016. Le banche meritano quindi, secondo la commissione, una «particolare attenzione» considerata la «crescente articolazione a livello internazionale, europeo e nazionale del quadro normativo», l'attribuzione alla Bce di «responsabilita' dirette di vigilanza prudenziale» e il «nuovo approccio per la risoluzione delle crisi bancarie», vale a dire la normativa sul 'bail-in' che chiama in causa per i salvataggi anche azionisti, obbligazionisti e correntisti con oltre 100 mila euro.

 
Per il triennio «rimane attuale» anche il «rischio di conflitti di interessi con i clienti»: le maggiori banche - segnala la Consob - «continuano a evidenziare una redditivita' contenuta che le costringe a cercare maggiori fonti reddituali di origine soprattutto commissionale» e risentono inoltre del pesante fardello delle sofferenze «che in Italia sono notevolmente maggiori rispetto alla media europea».